Caccia, grazie a una cittadina di Riolo Terme il Consiglio di Stato apre allo stop per ragioni etiche
Una sentenza destinata a fare giurisprudenza nazionale parte anche da Riolo Terme. Il Consiglio di Stato ha infatti accolto il ricorso promosso da LNDC Animal Protection, riconoscendo che le motivazioni etiche e morali sono sufficienti per escludere un terreno privato dall’attività venatoria, annullando un precedente diniego della Regione Emilia-Romagna.
Il caso riguarda una cittadina di Riolo Terme, proprietaria di un fondo agricolo, che aveva chiesto l’esclusione del proprio terreno dai piani faunistico-venatori regionali per ragioni etiche, legate al rifiuto della caccia. La richiesta era stata respinta dalla Regione, che aveva adottato un’interpretazione restrittiva della normativa, limitando le motivazioni ammissibili. Contro quel provvedimento LNDC Animal Protection, insieme all’associazione Animal Liberation, aveva presentato ricorso.
Dopo una prima decisione sfavorevole del Tar Emilia-Romagna, la vicenda è approdata al Consiglio di Stato, che con la sentenza n. 895/2026 ha ribaltato completamente il giudizio, riformando la decisione di primo grado e annullando anche parte della delibera regionale che imponeva criteri considerati arbitrari per l’esclusione dei terreni dalla caccia.
I giudici amministrativi hanno chiarito che la normativa nazionale ed europea non consente alle Regioni di introdurre elenchi chiusi o restrittivi dei motivi per chiedere l’esclusione di un fondo dall’attività venatoria. Tra le ragioni legittime rientrano quindi anche quelle etiche e morali, purché la richiesta non comprometta in modo concreto la pianificazione faunistico-venatoria complessiva.
Il Consiglio di Stato ha inoltre sottolineato che eventuali dinieghi devono essere motivati in modo puntuale, basandosi su dati reali e verificabili, e non su affermazioni generiche o di principio.
«È un passaggio decisivo – spiegano gli avvocati Michele Pezone e Paolo Letrari, che hanno seguito il ricorso – perché riafferma il principio di legalità e riconosce pienamente il diritto dei proprietari, anche a Riolo Terme, di non subire nei propri terreni un’attività in contrasto con le proprie convinzioni etiche».
Per LNDC Animal Protection la sentenza rappresenta una vittoria di grande rilievo, non solo per il caso specifico di Riolo Terme, ma per tutti i cittadini che intendono opporsi alla caccia nei propri fondi. «Continueremo a utilizzare ogni strumento giuridico disponibile – afferma la presidente Piera Rosati – per promuovere modelli di convivenza rispettosi degli animali, dell’ambiente e dell’evoluzione della sensibilità civile».


