Colazione al bar. Quanto mi costi? A Ravenna caffè espresso fino a 1,40 euro, rincari anche sulle brioche
Una coccola, un vizio, un’abitudine. Ci sono tanti modi per definire quell’irrinunciabile tazzina di caffè espresso al bar che in molti casi dà il via alla giornata, ‘spezza’ le fatiche lavorative, favorisce la condivisione con familiari, amici e conoscenti. All’unanimità il caffè è un simbolo del made in Italy, a cui non si può rinunciare anche se i prezzi sono in costante crescita.
Dieci anni fa, non si spendevano più di 80 centesimi, oggi non meno di 1,20 euro, in alcuni casi anche 1,40, che possono salire a 2 euro se si decide di consumarlo comodamente al tavolino anziché al bancone.
“Molteplici sono le cause che hanno costretto molti operatori del settore ad aumentare il costo dell’espresso – spiega Chiara Belloni, presidentessa del Sindacato Baristi di Confcommercio Ravenna –. A partire dai rincari della materia prima a partire dal 2022, in virtù del drastico crollo delle coltivazioni in Paesi chiave come Brasile, Colombia, Costa Rica, Honduras e Vietnam, per effetto di eventi climatici estremi”.
Rispetto agli anni Settanta, le miscele Arabica e Robusta costano oggi il 48% e l’83%. “A influenzare il prezzo della tazzina di caffè – prosegue Belloni – non è solo la materia prima ovviamente, ma anche i costi fissi che ogni attività deve sostenere: utenze sempre più onerose a causa soprattutto dell’emergenza energetica legata alla geopolitica, affitti in costante aumento così come le spese per il personale, rialzi attesi delle tasse, in particolare con l’introduzione della tariffa puntuale per i rifiuti”.
Titolare del “Merikipe Cafè” di via Agnello 1/A, dall’1 febbraio 2025, Belloni ha alzato di 10 centesimi il costo del caffè portandolo da 1,20 a 1,30 euro. Così per consumare la tradizionale colazione caffè-brioche, bisogna mettere in conto 2,80 euro. “I clienti si sono un po’ lamentati – racconta –, però non hanno rinunciato alla classica tazzina di caffè. Un mese è poco per valutare le reazioni o i cambiamenti, vedremo fra qualche mese”.
E ora uno sguardo alle attività di altri colleghi, da cui si evince che il rialzo del caffè sia avvenuto a macchia d’olio a Ravenna. Non si può dire dunque che il costo sia maggiore nei bar del centro storico piuttosto che in periferia o viceversa. Va notato però che in piazza del Popolo, gli esercenti hanno raggiunto una specie di accordo non scritto, mantenendo il caffè a 1,30 euro (prezzo che sale a 2 euro se servito al tavolo), mentre per le brioche servono 1,50-1,60 euro. “Per il momento teniamo duro – afferma Francesco Polo, titolare de “La Tazza d’Oro” e “Bollicine Wine Bar” –. Nessuno vuole essere il primo ad andare ‘fuori’ prezzo, per evitare di perdere clienti. Il caffè ormai è buono un po’ dappertutto e la gente si sposta anche per 10 centesimi. Così preferiamo restare fermi per ora. Anche se il costo della materia prima è aumentato, per chi come noi punta anche su pranzi veloci, aperitivi e bibite, il caffè incide meno sull’incasso”. Polo parla anche di una certa ‘pressione mediatica’, per il fatto che il caffè è sempre costato come il quotidiano il cui prezzo è già arrivato a 1,50, ma rassicura: “Passeranno almeno due anni”. A proposito dei cambiamenti di abitudine, il titolare de “La Tazza d’Oro e “Bollicine Wine Bar”, fa presente che dopo il Covid il consumo del caffè è un po’ calato, per il fatto che molti si sono comprati la macchinetta con capsule che non costano più di 30-40 centesimi.
caffè al barAl bar gelateria “Ciao” di viale Alberti e al “Caffè Ravenna” di via Montanari, dall’inizio di quest’anno il prezzo dell’espresso è invece salito a 1,40 euro. Aumento di 10 centesimi anche per le brioche che ora costano rispettivamente 1,50 e 1,40 euro. “Com’è nostra abitudine – racconta Giulio Spani, proprietario del bar “Ciao” –, abbiamo avvisato la clientela con un cartello in occasione della chiusura a dicembre. Un modo per prepararli con un po’ di anticipo. Era inevitabile, se si tiene conto degli aumenti della materia prima, che ora costa più del doppio, oltre che delle bollette con il ‘caro’ energia. Fra l’altro, per quanto ci riguarda essendo una gelateria, abbiamo visto un po’ tutto aumentare nel post pandemia, dal latte alla panna, dalla nocciola al cacao. Speriamo presto di poter arrivare a una stabilizzazione dei prezzi. I consumatori non sempre capiscono le nostre difficoltà e, a volte, si lamentano. Però non ci possiamo lamentare, il nostro è un bar di quartiere con clienti affezionati, abituati al nostro buon caffè. Se si fa bene il proprio lavoro, tutto si sistema. Il bar è una coccola, non sono i 10 centesimi che fanno la differenza”.
Motivazioni analoghe sono descritte da Stefano Zanfanti, titolare del “Caffè Ravenna”, che fa presente – nel suo caso – l’aumento del 10% del caffè in grani a causa della riduzione di produzione nei Paesi d’origine dovuta agli agenti atmosferici, il rialzo del 20% del latte per l’incremento dei costi di produzione, etc., oltre all’innalzamento delle varie utenze. “La nostra unica forza per generare utili – spiega – è quella di generare utili. I clienti hanno compreso e accettato gli aumenti anche perché li hanno già constatati nel carrello della spesa e ognuno di loro, secondo le proprie disponibilità, continuerà a consumare”.
In controtendenza la scelta di Antonino Battiato, meglio conosciuto come “Tony”, titolare da 13 anni del bar tabaccheria “Cerchio” in via Cerchio. La tazzina dell’espresso resta a 1,20 euro, solo la brioche è aumentata di 10 centesimi da inizio anno, arrivando a 1,30 euro. “Lavoriamo con l’azienda Filicori e Zecchini da sempre, come faceva il nostro predecessore – spiega – e gli aumenti non sono stati drastici per fortuna. Il problema è quindi più legato alle tasse e soprattutto alle utenze, ma lavorando molto con la caffetteria, che ci porta il maggior reddito, abbiamo preferito rincarare altri prodotti legati all’attività di tabaccheria”. Osservando le abitudini dei consumatori di questi ultimi anni, in particolare del post pandemia, “Tony” rileva quanto segue: “Una gestione forse sbagliata dello smart working ha provocato una diminuzione del consumo di caffè al bar. In una zona residenziale come quella che si sviluppa attorno a via Cerchio, si è fatta sentire. Così come un leggero calo dei turisti in visita”.


