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Grandi (Fd’I): “Su un edificio comunale di Ravenna sventola una bandiera non istituzionale: serve neutralità”

Su un immobile comunale di Ravenna, precisamente in via Maggiore, nell’ufficio decentrato che è sede della cosiddetta “Casa delle Donne”, sventola da tempo una bandiera che non appartiene a nessun ente istituzionale, ma che veicola un messaggio ideologico ed inequivocabile a sostegno di Francesca Albanese, una figura che, senza entrare nel merito, non porta con sé un segnali di unità nazionale o messaggi trasversalmente condivisi.

È assolutamente inopportuno – e giuridicamente dubbio – che su edifici pubblici, mantenuti con risorse della collettività, vengano esposti simboli che non rappresentano l’intera comunità ma solo una parte di essa e fomentino (nuovamente senza qui entrare nel merito) divisioni. Un Comune ha il dovere di garantire neutralità e inclusività, specie nei luoghi che ospitano realtà associative, consentire o, peggio, tollerare affissioni del genere significa prendere una posizione politica travestita da “normalità”, snaturando la funzione pubblica dell’immobile.

Inizialmente, di fronte a precise richieste di chiarimento rispetto ad episodi simili accaduti in passato e a cui la nostra amministrazione ci ha ormai abituato, , il Segretario Generale del Comune rispondendo alla sollecitazione del collega Esposito aveva affermato che l’unico soggetto titolato a rispondere sull’eventuale liceità di tale esposizione fosse il Prefetto, posizione apparsa saggia e rispettosa delle competenze istituzionali anche se tendenzialmente volta a lavarsi le mani quando la soluzione dell’immediata rimozione dei vessilli sarebbe stata molto più semplice ed immediata.

Tuttavia, a sorpresa, dopo che per mesi nulla era accaduto, pare che questa linea sia stata abbandonata dato che l’assessore Schiano (nuovamente rispondendo alle richieste di Esposito) ha dichiarato che non verrà chiesto alcun parere al Prefetto: un dietrofront inspiegabile, che alimenta dubbi e perplessità.

Si tratta di una questione non solo formale ma profondamente sostanziale.

È come se, in un condominio, un inquilino decidesse di affiggere sulla facciata comune una bandiera che rappresenta solo la sua visione del mondo. Gli altri condomini – che magari non la condividono affatto – si vedrebbero costretti a conviverci quotidianamente un fatto inaccettabile in un condominio, che lo diviene a maggior ragione in un immobile pubblico, cioè di noi tutti.

Non si tratta di censura, ma di rispetto. Il rispetto dovuto a ogni cittadino che riconosce negli spazi pubblici un luogo neutrale, non uno spazio conteso o politicizzato.

La bandiera istituzionale è una sola: quella della Repubblica Italiana affiancata, ove previsto da quella dell’Unione Europea e dell’istituzione proprietaria dell’immobile ogni altra, seppur legittima in un contesto privato, è fuori luogo su immobili pubblici.

È tempo che il Comune di Ravenna dia una risposta chiara, trasparente e rispettosa dell’istituzione che rappresenta e soprattutto garantisca ciò che dovrebbe essere ovvio: la neutralità degli spazi pubblici.

Nicola Grandi, Consigliere comunale di Fratelli d’Italia, capogruppo