A Castel Bolognese presidio davanti alla Curti contro le commesse per Leonardo e le forniture di armi a Israele
Il 6 agosto 2025 scade il biennale contratto di fornitura (saldatura di pezzi) tra la Curti Costruzioni meccaniche di Castel Bolognese e la divisione militare terrestre e navale di Leonardo, per gli stabilimenti di La Spezia, Brescia, Livorno, Napoli e il coordinamento Faenza per la Palestina chiede alla Curti di “non rinnovare questo contratto e quello in scadenza nel 2027 per la fornitura alla divisione Helicopter di Leonardo; di non inviare più componenti bellici per obici semoventi all’estero né altro materiale bellico, come emerge dalle relazioni ministeriali ai sensi della legge 185/90”.
Secondo Faenza per la Palestina “Leonardo S.p.A. è il colosso industriale militare controllato dal Ministero Economia e Finanze (al 30%) e da investitori internazionali (al 50%) tra cui BlackRock, e altri nordamericani. Nei suoi stabilimenti costruisce veicoli militari, carri armati, aerei, cannoni ed è coinvolta nella filiera bellica che rifornisce Israele, attualmente sotto accusa per crimini di guerra e genocidio contro la popolazione palestinese. Leonardo è stata citata anche nel rapporto della Relatrice ONU Francesca Albanese come azienda complice di genocidio a Gaza. Curti è un’azienda che produce per il settore civile e militare, iscritta ad Aiad e al registro nazionale aziende esportatrici di armi, nel 2024 ha incassato oltre un milione di euro per la vendita all’estero di pezzi di obici semoventi PZH2000 (prodotti da colossi militari tedeschi del calibro di Krauss-Maffei Wegmann e Rheinmetall). Curti è da anni nella supply chain di Leonardo fornendo servizi di saldatura e non solo a elicotteri, veicoli militari terrestri e navali. Curti è capofila di Anser, consorzio regionale di industrie aerospaziali e difesa.”
Per questo il 6 agosto Faenza per la Palestina e una serie di associazioni che hanno aderito saranno in presidio davanti la Curti, dalle 17 in poi: “Non siamo contro la fabbrica né contro il lavoro, ma contro la produzione/lavorazione/fornitura di componenti bellici. In nome di tutti i civili massacrati a Gaza e altrove da queste maledette armi, diciamo basta! In nome dei bambini orfani, uccisi e mutilati. In nome di tutto il dolore del mondo, togliamo anelli alle catene della guerra. Basta fabbricare e saldare strumenti di morte! Chiediamo agli operai di Curti di unirsi a noi.”
Queste le adesioni: Campagna Stop Rearm Europe; Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e le Università; Coordinamento Campagna BDS Bologna; Coordinamento BDS Ravenna; Coordinamento no Nato; Faenza eco-logica; Spazi Mirabal; Extinction rebellion Romagna; Coordinamento Ravennate fuori dal fossile; Reca (rete emergenza climatica e ambientale Emilia Romagna); Prometeo Circolo Arci Faenza; Resistenza Popolare; Centro di documentazione don Tonino Bello (Faenza); giornale IL CASTELLO di Castel Bolognese; Centro Pace Forlì; Osa Faenza; USB Emilia-Romagna; Fronte Comune (Faenza); Carc Ravenna; Ravenna in Comune; Collettivo La Comune; Potere al Popolo Ravenna- Faenza; Partigiani per la pace Cesena; Rifondazione Comunista Circoli di Ravenna – Imola – Castel San Pietro.

