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Ravenna. Imprese tra tradizione e futuro: cresce il ricambio generazionale tra giovani under 35 e imprenditori over 70

Nel secondo trimestre del 2025 le imprese guidate da giovani sono aumentate di 123 unità. Parallelamente, però, si registra un progressivo invecchiamento della base imprenditoriale nelle province di Ferrara e Ravenna in linea con l’andamento demografico generale. A giugno 2025 i titolari d’impresa con almeno 70 anni erano 4.843, pari al 13% del totale: dieci anni prima erano 5.073 (11,4%). In pratica, a fronte di una riduzione di sole 230 unità (-4,5%), nello stesso periodo il numero complessivo delle imprese individuali è calato di quasi 7 mila.

Lo evidenzia un’analisi dell’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ferrara Ravenna, basata sui dati Unioncamere-InfoCamere. Il settore dove la presenza di imprenditori anziani è più forte è l’agricoltura, dove quasi un titolare su tre ha oltre 70 anni. Seguono la fornitura di energia e l’artigianato manifatturiero, mentre la quota più bassa si registra nei comparti più innovativi, come l’ICT e la consulenza.

Secondo la Camera di commercio, questo invecchiamento riflette due fattori principali: il rallentamento del ricambio generazionale e la difficoltà – spesso culturale – a passare il testimone. Una dinamica che desta particolare preoccupazione per le piccole imprese tradizionali e familiari, radicate nel territorio, dove la continuità generazionale è spesso decisiva per garantirne il futuro.

“Il dato in crescita delle imprese giovanili ci conforta e ci sprona sempre di più nel nostro forte impegno nel sostenere le giovani generazioni, si deve allo stesso tempo prendere atto che la trasmissione d’impresa, a sostegno della quale la Giunta camerale destinerà, anche per il prossimo anno, nuove risorse finanziarie nell’ambito del Piano straordinario a sostegno dei Giovani, costituisce una fase naturale ma spesso critica della vita di un’impresa”. Così Giorgio Guberti, presidente della Camera di commercio di Ferrara Ravenna, che ha aggiunto: “La domanda non è più “Quando?”, ma “Come?”. In che modo, dunque, è possibile generare un passaggio tra generazioni di successo? Sicuramente grazie al talento dei singoli imprenditori, ma anche e soprattutto attraverso processi programmati e pianificati, come, ad esempio, la formazione manageriale, una nuova organizzazione del lavoro e la progettazione finanziaria dell’impresa. Il passaggio generazionale nelle imprese – ha proseguito il presidente della Camera di commercio – non è solo un processo obbligato da pianificare con largo anticipo, ma può rappresentare una grande opportunità strategica: le aziende ferraresi e ravennati che hanno affrontato un passaggio generazionale tra il 2013 e il 2024, infatti, hanno conseguito risultati economico-finanziari superiori alla media, con un differenziale positivo medio annuo di oltre il 7% nei ricavi.”

“Del resto, lo sa bene la Camera di commercio, l’impresa non esaurisce i suoi effetti con i servizi che offre e con il profitto che ne trae: essa, e tutti i fenomeni che la riguardano, produce valore sociale” -afferma un portavoce della Camera di commercio, aggiungendo- “In un’epoca segnata da tensioni geopolitiche, instabilità economica e rapidi cambiamenti tecnologici, il passaggio generazionale assume una rilevanza ancora maggiore. Tale processo infatti, già di per sé delicato, si trova ora a confrontarsi con un panorama di incertezze che richiede nuove competenze e strategie innovative. Il passaggio d’impresa non è, dunque, più solo una questione di successione familiare, ma un motore di crescita, di innovazione e di coesione territoriale”.

L’obiettivo della Camera di commercio sta proprio in questo: agire non solo sull’imprenditore uscente e subentrante ma, soprattutto, sulle persone che gravitano intorno all’imprenditore e nelle quali egli ripone la propria fiducia, anche attraverso il modello del “workers buyout”, l’operazione di acquisto di una azienda realizzato dai dipendenti dell’impresa stessa. Saranno finanziate, in particolare, le azioni di affiancamento per gestire tutte le complessità – tecniche, burocratiche, legali, finanziarie ma anche psicologiche – connesse al passaggio generazionale, che vanno oltre quelle strettamente legate alla gestione del patrimonio e si inseriscono nel quadro più generale del wealth management. “Chi subentra non eredita solo un’azienda, ma responsabilità, relazioni, visione. Il passaggio generazionale – ha concluso Guberti – è uno dei momenti più delicati – e più potenti – nella vita di un’impresa. Non è solo un cambio di ruoli, ma una trasformazione profonda che tocca valori, strategie, identità. Oggi il contesto ci impone un cambiamento radicale, accelerato da transizioni tecnologiche, energetiche e culturali ed è qui che le nuove generazioni sono chiamate a fare la differenza portando nuovi modelli organizzativi ed una sensibilità diversa verso la sostenibilità, l’innovazione, il talento”.