Logo
A, B, C DELLA DEMOCRAZIA. C COME COSTITUZIONE / “Anche nei tempi più bui abbiamo il diritto di aspettarci un po’ di luce” e il dovere di non arrenderci

Stavo concludendo questa mia mensile riflessione, quando arriva la notizia “Francesco è tornato alla casa del padre”. NO! mi sono detta. Quasi con stupore, e dolore. E dire che, poche ore prima, avevo ascoltato la sua voce, flebile e incerta, benedire i fratelli e le sorelle, cioè tutti gli umani. Che non escludesse nessuno, non è da dimostrare, ora. Tutta la sua vita ne è conferma.

papa francesco - foto inviata dal comune di riccione

Allora, perché il mio addolorato NO! Perché stavo riflettendo e scrivendo su chi, anche nei tempi più bui della storia, aveva saputo mantenere accesa la luce, una luce. Francesco è stato una luce. Ne sono profondamente convinta. Quale? Quella della sua coscienza. Quando Francesco, anche recentemente, chiedeva di salvare “l’umano”, cosa intendeva dire? Il suo non era sicuramente un antropocentrismo di stampo classico. Uomo misura di tutte le cose, di quelle che sono e di quelle che non sono. Un antropocentrismo oscillante fra nichilismo e presunzione. Non a caso una sua Enciclica, la più letta e studiata anche da chi non è di fede cristiana, o non ha alcuna fede religiosa, ha un titolo illuminante, che fa veramente luce «Laudato si’. Sulla cura della casa comune» (maggio 2015).

Laudato si'

È una dichiarazione di fede francescana, che supera del tutto la credenza, ancora viva – soprattutto in chi ha poteri di vita e di morte – che l’uomo, inteso prevalentemente come maschio, sia creatura principe, padrone della terra e di tutto ciò che nella terra c’è, da prendere, da possedere, da depredare, che siano altri viventi, o ricchezze da usare per la crescita della propria ricchezza, o potere, o prestigio, o privilegio. Costi quel che costi, anche la rovina del creato che, dice Bergoglio, non possiamo non guardare, invece, con meraviglia e incantato stupore.

Quindi, cosa intendeva nel raccomandarci di salvare “l’umano?”. Perché c’è anche l’umano troppo umano che copre le sue paure con miti potenti e violenti. Ma per Francesco, convinto come è, con la sua Enciclica «Fratelli tutti» (ottobre 2020), che gli umani possono avere fedi diverse, o nessuna fede, il suo “umano” è – così penso, o, meglio, sento – ciò che si annida nella nostra capacità di essere, oltre che autocoscienti, cioè coscienti di esserci, anche dotati di coscienza. Infatti, cosa abbiamo di specifico, di diverso, dagli altri viventi? A quale nostra diversità Francesco si appellava? Forse, al Surnaturelle a cui si riferiva Simone Weil? Alla nostra capacità di vedere, platonicamente, il vero, il bello, il bene? Nella loro eterna verità? Non credo, visto che Bergoglio si rivolgeva a chi, come chi qui scrive, non ha un iperuranio a cui appellarsi, ma solo quella piccola luce che anche Buddha, Eraclito, Socrate, sapevano di avere, la propria coscienza.

Il problema è sapere di averla – e Kant ci dice che siamo in grado di saperlo, se resistiamo a pigrizie e ipocrisie -, e ascoltarla. Socrate aveva questo interno demone, la sua coscienza, che gli diceva sempre non cosa doveva fare, ma cosa non doveva fare. Non doveva chiedere alcuna grazia, né fuggire, e morì sereno. Ora vive, eternamente. Di lui non sapremmo neppure il nome, se fogge fuggito. Questo è un esempio di coscienza all’opera. Antonio Gramsci impedì alla madre di chiedere per lui, a Mussolini, la grazia. Altro esempio. E la vita di papa Bergoglio è costellata di esempi.

Cosa c’entra il Vangelo con i lussi vaticani? Ad accoglierlo, a Santa Maria Maggiore, fuori dalle mura vaticane, in un sepolcro semplice, nella terra, sul sagrato ha voluto i poveri, che lui, anche personalmente, aiutava, carcerati, prostitute, e trans. Se ho ben capito, anche trans. Chi sono io per giudicare, disse all’inizio del suo pontificato? Se il papa rappresenta Cristo in terra, Cristo disse “non giudicare se non vuoi essere giudicato”. Questo è un passaggio su cui riflettere. Cosa non giudicava? O perdonava, casomai in silenzio, o con una benedizione? Scelte di vita imponderabili o inaccessibili al giudizio, mi pare di capire.

Ma ciò che causa dolore, fame, negazione dell’altro, per non dire le guerre, tutte, e le armi, tutte, papa Francesco lo giudicava e diceva “Fermatevi!”, e aggiungeva un disarmante “per favore!”. Un appello che, fino ad oggi, non ha disarmato. Come Francesco, che andò dal Sultano per conoscerlo e chiedere e dare pace. Fu inascoltato, dai cristiani e dai musulmani.

Bergoglio ha scelto il nome Francesco, senza, accanto, I. Non intese avviare una dinastia, ma connettersi direttamente a Francesco d’Assisi. Quanti primati, ha papa Bergoglio. Il primo gesuita diventato papa, un papa molto più simile a Francesco che a Sant’Ignazio di Loyola. Con una visione unitaria del reale che è appunto uno, cielo e terra, e ogni vivente. Fin qui, i presocratici e Spinoza. Per lui, e per i credenti, un oltre, il mistero della trascendenza divina. Ma ogni umano, con coscienza sveglia e senza accesso all’iperuranio, conosce il giusto e l’ingiusto. Di questo era laicamente convinto. E sapeva, che la nostra coscienza non è naturale. Nella natura male e bene non esistono. Compaiono nel mondo umano e di questo nostro tratto, pregio o fardello che sia, portiamo grande responsabilità. Quanti, fra i grandi della terra presenti al suo funerale, possono dire di avergli reso un omaggio responsabile e non ipocrita? Non molti, credo. A ognuno di loro ha detto e ripetuto. Basta Guerre.DISARMATEVI. PER FAVORE! Ascoltato?

Donne in Nero
Men in dark times

Ora, dopo queste giornate trascorse con papa Francesco, che è stato, come Giovanni XXIII a suo tempo, anche il mio papa, ritorno alle riflessioni scritte prima della sua morte. Da tempo, quasi ogni giorno, ripenso a un’opera di Hannah Arendt dal titolo Men in Dark Times, in italiano L’umanità in tempi bui, una espressione rubata a Bertolt Brecht, amico di Arendt nella condivisione degli anni americani. È una raccolta di saggi, che vede, all’inizio, la lezione tenuta nel 1959 ad Amburgo in occasione del premio Lessing, un prestigioso riconoscimento, ricevuto, non a caso, dopo la pubblicazione del suo fondamentale Le origini del totalitarismo (1951).

Ma la raccolta, pubblicata nel 1968, anno che qualcosa ci dice, contiene anche saggi successivi, dedicati a figure emblematiche di come nel mondo si possa e si debba stare – suggerisce Arendt, anche in questo caso kantiana -, nei momenti più bui e tragici, resistendo alla tentazione della fuga dal mondo e del ripiegamento, nella esclusiva ossessione della propria sopravvivenza, o della custodia del proprio soggettivo e particolare interesse. Si salvi chi può, e il resto può anche andare a rotoli. Un omaggio a Gotthold Lessing, illuminista, con Kant, nella patria del romanticismo in arrivo. Il mondo, dopo Lessing e Kant, continuò la sua storia, e Arendt dedica pagine forti a figure cruciali del suo secolo. Alcune prevedibili, come Rosa Luxemburg, Bertolt Brecht, Walter Benjamin. Altre, al mio sguardo, impreviste, come Giovanni XXIII e Karen Blixen. Di papa Giovanni apprezzava l’umanità e l’apertura ad ogni forma di umanità, credenti e non credenti. E di Blixen la grande forza narrativa, di mettere in parole la propria vita, facendola diventare storia da raccontare.

Fra Virginia Woolf e Hannah Arendt ho trovato un punto di incontro. Ogni donna sa scrivere quando scrive la storia della propria vita. In Men in Dark Times troviamo storie assai diverse, ma unite da un filo robusto. Stare nel mondo, non sottrarsi all’impegno, confliggere ogni volta sia necessario. Confliggere e non chiudersi in casa, prendersi responsabilità nel dire scomodi, a volte pericolosi, NO. L’umanità, aveva promesso l’illuminismo, procederà sempre oltre e in progressione positiva. In realtà Kant mise le mani avanti e disse che, il progresso, è una speranza, non una certezza. Infatti, guerre mondiali, totalitarismi, Shoah. Fallimento? Punto e a capo?

In realtà, ci sono parole di Arendt che mi forniscono un po’ di conforto. “Anche nei tempi più bui abbiamo il diritto di aspettarci un po’ di luce.” Come luce furono, per esempio, nella storia, le vite che troviamo in Men in Dark Times. E luci sono, per noi, il leggerle, il ricordarle, il raccontarle. E rendere, oggi, omaggio, alla luminosa figura di papa Francesco.

Luci che mi consentono di non soccombere, ogni mattina, quando ascolto, leggo, e mi dico. È impossibile. Ma, subito dopo, mi dico. Stai sprecando energie a chiederti se è possibile, mentre è così chiaro, è di fronte ai tuoi occhi, che lo spettacolo che stai osservando è reale, sono fatti, duri e pesanti. Arrenditi quindi, di fronte a questi dati di realtà, che non sono incubi notturni. Non arrenderti, invece, di fronte alla fatica di comprenderli, non metterli sotto il tappeto, e non illuderti che il palcoscenico del presente sia ripulito a dovere. Non arrenderti alla tentazione, non rara, di chiuderti in casa e di occuparti solo del tuo giardino. Ogni volta che la tentazione incombe, sento Arendt che mi batte sulla spalla e dice, no, non va bene. Per non dire dei furibondi rimproveri che mi verrebbero da madre e padre. Ma che figlia sei? Cosa ti è successo? Come credi di vivere? Mi soffermo quindi, e spendo due parole, su quello che, nel buio, intravedo.

gaza

L’orrore più grande è la tragedia di Gaza. Continua la querelle se sia o no genocidio. Mentre l’Europa e il mondo nulla fanno. In questi giorni l’Europa ha sussurrato qualcosa, su Gaza? In modo così flebile, che il flatus vocis si è disperso nell’aria e al mio orecchio non è arrivato. Mentre l’ONU, inascoltata, dice, denuncia. Mentre giornalisti vengono uccisi, perché dicono, registrano, raccontano, fotografano l’orrore. Di quanti bambini palestinesi non nati o morti subito dopo la nascita la storia è stata privata? E di quante e quanti giornalisti, non solo palestinesi, coraggiosi e innamorati del loro mestiere, il nostro tempo è stato privato? Bambini, donne, uomini palestinesi uccisi perché di “razza” palestinese? No, uccisi per rubare a loro gli ultimi lacerti di terra da loro abitata, dopo che circa ottanta anni fa la gran parte della terra in cui sono nati fu loro sottratta. La loro terra ha valore, non i loro corpi.

Hanno più valore i corpi degli ucraini. Che orrore, anche questa graduatoria. Una follia. Da quale punto di vista possiamo considerarla una follia? Esiste un metro al quale l’intera umanità possa affidarsi? E i piccoli palestinesi sopravvissuti, se cresceranno in questo strazio, diventeranno persone gentili, ragionevoli, razionali? O saranno per sempre feriti nel profondo? L’unico appiglio che può spiegarmi la criminale crudeltà di Netanyahu e dei suoi, è la non rielaborazione del lutto subito dal loro popolo, per millenni, e, in modo tremendo, nel secolo scorso. No, la Shoah non doveva accadere, disse l’ebrea Arendt. Che intravide un abisso difficilmente colmabile. Vittime in eterno ed eternamente, nel presente e nel futuro, a loro volta carnefici?È questo il futuro di quella parte di terra? Non dico di mondo. Perché là dove la politica tace, il mondo scompare. Cosa resta? La forza, la guerra, la distruzione, la mattanza. Il tragico 7 ottobre giustifica questa mattanza? Non la giustifica.

Alcuni paesi europei e gli USA, usciti dalla seconda guerra mondiale con l’orgoglio di avere sconfitto, insieme all’URSS, il nazifascismo, dall’URSS vollero poi distinguersi, dando valore alla Costituzione americana del 1787, e con Costituzioni di democrazia liberale, in Europa. L’Europa volle poi diventare emblema di pace, una eccellenza nei diritti umani, con paesi che possono farne parte solo se contemplano, per esempio, il divieto della pena di morte e l’uguaglianza dei diritti. Finalmente Cesare Beccaria, un nostro grande italiano, arrivò nelle Costituzioni europee. Con Dei delitti e delle pene, che ha spiegato al mondo l’inutile crudeltà della pena di morte e della tortura ha sparso, dal secolo dei Lumi in avanti, tanta luce, in un mondo dove, a volte, al tempo di Beccaria, l’essere uccisi subito dopo la condanna era una grazia, rispetto alle torture.

Un particolare. La Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo, del 1948, fu votata da una ampia maggioranza di paesi, ma non da tutti. Alcuni paesi, nove, si astennero. Questioni come libertà di coscienza e di religione furono viste come cose occidentali – ma fascismi e totalitarismi furono questioni molto europee, quindi occidentali -, ritenute una astrazione rispetto ad altre realtà. Questione assai complessa, che oggi emerge, creandoci inquietudine non piccola, anche in paesi che ci riguardano da vicino, e che pensavamo al sicuro, in termini di diritti.

Il decreto sicurezza, in Italia, che crea paura e autorizza repressioni. E censure e licenziamenti, in continuazione, che Trump decreta ogni giorno, negli USA. Luci si oppongono. Giuristi, costituzionalisti, politici, cittadinanza attiva, in Italia, stanno opponendosi, ad alta voce. Magistrati, funzionari, docenti, scienziati, si ribellano e si allontanano, senza aspettare il licenziamento, in USA. Ma le Università di Harvard e Princeton, seguite poi da più di cento altre Università americane, non si piegano di fronte ai ricatti ed imposizioni di Trump, che intende cancellare l’autogoverno dei luoghi di libertà e ricerca per eccellenza, quali sono le Università. Leggere le condizioni che Trump impone alle Università per ricevere ancora fondi governativi, fa rabbrividire. È il tentativo di soggiogare con il proprio metro, e per via di legge, e con discriminazioni e direttive culturali. Qualcosa del genere, in forma, per ora, meno aggressiva, la sta facendo il ministro dell’Istruzione e del merito Piantedosi, con linee di indirizzo per i programmi scolastici.

Una regressione ai Dark Times di Arendt? Il ritorno del Maccartismo, come ha recentemente ricordato Domenico Gallo? O l’inizio di una nuova epoca, una cesura che cerca la cancellazione dello Stato di diritto, del valore delle leggi, delle regole, delle Costituzioni? Interrogativi a cui non possiamo sottrarci. Gli USA, la prima democrazia del mondo moderno, si lasceranno sovvertire? Non lo credo. Intanto, grandi manifestazioni contro questa deriva sono in atto in tante città americane. Due luci, una giovane donna, Alexandria Ocasio-Cortez e un anziano Senatore, Bernie Sanders, un socialista democratico, stanno brillando, seguiti da centinaia di migliaia di donne e uomini, in ogni Stato degli sterminati USA. Con gambe in spalla, Alexandria e Bernie, coppia notevole, sono partiti per attraversare gli States e dire, a voce alta, Insorgiamo!

Proteste anti Trump

La nuova epoca non è già scritta. In questo momento la nostra vita è il punto in cui passato e futuro si incontrano. E, di nuovo, si affaccia alla nostra coscienza, l’eterna questione. Cosa ha da dirci la nostra coscienza? Lasciamo perdere? O attiviamo ogni azione possibile, culturale, civile e politica, per stare nella storia contro pelo, se la piega del pelo va in direzione contraria quello che la nostra coscienza giudica?

Abbiamo, con scadenza ravvicinata, una azione di grande importanza, che ci interpella. Da non sottovalutare, anzi, da cogliere, in ogni realtà e in base alle proprie forze e alla propria storia. I cinque referendum del prossimo 8 e 9 giugno. Referendum da prendere molto sul serio. Riguardano principi e valori che hanno radici profonde nella nostra Costituzione. Sono Referendum che i media governativi stanno nascondono sotto il tappeto, cercando così di rendere difficile il raggiungimento del quorum richiesto. Ma un certo silenzio e indifferenza la riscontriamo, anche altrove. Come se i referendum riguardassero solo un sindacato o una associazione che si occupa di diritti umani. Lavoro, cittadinanza, quisquilie? O si intende consapevolmente depotenziare quello che per la nostra Costituzione è non solo un diritto. È anche un dovere. PARTECIPARE, con la parola, con l’esempio, con il voto.

Dei referendum dell’8 e del 9 giugno ci occuperemo, senza distrazione, nelle prossime settimane.