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Seminare bellezza fa rifiorire le aree degradate: l’esempio di Claudia Agrioli di Pallavicini22 in zona Giardini Speyer a Ravenna

Da sei anni a questa parte, la Pallavicini22 Art Gallery è diventata uno degli esempi più riusciti di riqualificazione del quartiere Farini, a pochi passi dalla stazione ferroviaria di Ravenna. Anima indiscussa ne è la proprietaria Claudia Agrioli che, spinta da un entusiasmo e un coraggio fuori dal comune, ha creduto nell’incredibile: dare nuova vita all’immobile di famiglia, offrendo spazi di cultura e condivisione a studenti e appassionati d’arte, in una zona da tempo degradata, ai margini. La forza di una cittadina che, nonostante le mille difficoltà, ha saputo tener la barra dritta e ottenere finalmente le prime soddisfazioni.

La sua galleria vanta oggi un ricco calendario di mostre ed eventi, durante tutto il corso dell’anno, oltre a collaborazioni esterne come quelle con la Wundergrafik di Forlì e la OdeonGallery di Bologna. In un momento in cui il quartiere Farini è tornato sotto gli occhi del ciclone per via della recrudescenza di episodi di violenza e microcriminalità, in particolare nell’isola San Giovanni e giardini Speyer, Agrioli fa alcune riflessioni e indica l’unica strada da percorrere.

pallavicini22 art gallery claudia agrioli

Partendo dall’inizio, nel 2016, a seguito di una divisione del patrimonio familiare, a lei è stata affidata la grande casa di viale Pallavicini. Cosa si è trovata fra le mani?

«Un grosso problema da gestire, non tanto per la casa ma per la zona antistante. Nessuno in famiglia ci aveva mai abitato, mia madre l’aveva avuta dal nonno. Quando, per problemi di salute, la mamma non riusciva più a gestirla, le locazioni erano state affidate a un’agenzia. Fra gli affittuari c’era qualche spacciatore, uno di loro l’aveva persino trasformata in un bed & breakfast. Nel settembre 2017, c’è da registrare anche un blitz della polizia. Per una fortunata combinazione di eventi, siamo riusciti a rientrare nella disponibilità dell’immobile».

A quel punto, si trattava di capire cosa farne. Come le è venuta l’idea di fare camere e appartamenti per gli studenti?

«Da mio figlio che in quegli anni frequentava l’università a Milano. Ho visto nella casa un potenziale enorme, data la vicinanza con la stazione e con le sedi universitarie, soprattutto fra i giovani provenienti da città più grandi e quindi già abituati a vivere in un contesto multiculturale e multietnico. Dopo aver completamente bonificato l’edificio, riadattando e attrezzando gli spazi in base alle esigenze di chi studia, abbiamo accolto i primi ospiti: ragazzi dell’Accademia di Belle Arti, di Beni Culturali e di Cooperazione internazionale, provenienti chi da Iran, Praga, Marsiglia e chi da Milano, Aosta, Firenze e Bolzano».

Poi è arrivato il momento di pensare agli spazi commerciali…

«Sì, e in tal caso è stato più complicato. C’erano due locali al piano terra: uno dedicato alla ristorazione e un altro con un problema amministrativo. Sono stati chiusi entrambi i contratti, poi il primo locale è stato trasformato in un appartamento sempre per studenti, mentre il secondo è rimasto vuoto per un po’, prima dell’apertura della galleria nel 2019. All’inizio avevo anche offerto gratuitamente lo spazio, a qualcuno che potesse portare un movimento sano nel territorio, mi sarebbe piaciuto un artigiano, ma non sono riuscita a trovare nessuno. In molti mi dicevano: “Tanto lì non verrà mai nessuno!”».

Bruno de angelis e claudia agrioli pallavicini22 art gallery

Come ha deciso di aprire una sua galleria?

«Ero stanca delle uniche proposte che ricevevo e rifiutavo, da parte di chi voleva aprire l’ennesimo kebab. Ormai non mi fidavo più di nessuno. Così ho pensato a qualcosa di mio, concretizzando quella che all’inizio era solo una suggestione: una galleria. In passato avevo abitato tre anni a Milano e, sempre più spesso, mi trovavo a pensare: “Cos’ha da invidiare questo posto a una galleria di Brera?”. Con l’aiuto di mio figlio, ho creato un allestimento, un contenitore, uno spazio vuoto che però non sapevo come animare. La galleria è stata inaugurata grazie a una collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Ravenna. Dopo solo tre mostre, il Covid ci ha tarpato le ali, però sono stati mesi produttivi a livello creativo».

Partire da zero nel mondo dell’arte, è stata una bella scommessa…

«Sì. Non è stato facile. Fondamentali sono stati gli incontri prima con Roberto Pagnani, artista e collezionista, curatore dell’Archivio Collezione Ghigi-Pagnani, e poi con Luca Maggio, curatore e critico d’arte. Oggi Pagnani è curatore artistico, mentre Maggio cura i progetti letterari presso Pallavicini22. Per quanto riguarda gli artisti, tra i primi a credere nel mio progetto c’è stato Marco De Luca, con cui abbiamo dato inizio a un lungo ciclo dedicato al mosaico contemporaneo. Poi nel 2022, con la costituzione dell’associazione di promozione sociale CARP, l’attività della galleria è organizzata di concerto con l’Archivio Collezione Ghigi Pagnani. Per esempio, sono stati realizzati i Progetti dedicati a Giovani Talenti, Celebrazioni, Fotografi e Mosaicisti».

La più grande soddisfazione?

«Ricevere la richiesta di un artista che ammiro e che in passato mi aveva detto di no. Esporrà in galleria l’anno prossimo».

pallavicini22 art gallery claudia agrioli e Roberto Pagnani, mostra Andrea Serio

Portare ‘movimento sano’, come diceva prima, è questa la leva vincente per risollevare le sorti di zone degradate?

«Sì, bisogna riaccendere le luci, portando possibilmente negozi di vicinato o attività culturali, creando qualcosa per cui valga la pena passeggiare… Ricordo, quando ero bambina, il fascino di viale Pallavicini dove c’erano, fra gli altri, un fotografo, un ufficio postale, una lavanderia, un negozio per animali. Per salvare i quartieri dal degrado e dalla microcriminalità, la resilienza poi non deve mai mancare, così come tanta determinazione e un pizzico di fortuna affinché le cose si incastrino nel migliore dei modi. L’arrivo dei visitatori è fondamentale perché sono le persone che frequentano lo spazio, a riappropriarsi della vita del quartiere. Nel mio caso, posso dire che l’arte qualifica, eleva, muove delle emozioni e questo mi rende molto contenta ora».

Oltre ai suoi familiari chi l’ha aiutata?

«In tanti si sono rallegrati con me quando la strada era ormai più spianata, ma nei momenti più duri, le persone vicine si contavano sulle dita di una mano. Fra di loro c’è Andrea Giacomini, comandante della Polizia Locale che ho sempre sentito al mio fianco».

Com’è il rapporto con altri soggetti del quartiere?

«Molto buono è quello con Andrea Caccìa di CittAttiva, un punto di riferimento della zona, con cui sono sempre in contatto. Mi ha seguito molto nelle fasi iniziali della trasformazione e per questo ho sempre risposto positivamente ai suoi inviti. Quest’anno parteciperemo alla nuova edizione della Festa del quartiere Farini con un progetto dedicato all’architetto Luciano Galassi».

CARP per le scuole a cura di Luca Maggio pallavicini22 art gallery claudia agrioli