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Porto di Ravenna. Legacoop Romagna: “Coesione territoriale e azione nazionale per tutelare crescita, lavoro e investimenti”

Nel dibattito sulle prospettive del porto di Ravenna e sulle sfide che attendono il sistema portuale nel 2026, interviene Legacoop Romagna, che prende posizione dopo le recenti dichiarazioni del sindaco Alessandro Barattoni. Un intervento che guarda al quadro internazionale, alle politiche nazionali e alle scelte territoriali come fattori decisivi per la tenuta dei traffici, dell’occupazione e dello sviluppo futuro dello scalo ravennate.

Legacoop Romagna esprime sostegno all’impostazione richiamata dal Sindaco: i risultati conseguiti e le prospettive per il nuovo anno vanno letti dentro un contesto economico internazionale che resta fragile. In termini macroeconomici, per sostenere traffici e filiere produttive, sono indispensabili pace e stabilità internazionale, elementi che incidono direttamente sull’andamento dei mercati e sulla continuità degli scambi.

“Sul piano nazionale – proseguono – occorrono politiche industriali e misure di sostegno alla crescita, capaci di rafforzare la competitività delle imprese e l’attrattività degli investimenti. Il porto di Ravenna rappresenta una piattaforma strategica per l’economia regionale e nazionale: la sua solidità dipende anche da una cornice di sviluppo che metta al centro produzione, logistica e innovazione”.

Da Legacoop sottolineano che “a livello territoriale la priorità è la coesione: serve l’unione di tutti gli attori – istituzioni, imprese, lavoro, rappresentanze e sistema della conoscenza – per aprire una stagione di forti investimenti nelle infrastrutture che collegano il porto, a partire da rete ferroviaria, viabilità, intermodalità e accessibilità delle aree logistiche. È la linea indicata anche nel documento che Legacoop Romagna ha presentato recentemente a tutti gli attori del territorio, con l’obiettivo di costruire una visione comune e un’agenda operativa per rendere il porto sempre più competitivo e capace di generare sviluppo sostenibile e lavoro di qualità”.

“In un quadro internazionale ancora instabile, pace e stabilità sono precondizioni decisive anche per l’economia reale: da qui passa la tenuta dei traffici e delle filiere. Al tempo stesso, servono politiche industriali e sostegno alla crescita: senza una prospettiva nazionale solida, la competitività del porto e del sistema produttivo rischia di indebolirsi”, dichiara il presidente di Legacoop Romagna Paolo Lucchi.

“Dobbiamo tutelare il porto e la sua crescita perché da qui dipendono occupazione e capacità di investimento. Siamo in una fase di trasformazione, tra grandi investimenti e nuove sfide competitive e tecnologiche: il lavoro portuale regolato va rafforzato con più competenze e strumenti, per garantire qualità e sicurezza. Il lavoro di qualità si difende solo con la coesione degli attori e con un’azione chiara anche a livello nazionale, su politiche industriali e infrastrutturali adeguate al ruolo strategico del Porto di Ravenna – conclude Emiliano Galanti, responsabile Porto di Legacoop Romagna –. Suscita profonde preoccupazioni la nuova riforma, approvata in Consiglio dei Ministri il 23 dicembre scorso, incentrata sulla nascita del nuovo soggetto pubblico, Porti d’Italia spa, chiamata a gestire direttamente la realizzazione delle infrastrutture: se rimanesse invariato questa proposta, le Autorità di Sistema Portuale sarebbero chiamate a rinunciare a una quota di entrate da concessioni e tasse importanti per realizzare interventi sui territori. Per quanto sia utile un coordinamento dei soggetti della portualità italiana, serve una revisione profonda di questo provvedimento, tramite un confronto reale con i soggetti che operano nell’ambito della portualità italiana”.