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Scintille fra Alberto Ancarani e Veronica Verlicchi sul voto: “La Pigna è una metastasi”, “Ancarani è andato oltre ogni limite”

Come sempre succede, le sconfitte politiche generano recriminazioni e veleni nel campo delle minoranze perdenti. A volte anche con punte sgradevoli e toni decisamente sopra le righe. Il caso di Ravenna è un caso di scuola. Da anni ormai recriminazioni e veleni si ripresentano dopo il voto, se non addirittura prima.

Per non andare troppo lontano nel tempo, fu così nel 2016 quando La Pigna e centrodestra unito si punzecchiarono e polemizzarono aspramente per tutta la campagna elettorale – sul tema della vera opposizione e della vera alternativa alla sinistra – che allora opponeva Alberghini a de Pascale e quando si andò al ballottaggio La Pigna non appoggiò Alberghini, contribuendo così indirettamente al successo del centrosinistra.

Nel 2021 cambiarono lo scenario e alcuni protagonisti, ma ritrovammo sempre in polemica La Pigna contro il centrodestra unito attorno a Donati (ma stavolta privo della gamba di Forza Italia che andò per conto suo, anche qui non senza polemiche). Le ragioni del contendere erano sempre le stesse: chi è la vera opposizione e chi può essere la vera alternativa? Alla fine sappiamo come andò a finire: Michele de Pascale vinse con il 60% dei voti.

Nel 2025 il copione della recita non è cambiato di molto. Il candidato del centrodestra stavolta è Nicola Grandi e a sfilarsi non è Forza Italia ma la Lega che appoggia Ancisi. La nota di assoluta continuità è l’impossibilità o non volontà della Pigna di allearsi con gli altri gruppi. E le polemiche sono sempre sullo stesso tema diventato ormai stucchevole e stantio: non avete fatto una seria opposizione, non siete voi l’alternativa. E così via. Stavolta Alessandro Barattoni ha vinto con il 58,1%.

Alberto Ancarani di Forza Italianelle sue riflessioni post voto ha lanciato un ballon d’essai dal sapore forte, ma dall’indubbio senso politico: ci sono liste civiche che non lavorano per il bene e l’unità del centrodestra e che con la loro presenza e azione corrosiva rappresentano una metastasi nella vita politica cittadina, rispetto a cui il centrodestra dei partiti che governano a Roma deve mettere su gli anticorpi giusti. Un paragone duro ed estremo ma con il pregio della chiarezza. Questa “immagine” però ha fatto letteralmente infuriare e indignare Veronica Verlicchi della Pigna che si è sentita direttamente tirata in ballo e l’ha messa poi su un piano personale oltre che politico.

Scrive Veronica Verlicchi su Facebook:“Mia madre è venuta a mancare appena 3 anni fa a causa di un tumore ai polmoni con metastasi al cervello. Tra i 32 candidati de La Pigna ci sono persone che con questa terribile malattia hanno avuto a che fare, anche direttamente. Io stessa, nel 2015 sono stata operata per un carcinoma alla tiroide. Ecco perché per me le parole di Ancarani sono un’offesa personale e non semplicemente una scelta infelice di parole. Ancarani non è nuovo ad offese di ogni tipo: a turno, ha preso di mira molti colleghi consiglieri e non solo, ma questa volta é andato oltre ogni limite. Potrei rispondere che proprio lui nel 2021 fu salvato da una misera figura elettorale, grazie ad una pseudo lista civica che lui stesso aveva creato proprio per assicurarsi nuovamente un posto in Consiglio comunale, e subito sciolta. Ma il punto è un altro: fino a dove riesce a spingersi per dare sfogo al suo livore politico? E mi raccomando tutti zitti. Nessuno del centro destra condanni le parole di Ancarani. Perché se “loro” offendono colpendo sul personale, va tutto bene: sono legittimati dal simbolo di partito. Se noi facciamo vera opposizione, siamo dei polemici. Se queste sono le premesse per l’unità dell’opposizione, il Pd può dormire sonni tranquilli.”

Alberto Ancarani non è tipo però da demordere e a sua volta commenta su Facebook:“Visto che stamattina non sapendo più come darsi visibilità una lista civica si scandalizza perché ho usato la cruda metafora della “metastasi” per spiegare le modalità con cui certe liste civiche hanno attaccato i partiti politici di centrodestra durante la scorsa consiliatura corrompendone l’integrità e l’azione politica, mi trovo costretto a ribadire che non esiste purtroppo metafora più efficace per definire l’azione svolta da queste liste civiche. Se qualcuno si sente offeso non posso che dolermene, ma resta il fatto che metafore diverse non avrebbero rappresentato con la necessaria chiarezza il concetto che volevo esprimere.”

Poco più tardi sempre l’esponente di Forza Italia aggiunge per chiarezza e senza tanti giri di parole:“Visto che qualche mass media potrebbe essersi perso un pezzo, e visto che è partito il polverone solo perchè ho detto una cosa lampante, sarò ancora più esplicito a beneficio di tutti. La Pigna in queste ultime due consiliature ha agito come una metastasi che ha prima colpito una parte della Lega, poi una parte di Fratelli d’Italia. Per fortuna a un certo punto la terapia dei vertici dei partiti è intervenuta evitando che la malattia si propagasse e il paziente, cioè l’intero centrodestra ravennate, decedesse. Qualcuno potrebbe sostenere, ed è assolutamente vero, che il centrodestra non stia certo bene neanche ora. Ma sta comunque meglio rispetto a come starebbe con l’abbraccio mortale di quella gente. D’altronde al posto della Pigna farei la stessa cosa. Il problema infatti non è stato creato dalla legittima attività politica della Pigna, che si svolge con le modalità da essa preferite, ma da chi per lungo tempo ha lasciato che la metastasi si propagasse, intervenendo, per fortuna in tempo ancora utile, ma comunque dopo che tanti danni erano già stati prodotti.”

Con questi interventi Alberto Ancarani e Forza Italia vogliono mettere in chiaro un progetto politico già annunciato molto prima del voto: secondo loro il centrodestra deve lavorare da ora per preparare l’alternativa alla sinistra ed essere pronto alla sfida elettorale del 2030. Deve farlo ripartendo dai partiti che governano a Roma presenti sul territorio e senza inseguire le sirene più o meno credibili delle liste civiche. In questo senso lo stesso Ancarani si presenta come possibile candidato forte per questa operazione 2030, vista la debolezza sul campo della Lega ormai fuori dal Consiglio comunale e anche la relativa debolezza del gruppo dirigente locale di Fratelli d’Italia. 

Naturalmente, resta tutto da vedere se questo progetto potrà prendere corpo con il benestare del partito meloniano. Certo questa strategia è destinata a confliggere nei prossimi anni e non poco sia con La Pigna, sia con una lista civica storica più vicina ad Ancarani, come LpRa di Ancisi. Ma in questo caso a favore di Ancarani gioca anche il fattore anagrafico, poiché Ancisi nel 2030 avrà quasi 90 anni e non potrà nutrire realisticamente l’ambizione di rappresentare un’alternativa.