De Carli (Popolo della Famiglia) a difesa di Nicola Carnicella e della “libertà di dire quello che pensa”
Non proprio una condanna unanime. A due giorni da quando è scoppiato il “caso Carnicella” – che vede il vice presidente del Consiglio territoriale di Piangipane protagonista di affermazioni contro le donne che denunciano violenze o che sostengono la causa della lotta alla violenza maschile contro le donne – nemmeno una parola è stata spesa sul tema dalle forze politiche che lo sostengono.
Fatta eccezione per Alvaro Ancisi, leader di Lista per Ravenna, nelle cui file Nicola Carnicella è stato candidato ed eletto al ruolo istituzionale che ricopre. Nessuna presa di distanza però. Ancisi ha solo rivendicato l’estraneità attuale del consigliere dalla lista, precisando che si è dimesso a maggio scorso, aggiungendo un laconico “chi sono io per giudicare”.
È di questa mattina invece la nota del Popolo della Famiglia, a firma del portavoce Mirko De Carli, che prende le difese di Carnicella e della sua “libertà di dire quello che pensa”, definendo l’alzata di scudi contro le parole del vice presidente territoriale un “linciaggio mediatico inaccettabile”.
“Posso non condividere i modi – articola De Carli – ma criticare la narrazione a senso unico sulla violenza sulle donne è un atto di coraggio di questi tempi. Se Barattoni sperava che il Popolo della Famiglia si unisse alla lapidazione mediatica e umana del consigliere Carnicella ha sbagliato di grosso: difendiamo con forza la libertà di parola e di pensiero di tutti e non ci uniamo al coro ipocrita di chi pensa di aver la superiorità morale per giudicare le idee altrui”.
Le idee in oggetto, lo ricordiamo per completezza di informazione, sono contenute nelle parole espresse dal consigliere Carnicella a margine di un articolo sulle iniziative per il 25 novembre nei Comuni della Romagna Faentina: “nelle rispettive giornate sarà necessario un corteo per umiliarle (le donne, n.d.r.), in modo che le lamentele prendano un senso”.
“I modi con cui ha espresso la sua posizione – aggiunge – possono essere condivisibili o meno ma la scelta di non aderire alla falsa e pelosa narrazione a senso unico sulla violenza sulle donne che descrive un paese che non c’è dove i maschi sarebbero dei predatori seriali è per me, per noi un atto di coraggio. I numeri dei fatti riguardanti questo fenomeno (che condanniamo con fermezza) e i processi conseguenti non sono tali da definire l’Italia un paese afflitto da femminicidio e per giunta da invocare un’azione di permanente criminalizzazione del maschio in quanto tale”.
“Carnicella non ha alcun obbligo a dimettersi per via delle intimidazioni ricevute dalla sinistra o dalle decine di associazioni (o presunte tali) che lo hanno preso di mira – conclude De Carli -: continui il suo lavoro da consigliere (se vuole) e non abbia paura di dire quello che pensa: siamo ancora, grazie a Dio, in una democrazia. Per quanto riguarda i politici e rappresentanti di movimenti ed associazioni che lo hanno attaccato si sciacquassero la bocca prima di parlare: sono i primi che offendono le donne con la pratica delle quote rose che le considera come una sorta di specie protetta”.







