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Grandi (FdI): “A Ravenna c’è un problema, che non riguarda i botti di Capodanno ma il modo in cui l’amministrazione tratta i cittadini”

Solo un anno fa il vicesindaco Eugenio Fusignani spiegava, con grande sicurezza, perché le ordinanze contro i fuochi d’artificio fossero inutili, illegittime e persino controproducenti.

Non un dubbio, non una sfumatura: secondo quella ricostruzione le ordinanze (si, proprio quelle chieste a gran voce da associazioni e consiglieri comunali, fra cui il sottoscritto) erano descritte come illegittime, inefficaci, simboliche, incapaci di educare e persino dannose.

Venivano portati esempi, citazioni, casi emblematici, fino a Napoli, per dimostrare che il divieto non solo non funziona, ma “moltiplica” il fenomeno. Il messaggio era chiaro e perentorio: chi fa ordinanze sbaglia, chi non le fa governa meglio, secondo il vice sindaco  si trattava di “provvedimenti di facciata”, incapaci di educare, inapplicabili, smentite dall’esperienza di altri comuni e addirittura responsabili di peggiorare la situazione. Il tema, ci veniva detto, non era normativo ma culturale. Questione di civiltà, buon senso, rispetto.

Il messaggio era chiaro e perentorio: chi fa ordinanze sbaglia, chi non le fa governa meglio.

Un anno dopo, quella narrazione viene completamente ribaltata.

Oggi l’ordinanza non solo esiste, dettagliata, giuridicamente argomentata, sostenuta da norme nazionali, direttive europee, richiami alla sicurezza pubblica, al decoro urbano, alla tutela degli animali e persino ai siti UNESCO. Tutto ciò che ieri veniva liquidato come “provvedimento di facciata” oggi diventa atto necessario e responsabile.

Questa non è una semplice evoluzione di pensiero, si tratta di una smentita totale, non un “abbiamo sbagliato”, non un “il contesto è cambiato”. Nulla. Come se le dichiarazioni dello scorso anno non fossero mai esistite.

E allora la questione diventa inevitabilmente una questione di credibilità.

Le norme c’erano anche nel 2024. I problemi di sicurezza, gli incidenti, il disturbo agli animali c’erano anche nel 2024. Il decoro urbano non è nato ieri. Dunque: perché allora si diceva che un’ordinanza fosse inutile e oggi si sostiene il contrario? Si è scelto allora consapevolmente di non dire tutta la verità oppure oggi si sta facendo ciò che fino a ieri si definiva sbagliato? In entrambi i casi, il risultato è un corto circuito istituzionale.

Ma c’è un altro elemento che rende questo provvedimento ancora più criticabile: la tempistica.

Un’ordinanza che incide su comportamenti diffusi, radicati da decenni, e che introduce divieti e sanzioni, viene comunicata alla stampa praticamente a ridosso della sua entrata in vigore. Come si pretende che i cittadini ne siano a conoscenza? Come si può parlare di rispetto delle regole se le regole vengono rese pubbliche quando ormai non c’è più tempo per adeguarsi?

Un’ordinanza efficace richiede informazione preventiva, campagna di comunicazione, coinvolgimento, gradualità.

Qui invece si procede per atto improvviso, confidando forse più nell’effetto annuncio che nella reale applicabilità. Esattamente ciò che un anno fa veniva criticato.

Che sia chiaro: il merito del provvedimento non è in discussione.

Il rispetto per gli animali, la tutela della sicurezza delle persone, la riduzione degli incidenti e del degrado urbano sono obiettivi condivisibili e sacrosanti. Diverse associazioni e diversi consiglieri di opposizione fra cui il sottoscritto in passato avevano chiesto proprio questo, venendo messi a tacere, quasi in malo modo ma il fine non giustifica il metodo, soprattutto quando il metodo mina la fiducia dei cittadini.

Qui il problema non è l’ordinanza in sé, ma l’idea che le regole possano cambiare radicalmente da un anno all’altro senza spiegazioni, senza memoria, senza coerenza, come se le parole pronunciate ieri non avessero peso. Questo modo di amministrare non educa al rispetto: lo indebolisce.

Questa città invece di essere accompagnata verso comportamenti più civili, viene trattata come se dovesse semplicemente adeguarsi all’ultima versione della linea politica, qualunque essa si o nel 2024 si era in mala fede, o lo si è oggi.

In entrambi i casi, il problema non sono i botti di Capodanno ma un’amministrazione che sembra dimenticare troppo in fretta ciò che ha detto e fatto, chiedendo ai cittadini una serietà che per prima fatica a dimostrare.

Nicola Grandi, Consigliere comunale di Fratelli d’Italia, capogruppo