per non dimenticare
Ricordare Andrea Ricci, oggi, significa iniziare a studiarlo
Gentile Direttore, questo sarà il primo Natale senza il professor architetto Andrea Ricci, scomparso il 14 novembre. Una data che ha lasciato un vuoto profondo non solo nella sua famiglia e tra le persone che gli hanno voluto bene, ma anche nella comunità accademica, professionale e umana che ha avuto il privilegio di conoscerlo.
Andrea Ricci era ravennate doc, romagnolo verace: nel modo di parlare diretto, nell’ironia mai banale, nella concretezza con cui affrontava il lavoro e la vita. Un tratto identitario che non ostentava, ma che emergeva naturalmente, soprattutto nei momenti di confronto e di dialogo sincero.
A Natale ci sentivamo sempre. Era una consuetudine preziosa: ci confidavamo i successi e gli insuccessi dell’anno che stava per finire e i progetti, le speranze, talvolta le preoccupazioni per quello che stava per cominciare. Un racconto che spesso si tingeva di ironia sulle vicende del mondo, sulle evoluzioni dell’architettura, e su quel disincanto lucido verso la politica che non diventava mai cinismo, ma restava pensiero critico.
Il Natale è il tempo della memoria e delle voci che continuano a parlarci anche quando non sono più accanto a noi. Andrea Ricci continua a farlo attraverso il suo insegnamento, il suo lavoro e l’esempio di rigore, passione e umanità che ha saputo trasmettere a generazioni di studenti e colleghi. Non era solo un architetto e un docente stimato, ma una persona capace di ascolto, di visione e di rispetto profondo per il sapere e per le persone.
In questi giorni di luci e silenzi, la sua assenza pesa di più. Ma la gratitudine che sentiamo non può fermarsi al ricordo. Dovrebbe condurci a un impegno più profondo: quello di studiare con attenzione ciò che Andrea Ricci ci ha lasciato, a partire dalla straordinaria testimonianza dei suoi disegni di analisi e di progetto, nei quali l’architettura e il paesaggio dialogano con intelligenza, sensibilità e rigore raro.
Per tali ragioni, questo ricordo vuole essere anche un appello alle autorità politiche e culturali della sua città, ai colleghi studiosi: intraprendere un percorso di ricerca, conservazione e divulgazione della sua opera. Far conoscere il pensiero e il talento di Andrea Ricci non è solo un dovere della memoria, ma un atto di responsabilità verso la cultura architettonica contemporanea romagnola e ravennate, esempio per le nuove generazioni.
Ricordarlo, oggi, significa iniziare a studiarlo.
A. B.


