Tre casse di espansione, aree allagabili, delocalizzazioni puntuali e tanta manutenzione dei fiumi: presentato a Castel Bolognese il piano per la sicurezza idraulica della Valle del Senio
Serata estremamente partecipata quella di ieri sera, lunedì 15 settembre nel chiostro del Palazzo comunale di Castel Bolognese, dove le istituzioni locali, unioni della Romagna Faentina, della Bassa Romagna e Regione, avevano dato appuntamento ai cittadini per illustrare il piano per la messa in sicurezza idrogeologica della Vallata del Senio, dopo gli eventi alluvionali che si sono susseguiti da maggio 2023. Un piano formato da proposte emerse dai territori e girate alla Regione per poter costruire il progetto.
Ci sono porzioni di territorio, con abitazioni private e terreni coltivati, che sono “andate sotto” per ben quattro volte da allora e la paura, ma anche la rabbia, di chi vi abita e lavora è tangibile, oltre che comprensibile.
Nonostante questo, l’incontro è stato caratterizzato da un confronto assolutamente composto e collaborativo. Non sono mancate le critiche e le richieste esplicite, soprattutto su dove verranno realizzati gli interventi, quali siano le tempistiche reali e su cosa si farà nel frattempo per contenere gli effetti di un cambiamento climatico che, come ha sottolineato il sindaco di Castello in premessa, è ormai un dato di fatto assodato con il quale fare i conti. E di “negazionisti del clima” almeno nella nostra Romagna tanto devastata più volte, negli ultimi due anni, pare proprio che non ce ne sia traccia, quanto meno ieri sera nella piazza di Castello.
C’è però ancora confusione, nel pensiero comune, su quali siano gli interventi davvero efficaci per mitigare gli effetti del climate change e mettere il più possibile i territori al riparo dalle conseguenze dei fenomeni meteorologici più avversi: tagliare tutti gli alberi nell’alveo dei fiumi? Mantenerli per frenare la discesa a valle dell’acqua? Dragarei fiumi dai sedimenti? Lasciare il letto dei fiumi come sta, anche se la portata d’acqua è diminuita? E i temuti “animali fossori”, che fanno tane negli argini, indebolendoli, che se ne fa? Un tema, quest’ultimo, emerso solo nell’intervento di un cittadino e mai nominato dagli interlocutori istituzionali, che hanno però parlato a lungo di manutenzione puntualee continua dei fiumi come di un punto imprescindibile del piano per la messa in sicurezza del territorio. A questo capitolo la Regione, per tramite del suo presidente, Michele de Pascale, ha dichiarato di aver raddoppiato lerisorse in modo stabile per i prossimi anni. Che magari non vuole essere un’esplicita ammissione di colpa per le carenze imputabili a chi ha governato nei decenni precedenti, ma indica un chiaro cambio di rotta da oggi in poi. Che forse è quello che veramente conta, visto che il passato non si cambia, ma il futuro si costruisce con le scelte del presente. La comunicazione tra cittadini e istituzioni è stata sottolineata più volte come un punto critico, da perfezionare: tanti i cittadini che hanno lamentato di non ricevere risposte alle telefonate e mail inviate ai “piani alti”, un problema ammesso dallo stesso presidente de Pascale, che ha indicato il problema nell’imbuto che si crea a causa del personale insufficiente: “ma dobbiamo migliorare – ha chiosato – i cittadini devono trovare risposte dai sindaci e i sindaci dalla Regione”.
Ma andiamo con ordine, perché di “carne al fuoco” ne è stata buttata parecchia.
CHI C’ERA
Intanto le presenze istituzionali: c’era il presidente della Regione, Michele de Pascale, a cui compete la responsabilità politica di rappresentare il piano, e la sottosegretaria alla presidenza Manuela Rontini, che ha gestito con la consueta competenza la serata, switchando tra i relatori, gli interventi del pubblico ed elargendo specifiche e chiarimenti laddove necessario. C’era ovviamente il sindaco di Castel Bolognese, Luca Della Godenza, “padrone di casa”, che ha aperto l’incontro, ponendosi in un ruolo di interfaccia tra i livelli istituzionali superiori e la cittadinanza, senza quel distacco che solitamente si imputa ai politici. E c’erano un po’ tutti i sindaci del territorio coinvolto, dalla collina alla pianura, da Casola Valsenio a Solarolo, passando per Lugo, Alfonsine, Cotignola, Fusignano.
C’erano poi i tecnici, chiamati ad entrare nei dettagli del piano: Monica Guida, responsabile del Settore Difesa del Suolo in Regione, Andrea Colombo, responsabile del settore tecnico dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, Gianluca Loffredo, vice commissario alla ricostruzione, dello staff di Fabrizio Curcio e Massimo Camprini, direttore dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e Protezione civile.
E, ultimo ma nient’affatto ultimo, c’era un pubblico numeroso e attento, proveniente da tutta la vallata del Senio, molti anche gli agricoltori che lavorano su terre più volte martoriate dalle alluvioni. Tutte le sedie messe a disposizione nella piazzetta del chiostro erano occupate, ma diverse persone si sono a lungo assiepate sotto i portici, resistendo compatte fin quasi al termine dell’incontro, chiusosi attorno alle 10 di sera.
GLI INTERVENTI
Luca della Godenza, sindaco di Castel Bolognese, ha aperto i lavori con un intervento molto sentito e schietto, in cui ha messo in fila le priorità, le aspettative del territorio e il sentimento che serpeggia tra i suoi concittadini e le persone che si sono alluvionate, da quel drammatico maggio 2023: “Ogni volta che piove un po’ di più del solito, c’è paura. Dobbiamo riportare la sicurezza e la serenità in questo territorio e dobbiamo farlo in fretta”. Una sicurezza che non attiene ad un singolo Comune o ad una sola città, ma a tutto il comprensorio: “Tutti i territori della Valle del Senio sono una comunità, dalla collina alla pianura, non è pensabile fare ragionamenti ristretti. I piani e le azioni da mettere a terra devono tenere conto di tutto il corso del fiume, ci si salva solo insieme”.
E poi la buona notizia: “Dopo due anni abbiamo finalmente un piano e i fondi per tradurlo in realtà: il Governo ha stanziato le risorse al 2027” (il presidente de Pascale ha poi accennato al fatto che verranno anticipate dalla Regione, per partire subito).
Le parole chiave emerse sono state tre: comunità, nel senso di progetti che coinvolgano l’intera vallata, tempi, che significa non perdere altro tempo e realizzare le opere necessarie e infine responsabilità, quella che si prendono i sindaci nei confronti dei cittadini e la Regione verso gli enti locali: ora le proposte ci sono, vanno trasformate in un piano di azione dalla Regione.
Ma quali sono queste proposte? In primis, le casse di espansione, tre a supporto del territorio di Castel Bolognese, delle quali una già funzionante, una realizzata ma da perfezionare entro il 2026 e una terza da costruire a partire dal 2026.
Dove verranno collocate le cassePoi le aree allagabili, cioè quei terreni golenali o prossimi al fiume, che il fiume naturalmente tende a riprendersi in caso di piena eccessiva e che gli vanno lasciati. Su questo punto, sicuramente scomodo, il sindaco è stato chiaro: “Tra Cuffiano e Ponte del Castello ci sono 220 ettari di ‘terra di nessuno’ (intendendo campi, sì coltivati, ma non con insediamenti urbani), che vanno considerati allagabili, concertando una politica di rimborsi e indennizzi agli agricoltori. Se sommiamo le tre casse di espansione e le terre allagabili arriviamo a circa 10 milioni di metri cubi di acqua che può essere assorbita in caso di esondazione, ed è una cifra davvero importante”.
Su questo tema si è soffermato parlando degli argini privati da ricostruire: “La normativa permette ai privati di farlo, ma proteggere i campi in destra Senio, significa mettere a rischio alluvione la città, e non è pensabile. Nel 2023 Castello ha avuto 12 rotte arginali, quelle che servono devono restare aperte”, ha detto chiaramente.
zone che il fiume si riprese durante le alluvioniUn altro concetto ribadito è stato quello di una manutenzione molto più puntuale e costante di quella avuta fino a qui, anche per dare un segnale tangibile ai cittadini sulla cura delle istituzioni per il territorio: sfalci in alveo, rimozione del materiale flottante, briglie da costruire in collina per trattenere acqua e fango, sono tutte azioni da portare avanti, mentre si lavora alle grandi opere.
Un ultimo accenno l’ha dedicato al sistema di Protezione civile: “quando piove e arriva l’allerta arancione o rossa non è uno scarico di responsabilità, ma è assumersi appieno la responsabilità di mettere in primis in salvo le persone. Avere un corpo di protezione civile che funziona o che non funziona fa la differenza tra quel che è successo da noi e quel che è successo a Valencia o in altre parti del mondo”. E ha chiesto un applauso, ricevuto, per i volontari impegnati a Castello, “una 70ina di ragazzi senza i quali non ci saremmo salvati”.
È poi intervenuto il presidente della Regione, Michele de Pascale, che ha ribadito che si lavora “vallata per vallata”, i fiumi vanno considerati nella loro interezza, precisando che nei tavoli di lavoro sono stati coinvolti tutti i soggetti interessati.
“Oggi siamo chiamati a due azioni da portare avanti contemporaneamente: la realizzazione di opere di invaso, e chi vi dice che non servono, mente. E la manutenzione ordinaria, per la quale abbiamo raddoppiato le risorse dall’insediamento di questa Giunta. Dai 25milioni del passato, siamo arrivati a 50, ogni anno per sempre”. Sulla manutenzione della collina, de Pascale ha parlato anche di un accordo stipulato con i Consorzi di Bonifica, “che conoscono bene il territorio”, per gestire una risorsa idrica che non è immediatamente distinguibile in fiumi e corsi minori. “Del lavoro è stato fatto, altro verrà fatto in ottobre, non tutto si fa in una notte, va recuperato uno storico e c’è anche la difficoltà a reperire ditte specializzate, ma la decisione di garantire fondi pluriennali certi per questo tipo di attività permette anche alle aziende di strutturarsi in questo senso”, ha sottolineato.

Sulla ripartizione delle opere da realizzare tra Regione e Stato, attraverso le agenzie di Sogesid e Consap, è stato detto che le cose non hanno funzionato e molte opere gestite dallo Stato non sono partite: “Stiamo lavorando con il commissario per accelerare”, ha detto de Pascale, senza nascondere che i rapporti con chi è venuto prima di Curcio non sono stati ottimali. “Nel primo anno e mezzo dall’alluvione c’è stata poca armonia tra Governo e territori, da gennaio è cresciuta considerevolmente ed è indispensabile per lavorare bene. Abbiamo ricevuto uno stanziamento di 1 miliardo di europer fare casse di espansione, stanziati in 10 anni, ma anticipa la Regione. Sul fatto che bastino o non bastino, io dico intanto cominciamo a spendere questi. Il Commissario è autorizzato a fare norme di semplificazione e ha autorizzato la Regione con risorse proprie a potenziare le proprie strutture: non andremo più da altri soggetti dello Stato, ce le facciamo da soli. Si parla di modifiche normative approvate a giugno di quest’anno”.
Sul bacino del Senio ha ricordato 3 grandi interventi già in programma: si tratta di due casse di espansione da realizzare a monte di Castel Bolognese e una a valle, la cassa di Cotignola: “due sono solo da ottimizzare, la terza va realizzata ex novo”.
“Ci sono anche scelte da prendere sulle aree di laminazione – ha sottolineato -, trovando il giusto equilibrio tra territori abitati e territori coltivati. Stiamo approvando strumenti come la servitù di allagamento, cioè la possibilità di lavorare insieme al mondo agricolo perché ci sia un meccanismo non solo di esproprio ma di indennizzi, che lascia la terra e indennizza ai proprietari una quota percentuale a seconda del rischio alluvione, sapendo che in caso di eventi avversi, potrà diventare allagabile”. Accordi che vanno pensati per tempo e non decisi nell’emergenza, ha rimarcato, rievocando l’episodio in cui, da sindaco di Ravenna, fu costretto a “pregare una cooperativa per allagarne i campi e salvare la città”, riferendosi al noto caso della Cab Terra di Ravenna.
Altro strumento è quello delle delocalizzazioni, che ha chiesto ai cittadini di valutare in “maniera laica”: si tratta di casi molto puntuali e specifici, nei tratti non arginati dei fiumi, nei quali è impossibile garantire la sicurezza a chi vi abita o lavora. In proposito c’è un’ordinanza della struttura commissariale, ora al vaglio della Corte dei Conti che verrà illustrata non appena possibile.
“Una recente norma, approvata a luglio – ha aggiunto – permette semplificazioni sugli indennizzi e da luglio è possibile presentare domanda di indennizzo anche per gli eventi avversi del 2024. Chi l’ha provata sa che è una via crucis ma dalla quale si esce risarciti. Per i danni di medio-bassa intensità si è studiata una via più agevole, senza perizia”.
“Non vi fate raccontare che vogliamo fare tracimazioni controllate ovunque perché non è vero – ha commentato -, quella è l’ultima ratio, le prime cose da fare sono le casse di espansione e la manutenzione. Abbiamo tanti problemi veri, non perdiamoci in quelli che non esistono. Avete tutte le ragioni per starci con il fiato sul collo, ma il nostro vero assillo è la sicurezza del territorio, lavoriamo come una comunità per risolvere i problemi”.
Sono poi intervenuti tutti i tecnici, con relazioni molto puntuali e molto specifiche, difficili da sintetizzare e riportare ma che si possono approfondire a questo link (dal minuto 52).
In chiusura di serata, la parola è passata al pubblico: diversi gli interventi, sia di singoli cittadini, che di gruppi organizzati in comitati e associazioni. Le questioni più frequentemente riprese sono quelle legate alle tempistiche e alla necessità di sapere quando si metteranno a terra le opere. Nella popolazione, siano residenti, siano imprenditori agricoli che coltivano terre nella zona, c’è tutta l’urgenza, molto più che comprensibile, di sapere come verranno fatte le cose ma anche quando, perché il tempo, è stato più volte sottolineato, è l’unica risorsa che questi territori non hanno. Alla prossima grande pioggia, può capitare nuovamente la rovina e chi ha il potere di contenere i rischi ha tutta la responsabilità di farlo.



