Palestre e consumo di suolo, Legambiente Faenza chiede chiarezza: “Perché costruire su un’area verde quando esistono spazi già dismessi?”
Si è conclusa con la selezione di una proposta presentata da un privato la procedura ad evidenza pubblica avviata dal Comune di Faenza per la realizzazione di una nuova palestra con funzione di interesse pubblico, interamente a carico del proponente e destinata a essere trasferita gratuitamente all’ente.
L’intervento dovrebbe sorgere su un’area privata compresa tra viale Stradone e via Corelli, di proprietà del Seminario Vescovile, con la realizzazione di un edificio di circa 1.160 metri quadrati di superficie coperta.
Una scelta che riaccende le perplessità del Circolo Legambiente Lamone di Faenza, che già lo scorso novembre aveva espresso dubbi sull’ipotesi in campo. “Ci chiedevamo perché dovesse essere individuato proprio quel prato verde per costruire e se, oltre alla palestra, fosse previsto altro”, ricordano dall’associazione ambientalista.
Nei giorni scorsi, spiegano, è emersa anche un’ulteriore indiscrezione: “Oltre alla palestra sarebbe prevista anche la costruzione di un oratorio, che immaginiamo a cura del Seminario o di altre strutture della Diocesi”.
Una prospettiva che rafforza la posizione di Legambiente, che torna a rilanciare una proposta già avanzata: “Riteniamo più corretto recuperare contenitori già costruiti, oggi dismessi o inutilizzati, invece di cementificare nuove aree verdi, incrementando ulteriormente il consumo di suolo, già elevato anche nel nostro territorio”.
L’associazione richiama esplicitamente la legge urbanistica regionale e il Piano Urbanistico Generale: “Il quadro conoscitivo previsto dalla normativa impone un censimento degli edifici e delle aree dismesse. È da lì che si dovrebbe partire per pianificare nuovi interventi”.
Legambiente ricorda inoltre che nel 2023 l’Unione della Romagna Faentina aveva aperto un bando per il riuso di immobili privati, che però “non ha prodotto risultati significativi, in particolare per la città di Faenza”. Ma questo, sottolineano, non può essere un alibi: “Una corretta applicazione dell’articolo 15 della legge urbanistica dovrebbe censire tutti i contenitori inutilizzati della città costruita, indipendentemente dalla proprietà: pubblica, privata, bancaria, religiosa o di fondazioni. Valutare le reali possibilità di rigenerazione urbana, riutilizzare gli spazi esistenti ed evitare, per quanto possibile, nuove cementificazioni”.
Quanto alle obiezioni sui diritti dei proprietari, Legambiente replica: “Le amministrazioni pubbliche dispongono di strumenti per promuovere, incentivare e orientare i privati verso scelte coerenti con il riuso dell’esistente, come la stessa legge urbanistica prevede”.
Pur riconoscendo la necessità di una nuova palestra, il circolo richiama anche altre emergenze: “Accanto agli impianti sportivi c’è un tema non meno urgente, quello degli alloggi a prezzi accessibili”.
Sulle alternative, Legambiente non entra nel dettaglio progettuale, ma osserva: “Spazi alternativi, anche molto accessibili dal centro, esistono”. Tra gli esempi citati: la ex clinica Stacchini in viale Stradone, l’ex ufficio del lavoro di via Paradiso, ma anche complessi più ampi da riqualificare come l’ex caserma dei pompieri o Santa Chiara.
E sul possibile oratorio, chiedono: “Non sarebbe più logico collocarlo negli spazi, spesso inutilizzati, già in disponibilità degli enti religiosi e delle parrocchie?”.
“In un periodo in cui si fanno bilanci sull’anno passato e si guardano le prospettive future, anche in vista del rinnovo dell’amministrazione, crediamo sia necessario aprire un vero dibattito cittadino” concludono dal Circolo Legambiente Lamone Faenza.


