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Consiglio comunale Ravenna: approvato odg su impegno enti territoriali per la Palestina, ma spaccatura su Albanese

Approvato ordine del giorno sull’impegno degli enti territoriali per la Palestina

Ieri, martedì 2 dicembre, (per chi volesse rivedere la seduta: https://ravenna.consiglicloud.it/ ) si è riunito il Consiglio comunale di Ravenna ed è stato approvato l’ordine del giorno “L’impegno degli enti territoriali per la Palestina” presentato da Luca Cortesi (Pd), Nicola Staloni (Alleanza verdi sinistra) e Igor Gallonetto (Movimento 5 Stelle) con 16 voti favorevoli (Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza verdi sinistra), 10 contrari (Fratelli d’Italia, Viva Ravenna, Forza Italia, Lista per Ravenna-Lega-Popolo della famiglia, Progetto Ravenna), un non voto (La Pigna – Città, forese e lidi) e l’estrazione del badge da parte dei gruppi Ama Ravenna e Pri (sostanzialmente equivale a un non voto, anche se non è stato spinto l’apposito tasto della pulsantiera del voto, ma estratto il badge).

Sono intervenuti nel dibattito: Luca Cortesi (Pd); Renato Esposito (Fratelli d’Italia); Filippo Donati (Viva Ravenna); Nicola Grandi (Fratelli d’Italia); il sindaco Alessandro Barattoni; Veronica Verlicchi (La Pigna – Città, forese e lidi); Igor Gallonetto (Movimento 5 Stelle); Alberto Ancarani (Forza Italia); Patrizia Zaffagnini (Fratelli d’Italia); Nicola Staloni (Alleanza verdi sinistra); Mauro Falco Caponegro (Fratelli d’Italia); Gianfranco Spadoni (Lista per Ravenna-Lega-Popolo della famiglia); Chiara Francesconi (Progetto Ravenna); Domenico Antonio Esposito (Pd); Guido Fabbri (Pd); Pietro Maria Moretti (Fratelli d’Italia); Petia Di Lorenzo (Pd); Nicola Grandi (Fratelli d’Italia); Francesco Stucci (Pri); Alberto Ancarani (Forza Italia).

Il commento del Partito Democratico

“Il documento richiama anzitutto la gravità della situazione nei territori palestinesi occupati. Nella Striscia di Gaza, come riportato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), la risposta militare israeliana agli attacchi del 7 ottobre 2023 ha provocato, fino al 17 settembre 2025, almeno 65.052 vittime palestinesi, più della metà delle quali donne, anziani e minori.

Il 92% delle unità abitative risulta distrutto o gravemente danneggiato, mentre almeno 1,1 milioni di persone necessitano di un riparo e le restrizioni all’ingresso degli aiuti umanitari rendono estremamente difficile reperire acqua, cibo e medicinali. Il sistema sanitario è in condizioni critiche: solo 17 dei 36 ospedali risultano parzialmente operativi, mentre tra le 10.500 e le 12.500 persone necessitano urgentemente di essere evacuate per cure mediche non disponibili nella Striscia.

Nel documento vengono inoltre richiamati gli effetti delle misure repressive in Cisgiordania e a Gerusalemme est, come riportato da OCHA e da altri organismi internazionali citati, dove le condizioni di vita della popolazione palestinese sono state ulteriormente aggravate: si registrano almeno 986 palestinesi uccisi, almeno 17.000 arresti, oltre 40.000 persone deportate o trasferite forzatamente e un incremento della violenza dei coloni, spesso perpetrata nell’indifferenza o con la connivenza delle truppe occupanti.

L’ordine del giorno richiama poi le valutazioni della Corte internazionale di giustizia contenute nel parere del 19 luglio 2024 nel quale la Corte ha riconosciuto l’illegalità della presenza civile e militare israeliana nei Territori palestinesi occupati, a causa di violazioni gravi del diritto internazionale tra cui la costruzione e l’espansione delle colonie, le restrizioni alla libertà di movimento, la costruzione del muro, le demolizioni di proprietà palestinesi, l’estensione della legislazione israeliana a Gerusalemme est, l’adozione di leggi discriminatorie, lo sfruttamento delle risorse naturali e le deportazioni forzate.

La Corte ha stabilito che Israele debba porre fine alla propria presenza illegale nel territorio palestinese, smantellando le colonie, ritirando le truppe e cessando qualunque forma di controllo effettivo sul territorio, sottolineando che tali obblighi non possono essere subordinati ad alcun negoziato o motivazione di sicurezza.

Il documento menziona inoltre le conseguenze giuridiche che derivano per gli Stati terzi, richiamando gli articoli 41 e 42 del Progetto di articoli sulla responsabilità degli Stati della Commissione del diritto internazionale che impongono agli Stati il dovere di non riconoscere come lecita la situazione derivante da tali violazioni, di non fornire aiuto o assistenza al loro mantenimento e di cooperare per porvi fine. Tali principi sono stati nuovamente ribaditi dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nella risoluzione ES-10/24 del 18 settembre 2024.

L’ordine del giorno ricorda anche l’accertamento da parte della stessa Corte internazionale di giustizia dell’esistenza di un rischio imminente di genocidio nella Striscia di Gaza che attiva gli obblighi derivanti dalla Convenzione sul genocidio e impone agli Stati, tra cui l’Italia, di fare tutto ciò che è in loro potere per prevenire e impedire la commissione di un genocidio. Analoghi richiami riguardano l’ordinanza del 30 aprile 2024 relativa alla necessità di evitare il trasferimento di armi che possano essere utilizzate in violazione del diritto internazionale umanitario.

Nel testo compare anche il riferimento al rapporto pubblicato il 16 settembre 2025 dalla Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite, che denuncia condotte di genocidio da parte di Israele e ricorda che la responsabilità statuale ai sensi della Convenzione sul genocidio non dipende dalla condanna di individui a livello penale internazionale, imponendo agli Stati terzi l’obbligo di prevenire e punire tali crimini.

Pur ricordando che la politica estera è competenza esclusiva dello Stato, l’ordine del giorno sottolinea che Regioni ed enti locali, in quanto enti costitutivi della Repubblica, sono comunque tenuti al rispetto delle norme internazionali e possono svolgere attività di mero rilievo internazionale nelle materie di propria competenza. Tali attività includono, a titolo esemplificativo, iniziative di studio, scambio di informazioni, partecipazione a conferenze, gemellaggi, attività promozionali e rapporti con enti territoriali stranieri. Proprio in virtù di tali prerogative, gli enti locali possono anche scegliere di non avviare o non proseguire rapporti internazionali con soggetti coinvolti in gravi violazioni del diritto internazionale.

Alla luce di quanto esposto, l’ordine del giorno propone che l’amministrazione effettui una ricognizione di tutte le attività promozionali, commerciali, culturali e sociali che coinvolgono enti e aziende israeliane richiamate dalle pronunce della Corte internazionale di giustizia, astenendosi dall’avviare o sospendendo eventuali accordi.

Indica inoltre la necessità di garantire accoglienza umanitaria e sanitaria ai profughi palestinesi, sostenere i presidi sanitari nei territori occupati, esprimere pubblicamente sostegno e solidarietà al popolo palestinese attraverso iniziative, manifestazioni, materiali espositivi e relazioni con enti omologhi palestinesi, nonché sostenere il lavoro dei difensori dei diritti umani e delle organizzazioni israeliane e palestinesi impegnate nella tutela dei diritti fondamentali. Viene proposta anche la sospensione della vendita, nelle farmacie comunali, di parafarmaci, attrezzature mediche e preparati cosmetici prodotti da aziende israeliane, garantendo la presenza di alternative.

L’ordine del giorno esprime inoltre solidarietà a Francesca Albanese per il lavoro svolto come Relatrice Speciale delle Nazioni Unite e condanna le sanzioni unilaterali imposte dal governo degli Stati Uniti. Viene indicata la necessità di attivarsi nelle sedi di raccordo istituzionale e tramite le associazioni rappresentative degli enti locali affinché il rispetto degli obblighi internazionali sia garantito anche a livello statale ed europeo, e di chiedere ai Ministeri competenti la piena trasparenza sui transiti di armamenti destinati a Israele o ad altri paesi in guerra nei porti italiani, incluso quello di Ravenna. Si chiede infine che tutte le azioni previste dal documento rimangano attive fino al ripristino del rispetto del diritto internazionale”.

Spaccatura su Francesca Albanese

Il commento del segretario della Lega di Ravenna Luca Cacciatore
“Ravenna una delle ultime ‘Stalingrado d’Italia’, dove il pensiero unico è inflessibile e intransigente e dove è difficile, quasi impossibile, che la Giunta comunale riconosca i passi falsi compiuti. Mi riferisco alla arcinota vicenda della cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, personaggio ormai molto discusso sul piano politico e mediatico. Gran parte del Pd e dei suoi amministratori più accorti stanno facendo passi indietro significativi, soprattutto dopo alcune dichiarazioni di Albanese rilasciate in concomitanza con la devastazione della redazione de ‘La Stampa’ che hanno destato serie preoccupazioni.
Allarmano anche le sue posizioni ideologiche considerate fortemente antisemite e antisioniste. Non dimentichiamo infatti l’allerta per i gravi episodi di razzismo antiebraico che accadono in Italia ad opera di violenti riuniti sotto le insegne propal insieme, come è stato rilevato, a militanti dell’islam politico in Italia. Ci vorrebbe da parte di amministratori lungimiranti una riflessione approfondita su questi ultimi due anni, sulle violente manifestazioni di piazza, sulla martellante propaganda anti-Israele e più in generale anti-ebraica e anti-occidentale. Ma Alessandro Barattoni rimane fermo sulle sue posizioni dimostrando di non capire che con la cittadinanza onoraria a Albanese diffonde implicitamente segnali di antisionismo e antisemitismo come nei tempi più bui dei totalitarismi del ‘900.
Ormai è stato chiarito che l’attacco dei terroristi di Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023 era rivolto non solo a fiaccare lo stato ebraico ma a lanciare un avvertimento agli Stati occidentali, a quelli europei in particolare, intrisi di cultura woke e di multiculturalismo, che sembrano incapaci di difendere la propria civiltà e le libertà conquistate.
I propal non sono nati in Italia ma, guarda caso, è in Italia che hanno trovato un terreno fertile più che altrove, individuando alleati nella sinistra massimalista, nei centri sociali, negli antagonisti ma anche in ambienti di area sinistra della cultura, dello spettacolo, dell’università, della scuola, dei media, del sindacato, che hanno contribuito a diffondere odio antiebraico e bufale sulla guerra, su Israele e su Gaza. Oggi si levano voci anche a sinistra che dicono basta.
Servirebbe un bagno di realtà e passi indietro rispetto a cittadinanze onorarie elargite ideologicamente, ma il sindaco di Ravenna rimane in trincea incapace di rimediare al danno fatto”.

Il commento di Nicola Grandi, capogruppo e consigliere comunale di Fratelli d’Italia

L’ordine del giorno presentato da PD, AVS e M5S su “L’impegno degli enti territoriali per la Palestina” non ha ottenuto il sostegno di Progetto Ravenna (Azione, Italia Viva, PSI, +Europa), del PRI e di Ama Ravenna, i cui rappresentanti hanno tolto il tesserino prima del voto.

Un dissenso netto, legato non a sfumature ma alla sostanza del documento, che includeva anche la richiesta di sostegno a Francesca Albanese. Una figura che, per le sue dichiarazioni pubbliche, ha suscitato forti e motivate perplessità…dal “monito alla stampa” dopo l’assalto a una redazione giornalistica, alla pubblica correzione di un sindaco che condannava Hamas.

Il punto non è parlare di pace, né negare l’assistenza sanitaria o l’accoglienza umanitaria ai civili, che il Governo italiano sta già garantendo. Il problema è utilizzare il conflitto mediorientale per forzare prese di posizione simboliche e strumentali all’interno di un consiglio comunale che ha e deve avere ben altri scopi, suscitando tensioni che nulla hanno a che vedere con Ravenna, al contempo non possiamo accettare lezioni di moralità o accettare di essere accusati di mancanza di rispetto o coscienza, o sono forse accusati di questo anche i rappresentanti di Progetto Ravenna, PRI e Ama Ravenna?.

Un ordine del giorno di questo tipo non produce effetti concreti e (come ben testimoniato dalle forze politiche di opposizione che si sono astenute) rischia solo di trasformare l’aula in un palcoscenico ideologico, un gioco a cui chi ha deciso di fare politica in modo serio e responsabile come non di Fratelli d’Italia non intende piegarsi. Ravenna ha bisogno di equilibrio, serietà e responsabilità istituzionale, non di atti identitari privi di reale utilità”.