Logo
Silvano Verlicchi: Bassa Romagna, comunità, sviluppo e responsabilità nel tempo del cambiamento

In un sistema economico-sociale globale in cui l’Emilia Romagna è seconda in Italia per esportazioni in valore assoluto e prima per export pro-capite, si contrappongono attualmente i dati Union Camere: tra manifattura e costruzioni la regione ha perso in un solo anno oltre 1500 imprese.

In questo contesto articolato la Bassa Romagna si trova davanti a un bivio: se non vuole restare ai margini dei processi politico-decisionali e delle dinamiche di sviluppo deve saper giocare un ruolo attivo e propositivo nei tavoli istituzionali e imprenditoriali.

Fare comunità non è solo un valore etico o culturale ma un vero processo di politica pubblica e di metodo di governo responsabile. Il sistema imprenditoriale, del terziario, associativo e dei servizi, per la Bassa Romagna non è una semplice componente dell’economia locale, ma ne rappresenta la struttura sociale portante.

Per avviare nuovi processi di crescita è necessario attribuire al territorio una caratura più ambiziosa, capace di coniugare politiche attive del lavoro, investimenti produttivi e nel terziario, e una forte attenzione a istruzione/formazione, innovazione, ricerca, giovani e capitale umano. L’innovazione cresce dall’incontro tra conoscenza scientifica e competenze tecniche: per cui rafforzare questo legame consentirebbe alla ricerca di tradursi più efficacemente in crescita e creazione di valore per il nostro territorio.

La Bassa Romagna non è un territorio immobile o privo di risorse ma, come altri, sta attraversando una fase di transizione in cui le risposte tradizionali non sono più sufficienti. Il lavoro cambia rapidamente, il ricambio generazionale fatica a decollare e le leadership, politiche ed economiche, tendono più a consolidare l’esistente che a sperimentare nuove strade.

Nel comparto pubblico la complessità ordinaria viene governata con competenza, ma il cambiamento strutturale continua ad essere percepito come un rischio anziché un’opportunità. Nel frattempo le criticità che attraversano il territorio diventano sempre più pressanti: crisi demografica, nuove vulnerabilità sociali, transizione ecologica e climatica, trasformazione del lavoro, sicurezza individuale, indebolimento dei legami comunitari.

Tali questioni non possono essere affrontate in modo circoscritto o emergenziale ma richiedono una visione integrata e di medio-lungo periodo. Infatti uno dei nodi più critici è costituito dalla frammentazione del dialogo tra attori che dovrebbero essere alleati strategici: politica, imprese, rappresentanze associative, lavoro, finanza, formazione e terzo settore che continuano spesso a muoversi scollegati fra loro.

I così detti “Patti strategici per lo sviluppo” sottoscritti nell’ultima decade tra Unione dei Comuni della Bassa Romagna e parti sociali, non hanno prodotto risultati chiari e misurabili, rimanendo in larga parte enunciazioni prive di concretezza non avendo avuto alcun seguito sul territorio.

Se la Bassa Romagna vorrà essere territorio che orienta i cambiamenti anziché subirli, dovrà presentarsi come interlocutore credibile e attrattivo sia verso la regione sia verso potenziali investitori e capitale umano qualificato. Serve un salto di qualità collettivo in quanto non basta amministrare l’esistente ma occorre costruire intenzionalmente più sviluppo, generando valore aggiunto e un’identità territoriale forte, autorevole e competitiva.

È necessario inoltre definire un’agenda territoriale chiara con poche priorità ma tempistiche definite che abbiano al centro innovazione dei processi produttivi, qualità del lavoro, attrazione di competenze, sostenibilità ambientale, efficienza della pubblica amministrazione e dei pubblici servizi. Senza obiettivi riconoscibili e misurabili le risorse pubbliche e private verranno impiegate in interventi scollegati che non produrranno l’effetto auspicato quali la crescita della qualità territoriale.

Un altro asse strategico riguarda la capacità di fare sistema e di inserirsi efficacemente nella programmazione regionale tramite accordi di programma e strumenti di co-progettazione. Questo implica il coinvolgimento strutturato delle rappresentanze datoriali, dei sindacati, delle associazioni, del sistema bancario e finanziario come pure dei cittadini non come semplici destinatari bensì come parte attiva dei processi decisionali. Una partecipazione ben progettata non rallenta le scelte ma le rende più solide e durature.

In questo quadro il ruolo delle banche locali e degli intermediari finanziari può essere decisivo nel sostenere investimenti produttivi, transizioni industriali e progetti ad alto impatto territoriale, a condizione che esista una cornice strategica chiara.

Infine serve il coraggio della sperimentazione ossia governare l’esistente non è più sufficiente. Occorrono politiche pilota, nuove forme di partenariato pubblico-privato e un utilizzo mirato delle risorse europee e regionali. Solo così la Bassa Romagna potrà affrontare il cambiamento con responsabilità, visione e capacità di futuro.

Silvano Verlicchi, Presidente Onorario Associazione Per la Buona Politica