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I comitati alluvionati faentini chiedono un incontro urgente con Curcio e de Pascale: “Messa in sicurezza e ristori, la situazione è insostenibile”

I Comitati dei cittadini alluvionati dell’Unione della Romagna Faentina hanno chiesto formalmente un incontro con il Commissario Straordinario alla Ricostruzione Fabrizio Curcio e con il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale. La richiesta è stata inviata nella giornata di venerdì 4 aprile, accompagnata da un documento articolato in cui vengono elencate le principali criticità ancora aperte a quasi due anni dall’alluvione del maggio 2023.

“La messa in sicurezza del territorio è la nostra più grande preoccupazione”, affermano i comitati, che chiedono interventi strutturali e pianificati, manutenzione ordinaria e straordinaria costante, valutazione ufficiale del rischio e, soprattutto, un’informazione trasparente alla popolazione. “La percezione è che si sia fatto poco o nulla al di là degli interventi in somma urgenza”, si legge nella nota, “e che manchi una progettazione organica e condivisa”.

Secondo i comitati, la lentezza delle perizie e l’incertezza legata alla sicurezza del territorio stanno scoraggiando i cittadini dall’investire nella ricostruzione delle proprie abitazioni. “Chi ci garantisce che i sacrifici fatti non saranno vanificati da una nuova alluvione?”, si domandano.

Tra le richieste più urgenti figura la proroga dello stato di emergenza oltre il 4 maggio 2025, data fissata dal Consiglio dei Ministri. “Sarebbe assurdo – sottolineano i comitati – non riconoscere il permanere della situazione di rischio, dopo eventi come l’allerta rossa di settembre 2024 e quella di marzo 2025”. I comitati chiedono anche la proroga del CAS, il contributo per l’autonoma sistemazione, e della scadenza per la rendicontazione del CIS 2024.

Sul fronte dei ristori, le critiche riguardano soprattutto la procedura legata all’Ordinanza 14. “Il credito di imposta non funziona – spiegano – e non consente di coprire i costi della seconda tranche dei lavori. Servono meccanismi di finanziamento progressivo e accessibili”. Criticità emergono anche sull’IMU, ancora richiesta per abitazioni inagibili, e sull’ISEE, che in alcuni casi calcola i ristori come reddito impedendo l’accesso ad altri bonus.

Un altro nodo è quello della procedura Sfinge, considerata farraginosa e da semplificare. “Non si capisce perché serva una perizia asseverata se poi viene riesaminata da Invitalia”, osservano i comitati, che propongono di escludere dal percorso periziale gli interventi sotto i 20-30 mila euro, per snellire l’iter. “Ci sono inutili ridondanze documentali e difformità di valutazione tra i funzionari”, aggiungono.

Forte anche l’appello alla prevenzione: “Lo Stato non può continuare a ignorare il rischio futuro. Chiediamo che vengano ammessi in perizia interventi di autoprotezione, come paratie, valvole antireflusso, pompe sommerse, quadri elettrici rialzati. Non possiamo accettare che vengano esclusi lavori utili a evitare nuovi danni”.

C’è poi il tema della desertificazione di intere zone e del crollo del mercato immobiliare. “Molti cittadini, spesso anziani, non riescono a ricostruire. Rinunciano e svendono. Ma questo ha un impatto gravissimo sulla coesione sociale”, si legge nel documento. Per questo, i comitati chiedono che il diritto al ristoro e alla perizia sia trasferibile anche agli acquirenti degli immobili danneggiati: “Così si aiutano i venditori, si tutela il mercato e si accelera la ricostruzione”.

L’incontro richiesto, secondo i comitati, dovrebbe vedere la partecipazione anche del presidente dell’Unione della Romagna Faentina, Massimo Isola. “Serve un tavolo unitario, serve ascolto, serve chiarezza”, concludono.

A firmare la richiesta sono i Comitati dell’Unione della Romagna Faentina: Orto Bertoni, Bassa Italia, Borgotto-via della Valle-via Chiarini, Borgo 2, Alluvionati Marzeno, Borgo Alluvionato, Alluvionati Castel Bolognese/Bacino del Senio, Fluire, La Valle del Lamone – Brisighella, Montone via Corleto.