La Lettera
Lettera di due studentesse dell’Oriani di Ravenna su settimana corta: Molti disagi solo per dormire il sabato mattina?
Una scelta destinata a cambiare la quotidianità scolastica e che, nelle scorse settimane, ha fatto discutere studenti, famiglie e docenti. Il Liceo scientifico Oriani di Ravenna si prepara a voltare pagina sul fronte dell’organizzazione delle lezioni, avviando il passaggio dalla tradizionale settimana su sei giorni a un modello su cinque giorni, con il sabato libero. Una decisione che segna un cambio significativo nella quotidianità degli studenti, inserendosi nel più ampio dibattito sul rapporto tra tempi della scuola, carichi di studio e qualità della vita.
Pubblichiamo la Lettera inviata in redazione da due studentesse del liceo, contrarie alla settimana corta, ed ora preoccupate e deluse.
La lettera
( Scriviamo questa lettera con rabbia, delusione, e frustrazione: emozioni che non possiamo più contenere. La lettera è scritta al singolare ma è il frutto del contributo di due studentesse).
Non capisco come si possa pensare che la settimana corta sia fatta per il benessere degli studenti visto che già ogni giorno è una corsa contro il tempo fra la scuola, i compiti, corsi curricolari, impegni extra, sport e mantenere (possibilmente) una vita sociale che è altrettanto importante per uno studente/essa.
Nessuno tiene conto degli studenti del forese, provenienti da fuori Ravenna, che sono ancora più discriminati (e sì, uso questa parola perché è quella più adatta per descrivere come mi sento) da tale riforma. Difatti quest’ultimi si alzano molto presto la mattina e, in questo modo, tornerebbero a casa troppo tardi, come me che, per esempio, dovrei alzarmi tutti i giorni alle sei, aspettare fuori da scuola la mattina, per poi tornare a casa alle tre del pomeriggio, pranzare e iniziare subito a fare i compiti, per cinque giorni consecutivi e trovarmi il sabato a casa comunque sommersa di compiti da recuperare perché non avrò mai il tempo di fare tutto, visto che non ce l’ho nemmeno adesso a volte. Senza contare che non avrei minimamente tempo di fare sport, nemmeno una volta a settimana.
In pratica non potrei più vivere, dovrei essere un robot che ripete lo stesso loop stressante tutti i giorni (senza contare che ci sono persone che abitano più lontano e che sarebbero messe peggio di me, come gli studenti provenienti da Comacchio). Ritengo, difatti, che il Liceo Scientifico abbia un carico di studio troppo elevato per essere concentrato in questa maniera.
Ci è stato detto che gli orari degli autobus verranno cambiati ma è ovvio che non possono cambiare solo per noi e, visto che non sono cambiati di un minuto nella distanza di circa dieci anni, non penso proprio che lo faranno ora. Ma anche se ciò venisse fatto, la durata del viaggio di ritorno verso casa resterebbe immutata, che siano un’ora, due ore o mezz’ora.
Anche la frequenza di alcuni corsi pomeridiani extra-curricolari come il corso di Biomedica o di Filosofia Orientale, i corsi di recupero e i corsi per le certificazioni linguistiche, diventerebbe molto difficoltosa se non impossibile.
Nessuno ha nemmeno mai tenuto conto dell’alimentazione scorretta a cui saremmo sottoposti, visto che dovremmo fare due merende, spesso non sane o prese alle macchinette, al posto di un pasto caldo, sano e completo anche se fin dalla scuola dell’infanzia ci viene spiegata l’importanza di fare cinque pasti al giorno con frutta e verdura e a non riempirci di cibo-spazzatura.
Tutto questo, a detta di molti, solo per dormire il sabato, mentre io, come tante altre persone, dovremmo faticare e fare dei sacrifici o addirittura cambiare scuola.
Un’altra cosa poco chiara, sono i recuperi orari per cui l’Oriani è famoso e che sono parte della tradizione di questa scuola. Con la settimana corta usciremmo alle 13: 45 e ci sarebbero circa 41 ore di recupero per il triennio e un tot per il biennio.
A noi studenti è stato detto dalla Dirigenza che queste ore verranno recuperate attraverso viaggi di istruzione, non tenendo concretamente conto della disponibilità (bassa) dei professori ad accompagnarci e della disponibilità economica delle famiglie. Inoltre, stiamo davvero barattando 41 ore (che sarebbero più di una settimana) di scuola, quindi di studio, con delle gite? Vogliamo davvero tagliare i programmi di tutte le materie per dormire un giorno in più? È evidente che non è stato definito un piano didattico chiaro.
Io sono una studentessa ed è abbastanza ovvio che sarei contenta di fare molte gite ma ci tengo anche alla mia istruzione, che in questo modo verrà ovviamente meno. I viaggi d’istruzione hanno una certa importanza didattica e lo riconosco, ma non potranno mai sostituire dei prof, degli esseri umani, che ci spiegano direttamente le cose. È così che a parere mio hanno mascherato la realtà a molti ragazzi/e.
Sono venuta qui per studiare, mi piace imparare cose nuove ma con questa riforma questo mio desiderio verrebbe soffocato. Si parla molto del fatto che gli studenti non hanno più voglia di studiare ma è questo ciò che ci propone la nostra scuola: degli orari compressi che rendono lo studio un dovere faticoso e non una passione da coltivare e soprattutto, piacevole.
Ma quello che fa più rabbia è che dicono che abbiamo fatto un percorso democratico e diplomatico e che è stata presa questa decisione coinvolgendo tutti, peccato che, in fin dei conti, non è stato così.
Inizialmente c’è stata un’assemblea per ogni classe per parlare di questa riforma. Questo dialogo è stato come parlare con un muro: molte domande non hanno avuto una risposta, gli studenti contro perché pendolari o altre motivazioni venivano liquidati come casi specifici e di poco conto. Io però pensavo che la Scuola fosse per tutti. Di fatto è stato un incontro inutile, almeno per il mio caso.
Poi siamo passati subito al referendum, così definito dalla scuola, degli studenti (compresi anche gli studenti di quinta che l’anno prossimo non ci saranno e l’indirizzo scientifico-sportivo che adotta già la settimana corta), dei docenti, del personale ATA e dei genitori da cui è emerso che gli studenti sono spaccati a metà (con soli 6 voti in più per il sì su un totale di 1072 votanti).
Anche i docenti sono risultati sempre spaccati a metà con una leggera maggioranza verso il sì, il personale ATA pienamente favorevole e la maggioranza dei genitori contro.
Per cui, se si fa il conto, la maggioranza della comunità scolastica è contraria alla riforma e i 2/3 (soglia che era stata dichiarata necessaria) non sono stati raggiunti, come nel 2023.
Ci era stato detto che avremmo seguito un iter democratico e che il nostro era un VOTO. Però ora questi voti sono stati ignorati totalmente, è come se li avessero stracciati, perché non concordi con una decisione che era, in verità, già stata presa.
Dopo il referendum, il 9 dicembre è stato fatto un incontro con i rappresentanti dei genitori e l’11 dicembre è stato convocato un Consiglio di Istituto “a porte aperte” di cui, però, non si sapeva nulla (non c’è stata nessuna circolare o nessun avviso sul Registro Elettronico). Da questo Consiglio è emersa la vittoria del sì alla settimana corta, con 8 docenti favorevoli su 8, 3 studenti favorevoli su 4 (1 è astenuto), un genitore favorevole su 4, 2 rappresentanti del personale ATA favorevoli su 2 e il voto favorevole della Dirigente Scolastica.
Tuttavia, alla delibera del Consiglio di Istituto, non sono stati allegati i motivi per cui è stata presa questa decisione nonostante i miliardi di disagi che si verrebbero a creare.
A questo punto mi chiedo: dove sono la tanto dichiarata democrazia? E la trasparenza? È molto semplice, non ci sono state. La definiscono una decisione condivisa ma ignorare dei voti è semplicemente escludere chi non si vuole ascoltare. Questo è quello che ci insegnano, a fare di tutto per avere quello che vogliamo anche calpestando i diritti degli altri. Rivestire di belle parole un problema e un disagio serio è molto semplice, è una scorciatoia per fare ciò che era stato già deciso.
All’inizio a scuola, è stata sottolineata l’importanza di votare tutti, e per questo hanno anche prolungato il tempo delle votazioni, per poi, però, NON CONSIDERARE MINIMAMENTE gli esiti. Inoltre, a scuola era passata erroneamente, a quanto pare, l’idea che il voto dei genitori fosse tale, in realtà poi era solo una consultazione la cui maggioranza era comunque negativa. Ma anche il voto delle famiglie è importante visto che dietro noi ragazzi ci sono loro, anche economicamente, e una Buona Scuola può funzionare solo con la collaborazione scuola-famiglia.
Infatti, non è stato considerato il clima di incertezza e insicurezza che si era creato a scuola a causa di queste supposizioni che sono delle mancanze nei confronti di noi studenti privi di comunicazioni ufficiali.
Come si sarà già capito non sono d’accordo su questa decisione, e non mi nascondo, ma anche se fossi d’ accordo riconoscerei che tutto ciò non è giusto perché non è democratico dato che alcune voci sono state silenziate, non ascoltate.
La verità è che la decisione era già stata presa fin dall’inizio ed è stato fatto di tutto per deliberarla facendo passare la questione come una scelta democratica della comunità scolastica.
A questo punto mi chiedo se la scuola tenga davvero al benessere psico-fisico (parola usata a sproposito molto spesso) dei propri ragazzi o se sono prevalse altre ragioni egoistiche dietro questa decisione. È vero che il sabato sarebbe un giorno di riposo in più, ma solo per docenti e personale ATA, non per gli studenti che avrebbero comunque i compiti a casa.
Se ci si pensa, si è seguita una strategia ben precisa: è una casualità che questa decisione sia stata presa nel weekend della penultima settimana di scuola prima delle vacanze di Natale a ridosso delle Feste?
Io mi chiedo se non ci siano altri modi per innovare la scuola e, magari provare la settimana corta solo per le nuove classi invece di interferire sul percorso di tutti ragazzi/e che stanno qui da più tempo, che hanno scelto questa scuola anche valutando il piano orario in base alle loro esigenze. Questa potrebbe essere una proposta che va incontro a tutti.
È chiaro che in questa decisione io e molti altri abbiamo un ruolo irrilevante, anche se la Scuola vive per gli studenti e senza di questi chiuderebbe. Tuttavia, hanno deciso ALTRI per me, e io ho partecipato solo sulla carta ma nei fatti valgo zero. Io mi sento così. Uno zero. Anzi forse ancora meno.
Forse perché la mia voce, come tante altre, non è stata nemmeno ascoltata. Sono veramente indignata.
Quello che chiedo con questa lettera è un aiuto, non vorrei ridurmi a cambiare scuola e rinunciare alla mia classe, ai miei sogni e obiettivi, per questa innovazione così importante ma che nessuno aveva richiesto e che è stata presa in maniera affrettata, nonostante i molti disagi che si verrebbero a creare.
Noi crediamo e pensiamo che si possa ancora trovare un punto d’incontro REALE e CONCRETO per tutti. Grazie.
Due studentesse deluse e amareggiate del Liceo Scientifico Oriani di Ravenna


