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Dalla materia oscura ai neutrini: 38 studenti ravennati “scendono” nei Laboratori del Gran Sasso
© XENON Collaboration

Un viaggio virtuale a 1,4 chilometri sotto terra, nel cuore di uno dei centri di ricerca più avanzati al mondo. È questo il primo appuntamento della ventesima edizione di Un pozzo di scienza, il progetto gratuito di divulgazione scientifica promosso dal Gruppo Hera e rivolto agli studenti delle scuole superiori, che quest’anno prende il via con un collegamento diretto ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

Martedì 20 gennaio, dalle 10 alle 12, una ventina di classi del biennio e del triennio superiore parteciperanno a un evento online che consentirà di entrare, seppur a distanza, nel più grande laboratorio sotterraneo al mondo dedicato alla fisica astroparticellare. Un’occasione rara per conoscere da vicino le ricerche su neutrini, materia oscura, evoluzione stellare e asimmetria tra materia e antimateria, condotte da oltre mille ricercatori provenienti da una trentina di Paesi.

I Laboratori del Gran Sasso, nati alla fine degli anni Settanta da un’idea di Antonino Zichichi, sono scavati sotto 1,4 chilometri di roccia del massiccio appenninico. Una profondità che li rende naturalmente schermati dai raggi cosmici e permette di osservare fenomeni estremamente rari, impossibili da rilevare in superficie. Qui si studiano, tra le altre cose, i neutrini, particelle fondamentali per comprendere la struttura e l’evoluzione dell’Universo, e proprio grazie agli esperimenti condotti in queste strutture è stato possibile dimostrare che i neutrini hanno massa, appartengono a tre diverse “famiglie” e possono trasformarsi l’uno nell’altro.

“I Laboratori Nazionali del Gran Sasso sono un luogo unico al mondo per studiare i segreti dell’universo da una prospettiva che forse pochi immaginerebbero – sottolinea il presidente dell’INFN Antonio Zoccoli -. Aprirli agli studenti significa offrire loro un’occasione concreta per entrare in un grande laboratorio scientifico e capire come nasce e funziona la ricerca di frontiera. Qui, da sottoterra, studiamo fenomeni fondamentali ancora non compresi, come la natura della materia oscura, portando avanti una tradizione scientifica in cui l’Italia è un riferimento internazionale”.

Accanto alla ricerca pura, il percorso consentirà anche di approfondire il legame tra scienza di base e applicazioni concrete. Le tecnologie sviluppate per realizzare rivelatori sempre più sensibili e sistemi di analisi avanzati trovano infatti ricadute in ambiti come la medicina, l’industria e l’informatica. Un esempio è il Consorzio HPC4DR, dedicato all’uso del calcolo ad alte prestazioni per la riduzione dei rischi legati a disastri naturali e di origine antropica, o il ruolo del CNAF di Bologna, centro nazionale di calcolo dell’INFN che gestisce ed elabora le enormi quantità di dati prodotte dagli esperimenti di fisica fondamentale.

L’iniziativa coinvolge anche numerose classi romagnole: al momento ne risultano iscritte 3 di Cesena (65 alunni), 9 classi di Forlì (200 alunni), 2 classi di Ravenna (38 alunni) e una classe di Rimini (26 alunni). Le iscrizioni restano aperte attraverso il sito del Gruppo Hera, dove è possibile consultare anche il calendario completo degli altri appuntamenti di Un pozzo di scienza, un progetto che da vent’anni accompagna studenti e docenti alla scoperta dei luoghi e dei linguaggi della ricerca scientifica contemporanea.