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A, B, C DELLA DEMOCRAZIA. C COME COSTITUZIONE / Trump, Musk e la nuova età dell’oro… ma per chi? Intanto siamo nella stagione della guerra

Abbiamo appena visto la cerimonia di insediamento di Trump. Un tripudio di colori, di suoni, di eccitazione. Uno spettacolo circense sfolgorante. Un condensato di allegria, mentre Trump, che ha il dono della sintesi, in poche parole racconta il suo programma. Deportazione degli immigrati – li abbiamo poi visti, in catene, espulsi – difesa militare dei confini, negazione dello ius soli – voluto da Lincoln – per chi, indesiderato, nasce negli States, il via immediato a trivellazioni, perché il petrolio scorra a fiumi, e uscita, altrettanto immediata, dal Trattato di Parigi sul clima, cancellazione dei sussidi sociali, e, per concludere e per essere chiari, esistono solo uomini, nel senso di maschi, e donne, nel senso di femmine. Tutto il resto, è monnezza, e come tale va trattata. Occhi chiusi sulla complessità del mondo, orecchie tappate, parole in libertà?

In realtà, Trump, oltre che il dono della sintesi, ha quello della chiarezza, che affida a parole lampanti e a riti che parlano. Nuovi sfolgoranti riti, e l’America sarà di nuovo talmente grande, da arrivare anche sul pianeta Marte, che diventerà americano. Una via d’uscita quando il pianeta Terra diventerà inabitabile? Musk, lì vicino, faceva salti di gioia e saluti romani. Nel tripudio generale, una donna alta, tutta vestita di scuro, un cappello nero a tese larghissime, gli ha offerto due libri sui quali giurare. Il primo libro, è la storica Bibbia sulla quale giurò Lincoln, e la seconda, è la personale Bibbia di Trump. Che nelle due Bibbie ci siano scritte parole diverse? Fu Obama a riaprire il rito del giuramento sulla Bibbia di Lincoln, a cui aggiunse, per seconda, la Bibbia che era stata di Martin Luther King.

Trump Musk

Cosa indigeribile, per il suprematista bianco Trump, giurare sulla Bibbia di un maschio nero. E per noi, che vediamo i nostri Presidenti giurare sulla nostra Costituzione, continua ad essere ostico, per quanto storicamente comprensibile – l’America fu il riparo per chi fuggiva dall’Inghilterra per avere libertà di fede e di culto -, vedere Presidenti che giurano su un libro sacro. E chi ha fede in un libro sacro diverso? E chi non ha alcun libro sacro? Accanto a Trump, appunto, una donna alta in abito scuro, e cappello grande che le nascondeva il volto, tanto da impedire al marito tycoon, che significa magnate, di baciare lei, sua moglie. Nel tripudio di immagini, avrà pure un significato, questo cappello a grandi tese.

Studiosi di semiotica si stanno interrogando sul significato del nero e del volto coperto. Ho visto mille interpretazioni, alle quali posso aggiunger la mia. Alta e scura come una vestale, porge i libri, e quindi è al servizio – ma questo lo fece anche Michelle Obama-, e resterà nascosta e silenziosa, come si addice alle donne perbene. E che il marito, noto fedifrago, si accomodi a baciare altre. Chissà quale sarà l’interpretazione giusta. Michelle Obama si è però presa una sua significativa libertà. Non ha partecipato alla cerimonia del giuramento. In ogni caso, fra la folla e fra i diretti partecipanti allo spettacolo circense, erano ben visibili molte persone afroamericane. Ricordano, queste persone, che i loro trisavoli erano schiavi? Che importa! Ora sono americani. Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori.

Sul significato del cappello della signora non abbiamo ancora idee chiare. Su una informazione appena raccolta, invece, abbiamo idee chiare. Trump ha nominato un suo staff di 99 persone. Tutte bianche, giovani, ultraricche. Quante donne? Quindici. Il cuore del suo programma è altrettanto chiaro, e comunicato a chiare lettere. I suoi diretti nemici sono i giudici, gli scienziati, i giornalisti. In realtà, il primo capo al potere perché tycoon lo abbiamo avuto in Italia. Siamo specialisti in primati. Apripista, i primi ad avere un dux, i primi ad avere un tycoon al potere. Come e perché si è arrivati fin qui?

È il perché da porci, con urgenza e intelligenza. Non possiamo farlo solo invocando l’antifascismo, e solo gridando al lupo al lupo. Se classe operaia e ceti medi votano Trump e, in Europa, forze neofasciste, interroghiamoci. Cosa ha eroso così in profondità la fiducia nelle forme della democrazia? Alle forme non è seguita adeguata sostanza? Per ora ha vinto la plutocrazia e la povertà è cresciuta molto, in ogni parte del mondo. L’età dell’oro arricchirà di più i già ricchissimi? Le premesse ci sono, tutte. C’è molto lavoro da fare, con il tempo che ci vorrà. Non poco tempo, da affrontare con energia e vitalità non inferiore ai vincenti di oggi. Non solo per ricostruire. Credo dovranno essere pensate e costruite nuove forme del vivere libero e giusto.

Trump

È necessario, credo, fare il punto sulla storia, in questo inizio di un anno, il 2025, che, in teoria, doveva non solo ricordare, ma festeggiare, con forza ed entusiasmo, un anniversario. Quale? Ottanta anni fa finiva la più tragica, fino ad allora, delle guerre. Guerra, una costante nella storia umana. Faccio parte della generazione detta dei baby boomers. Ho avuto in sorte il vivere i primi decenni della mia vita in quella che ora, con il senno di poi, è stata definita una bolla, una eccezione, almeno per l’Occidente. Eravamo accompagnati nel nostro passare dall’infanzia all’adolescenza da genitori che la guerra l’avevano patita, molto, ma opponendosi, resistendo al fascismo, con coraggio e a testa alta. Costasse quel che costasse. Nel crescerci, dicevano.

Certo, il cammino sarà lungo e difficile, ma abbiamo alle spalle l’ultima delle guerre. Piccole guerre in corso sono scosse di assestamento. Ma la direzione è quella. Popoli dominati e colonizzati si stanno liberando. La Cina ha scelto il comunismo. Cuba è socialista a due passi dagli USA. Intanto, il tenore di vita cresceva. I figli andavano a scuola e spesso si laureavano. Stiamo andando verso un mondo finalmente giusto. I dubbi erano pochi.

La bolla, dopo i trenta anni dorati – dorati per noi, abitanti in quella parte, neppure la più grande, del mondo, che è l’Occidente -, cominciò a sgonfiarsi. Fu un lento declinare, non solo economico. E, sempre di più, cominciò a declinare anche l’Est. L’Occidente si armò di neoliberismo, il sogno di Gorbaciov di una grande Europa, che accogliesse anche la Russia, andò in frantumi e l’URSS cadde non per mano nemica ma per mano propria. Negli stessi anni Deng disse ai cinesi “arricchiamoci!”. Come? Un autorevole economista mi disse, per spiegarmi la velocissima crescita cinese: Ci hanno venduto montagne di stracci a prezzi stracciati. Una grande alleanza fra Deng e il mercato occidentale. Tutti felici per una mondializzazione che finalmente faceva saltare ogni barriera. Il mondo finalmente uno.

Ma l’imprevisto quale fu? La fabbrica del mondo, la Cina, accolse moltissime imprese occidentali, di patriottismo zero. Pagavano la mano d’opera cinese in modo ai nostri occhi incomprensibile. Orari di lavoro senza limiti, e sindacati zero. Fabbriche in calo, soprattutto in Europa, e stracci in crescita in tutto i mondo. Ma in un battibaleno la crescita cinese finanziò ricerca e industrializzazione sempre più raffinata. Altro che stracci. In poco più di trenta anni il mondo è di nuovo bipolare – USA e Cina – anziché multipolare come si sperò, con la caduta del Muro. E l’Europa in mezzo, una eccezione di diritti, più umani che sociali, e per questo oggi in preda a sussulti, che annunciano tempeste.

Ma chi ha ancora nella memoria “la seconda guerra mondiale è stata l’ultima guerra nella storia umana”, da tempo ha risvegli molto amari. Già negli anni Novanta del secolo scorso le guerre tornarono, molto vicine. Perché la Jugoslavia fu travolta da una esplosione di nazionalismi che, vivi, dormivano, e non da dopo la seconda, ma da dopo la prima guerra mondiale. Alla faccia del socialismo di Tito, meno autoritario di quello sovietico, e del suo progetto federalista, scelto proprio per rendere amiche storie e culture fisicamente vicine ma culturalmente distanti. E l’Occidente? Felice di questo ulteriore fallimento di un esperimento socialista, mentre si affilavano le armi per le imminenti tempeste in Iraq, che invase il Kuwait.

L’ONU ordina all’Iraq il ritiro dal Kuwait, Hussein non obbedisce, gli Stati Uniti attaccano, con la benedizione dell’ONU. Fu la prima guerra ad alto impatto mediatico. Cosa che non sarebbe accaduta, disse Adriana Zarri, teologa femminista, se in Kuwait ci fossero state colture di broccoletti anziché una sconfinata quantità di petrolio. Fu un trauma mondiale. Altro trauma, con le Twins Towers, e, dopo, un crescendo. Iraq, Afghanistan, manifestazioni in tutto il mondo contro la guerra. Milioni di persone si mossero, ovunque. Anche in Italia, due milioni, a Roma. Ma, da quel momento, la guerra tornò protagonista nel mondo, e non solo sottotraccia.

Non più relazioni internazionali, diplomazie, tavoli, accordi. Ma guerre, teorizzate e fatte. Fino al precipitare degli ultimi anni. La guerra? Normale, per non dire naturale. Dopo la recente tregua a Gaza, abbiamo visto immagini solo in parte intraviste, prima. Distruzione totale, una Dresda in Medio Oriente. Una spietata circolarità del tempo. Sotto le macerie si ricercano morti, molti più di diecimila. Normale, naturale, come il ripetersi delle stagioni? E Trump, molto chiaro, dice. Ripulire la Palestina, da macerie e da corpi, morti o vivi che siano. È monnezza, che va trattata come tale.

80° Liberazione

Questo è il mondo nell’ottantesimo della Liberazione dal nazifascismo. O, per essere più precisi, in questi primi giorni del 2025. Giorni fa ho incontrato un amico senegalese che non vedevo da tempo. Abbiamo parlato anche di mondo. Siamo messi male, gli ho detto. E lui, calmo e sorridente. Siamo messi come prima, solo che oggi si vede meglio. Categorico e chiaro.

E come siamo messi noi, nel nostro paese, che Dante, con rimpianto e con rabbia chiamò, nel Canto VI del Purgatorio “…‘l giardin de lo ‘mperio …”, dopo avere scritto la meravigliosa invettiva “Ah serva Italia…”? L’Italia, un giardino bellissimo, ma abbandonato da chi doveva averne cura, il potere politico. Questo il sentire di Dante, all’inizio del XIV secolo e il mio sentire, oggi. La fotografia odierna del giardino, il nostro, qui, ci riporta a immagini sulle quali vale la pena soffermarsi.

Una immagine, e alcune parole, in particolare, mi hanno colpito, riguardante i venticinque anni dalla morte di Bettino Craxi. A rendergli omaggio, sulla sua tomba, Ignazio La Russa, con il ministro Antonio Tajani e la figlia Stefania Craxi. Le dichiarazioni di La Russa. L’Italia ha un debito con lui “un debito per non aver impedito, per non aver voluto impedire – sottolinea – che Craxi morisse all’estero in esilio, senza poter tornare in Italia per curarsi… Craxi, al di là del pensiero di ognuno, oggi va considerato un personaggio della storia e come tale va studiato, va insegnato a scuola, con le sue luci e le sue ombre.” Strana questa vocazione contemporanea alla riscrittura della storia. Craxi era in esilio? Qualche autorità dello Stato ne ha decretato l’esilio? Se, con parole della legge e della Costituzione alla mano, vogliamo definire la sua, certamente dolorosa, condizione, va detto che Craxi fu latitante, e non volle rientrare in Italia per sottrarsi, così, alla legge e al giudizio.

Giulio Andreotti, per ipotesi di reato ben più gravi di quelle di Craxi, non si sottrasse al giudizio. Certo, su un punto La Russa esprime un giudizio storico corretto. Craxi è un personaggio della storia e nei libri che scrivono e scriveranno la storia del nostro paese il suo nome lo troveremo sempre. Ha fatto la storia di quegli anni. Non da solo, come disse a voce alta nel suo ultimo discorso in Parlamento. C’è qui qualcuno che non sapeva? Nessuno fiatò. E, un minuto dopo, era in viaggio per Hammamet. È storia. Che assomiglia a quella di Francesco Crispi. All’inizio meraviglioso rivoluzionario, mazziniano e garibaldino, poi più realista del re, autoritario, nemico del nascente socialismo, che inaugurò la presunta vocazione coloniale dell’Italia.

Certo, fece anche cose buone. Abolì la pena di morte, si occupò di sanità. Fu definito il Bismark italiano, ma detestò Giolitti, troppo liberale. Craxi, con Sigonella, tenne il punto con gli USA. Ma il resto? Corruzione, traffico di influenze, come si dice oggi, mazzette quasi di Stato. Lo diceva Eugenio Scalfari, in tempo reale, e quotidianamente, su la Repubblica, ben prima di Mani Pulite. Un abisso rispetto al giovanissimo Craxi, responsabile dei giovani socialisti di Milano, di forti e schietti ideali socialisti. Così come ci fu un abisso fra Crispi del 1848 e dei Mille, e Crispi ultra monarchico e amico di ricchi e potenti. Nei libri di storia, anche Crispi lo troveremo sempre.

Ma, per tornare agli inizi dei nostri anni Novanta, la Magistratura scoperchiò un mare di corruzione. Non doveva intervenire, disobbedendo alla Costituzione, che parla di obbligatorietà dell’azione penale? Oggi lo spirito dei tempi ci mostra una criminalizzazione di Mani Pulite, colpevole di avere cancellato i partiti. O sono i partiti che sono collassati per mano propria? E, a Ravenna, la recente santificazione di Raul Gardini, certamente storia tragica. Ma merita gli altari?

Wu Ming 1

Torniamo al giardino trascurato e per questo ammalato. Qui a Ravenna, il 17 gennaio scorso, abbiamo potuto dare un’occhiata al giardino – come dovrebbe essere – in occasione di un incontro pubblico di grande significato, nella forma e nella sostanza. La forma. Sala Ragazzini affollatissima, come non si vedeva da tempo. Varie generazioni riempivano la sala, e una bimba, entrando, sentendo l’allegria e l’energia che si respirava, ha esclamato evviva! Un ottimo viatico per le parole che stavamo ascoltando e per le idee che circolavano. Un incontro promosso dall’Ordine degli Architetti di Ravenna e da Arci Dock 61, una bella e significativa collaborazione. L’occasione, la presentazione dell’ultimo libro di Wu Ming 1, Gli uomini pesce, recentemente pubblicato da Einaudi.

Nel pomeriggio, a Ravenna, per dialogare sui contenuti del libro, una sessione politica, quindi. E la sera a Cervia, per ragionare sulla forma letteraria del libro. Tutto l’insieme mi ha colpito, mi ha trasmesso divertimento ed energia. E dire che i contenuti erano apocalittici. Fra i miti greci di Icaro e Fetonte, eroi tragici che, in preda alla hybris e disobbedendo ai padri, con la techne hanno esagerato e sono finiti male. E l’angoscia climatica di Antonia, la protagonista del romanzo, che romanzo del tutto non è, perché è pieno di scienza, oltre che di storia, di antifascismo, di fantasy e, anche, di horror. Ma la musica, all’inizio e alla fine dell’incontro, alcuni video, la conduzione leggera e profonda – ossimoro? – della architetta Saveria Teston, hanno reso tutto gioioso, cosa rara.

In dialogo con Wu Ming 1, un docente universitario del Campus di Ravenna di Lingua e Letteratura greca, Alessandro Iannucci, la presidente dell’Ordine degli Architetti, Rita Rava e Veronica, di Arci Dock 61. Abbiamo costeggiato l’orlo del baratro, ma senza cupezza. Passando da Icaro e Fetonte, che, esagerando, hanno disobbedito ai padri, a Prometeo, altro esagerato che, come racconta Goethe, ha detto ai figli di non preoccuparsi più del divino, a Lucio Gambi, che fu fra i primi a coniugare geografia e storia e a dire che le bonifiche erano state fatte troppo in fretta. Oltre che a suggerire di non dare la Standiana a Mirabilandia, che avrebbe accelerato, con il suo peso, la già forte subsidenza. Tutti temi difficili, dalle nostre parti, perché, come ha ricordato Wu Ming 1, le bonifiche fanno parte della storia bracciantile, che ha dato vita, in Italia, al cooperativismo e al movimento socialista, e ha scritto pagine straordinarie, di un proletariato rurale che non ha più chinato la testa, almeno fino all’imporsi del fascismo.

Ma la scienza, oggi, è chiara. Con l’aiuto del cambiamento climatico, le acque torneranno là dove erano. Le recenti alluvioni lo annunciano. Tornerà la Valle del Mezzano, diciottomila ettari poi prosciugati. Non sarà questione millenaria, ma, a dir molto, meno di una decina di decenni. Certo, dice Wu Ming 1, che pare molto informato, se anziché cementificare le coste, dal ferrarese verso sud, avessimo lasciato le dune, barriera naturale che naturalmente cresce e protegge, i disastri sarebbero stati, e potrebbero essere, di minore portata. Le dune. Ripenso ad un movimento a cui ho partecipato, molti anni fa, ormai. Ci chiamammo La duna vive. Impedimmo uno sbancamento di dune, fra Marina di Ravenna e Punta Marina. Abbiamo fotografie molto belle, riprese dall’alto da Bruno Benelli, ambientalista infaticabile. Con i suoi voli molto documentava, molto denunciava. Ora Italia Nostra ci informa che una parte dell’Ortazzo e Ortazzino, zona protetta, che si attendeva fosse acquisita dal Comune, con il sostegno della Regione, è stata di nuovo acquistata da un privato. Possibile che il Comune non ne sapesse niente? E che la cittadinanza, che a suo tempo si mobilitò perché il luogo fosse vincolato e in mano pubblica, non sia stata informata?

Chi qui scrive continua – e resisto a chi mi dice che le anime belle hanno fatto il loro tempo – a dare al rapporto fra società civile attenta alla cosa pubblica e le Istituzioni molta importanza. Le Istituzioni sono cosa seria, la pubblica opinione partecipe è una cosa seria. O preferiamo che l’astensionismo lieviti ancora? Quindi, quando Wu Ming 1, uomo, fra l’altro, di grande simpatia, ha iniziato il suo intervento dicendo “Prendo atto che alla Biblioteca Classense non vado a genio”, non ho capito e ho chiesto lumi. Ma continuo a non capire perché agli organizzatori sia stata negata la Sala Muratori.

E mi è venuto in mente che, nell’aprile scorso, c’è voluto l’intervento, che abbiamo molto apprezzato, dell’assessore Sbaraglia, per presentare alla Sala Muratori, visto che la Sala Spadolini era impegnata, il libro di Davide Conti Fascisti contro al democrazia. Almirante e Rauti alle radici della destra italiana 1946-1976, edito da Einaudi, come Gli uomini pesce di Wu Ming 1. Davide Conti, storico di prim’ordine. Wu Ming 1, autore di notevole talento e di grande successo. Forse alla direzione della biblioteca Classense non piacciono i libri Einaudi? La parola fascismo è imbarazzante? Autori urticanti non sono graditi? Non sono in grado di rispondere.

Nelle prossime settimane sarà necessario osservare con attenzione ciò che accade nel mondo, lontano e vicino. E in Italia, dove le aggressioni alla nostra Costituzione continuano.

LA RUBRICA DI MARIA PAOLA PATUELLI È A CADENZA MENSILE