Logo
Grandi (FdI): “Petizione Via Antica Milizia, 400 firme per il futuro di un quartiere”

E’ di poche ore fa la notizia della chiusura della petizione contro il degrado di via Antica Milizia e delle zone limitrofe, una raccolta di oltre Quattrocento firme conclusa in appena due settimane!

Non un’iniziativa di partito, non una mobilitazione ideologica, ma la presa di responsabilità diretta di cittadini che hanno deciso di portare alla luce una situazione ormai insostenibile.

È questo il dato politico – nel senso più alto del termine – che l’Amministrazione comunale di Ravenna non può e non deve sottovalutare. I residenti di un’area strategica per lo sviluppo presente e futuro della città, comprendente via Stradone, via Antica Milizia, via dei Poggi e le zone limitrofe, hanno sottoscritto una petizione che restituisce un quadro imbarazzante di criticità diffuse: sicurezza carente, degrado, servizi inadeguati, manutenzione insufficiente e una gestione del territorio che appare scollegata dalla realtà di un quartiere cresciuto rapidamente e profondamente trasformato.

Parliamo di una zona che in pochi anni ha visto un incremento esponenziale della popolazione residente, nuove lottizzazioni, l’insediamento di una grande struttura commerciale come Esselunga, l’imminente apertura della Casa della Salute, servizi educativi, attività sanitarie e una parrocchia sempre più frequentata.

Tutti elementi che avrebbero dovuto imporre una pianificazione attenta, una riorganizzazione puntuale e un costante dialogo con i cittadini: nulla di tutto questo è avvenuto in modo adeguato.

La petizione elenca con precisione le richieste: maggiore sicurezza e presenza delle forze dell’ordine, razionalizzazione della sosta, contrasto al degrado e alla gestione caotica dei rifiuti, incremento degli arredi urbani, attenzione al decoro e alla vivibilità. Richieste di buon senso, che non hanno nulla di straordinario, se non il fatto di essere rimaste per troppo tempo inascoltate.

A questo quadro già critico si aggiunge un episodio emblematico: la chiusura della pista ciclabile che attraversa l’area, avvenuta solo dopo una segnalazione formale tramite PEC del sottoscritto che ne denunciava la pericolosità. Un intervento tardivo, che certifica un approccio reattivo anziché preventivo, e che rafforza la percezione di un’Amministrazione poco attenta alla sicurezza quotidiana dei cittadini.

Il punto centrale non è il colore politico, né il legittimo confronto sulle scelte amministrative. Il punto è che 400 firme non politicizzate raccolte in pochi giorni rappresentano un segnale inequivocabile di una frattura nel rapporto tra istituzioni e cittadini.

Un segnale che riguarda sia la qualità delle risposte offerte, sia il modo in cui l’Amministrazione ascolta, comunica e interviene, sia – soprattutto – la manutenzione del territorio e l’attenzione reale al suo sviluppo.

L’auspicio è che questa iniziativa non venga archiviata come una protesta episodica, ma venga colta per ciò che realmente è: un campanello d’allarme. Un’occasione per rivedere metodi, priorità e approccio al governo della città. Non solo per l’area oggetto della petizione, ma come punto di partenza per un nuovo modo di amministrare Ravenna, più attento, più presente e più rispettoso delle esigenze di chi la vive ogni giorno.

Ignorare questo segnale sarebbe un errore grave. Farne buon uso, il primo passo verso un’amministrazione finalmente all’altezza della città che Ravenna ambisce a essere.

Nicola Grandi, Consigliere comunale di Fratelli d’Italia – capogruppo