Parla l'ordine dei medici
|Certificazioni CPR. Gli Ordini di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini: “Un atto medico non è uno strumento di controllo né un atto politico”
Un atto medico non è uno strumento di controllo né un atto politico. Parte da questo principio netto la dichiarazione congiunta dei vertici degli Ordini dei medici di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, intervenuti dopo quanto avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 febbraio nel reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna.
Nel documento, firmato dalla presidente dell’Ordine dei medici di Ravenna Gaia Saini, dal presidente dell’Ordine di Rimini Maurizio Grossi e dal presidente dell’Ordine di Forlì-Cesena Michele Gaudio, viene ribadito con forza il fondamento etico e professionale dell’attività medica, soprattutto in relazione al rilascio delle certificazioni sanitarie.
“Il medico fonda la propria attività su valori irrinunciabili: rispetto della dignità della persona, tutela della salute, equità, indipendenza e responsabilità professionale”, scrivono i presidenti degli Ordini. Ogni paziente, sottolineano, viene visitato e assistito “senza alcuna discriminazione legata a età, sesso, religione, orientamento politico, condizione sociale o provenienza”. Un principio che rappresenta il presupposto essenziale della relazione di cura: “il medico non giudica, non seleziona, non esclude, ma si prende cura”.
Richiamando l’articolo 24 del Codice di deontologia medica, i firmatari ricordano che il medico ha l’obbligo di rilasciare certificazioni “veritiere, precise e diligenti”, basate su rilievi clinici diretti o documentati. Il certificato deve attestare fatti oggettivamente riscontrati e garantire la corrispondenza tra lo stato di salute e quanto dichiarato, poiché il rilascio della certificazione è “strettamente legato alla tutela della salute del paziente”.
Particolare attenzione viene dedicata alla certificazione di idoneità al trattenimento nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). In questo caso, spiegano gli Ordini, la visita medica segue criteri rigorosamente clinici e comprende un’anamnesi accurata, la valutazione delle condizioni fisiche e psichiche, l’eventuale presenza di patologie acute o croniche, disturbi psichiatrici, condizioni di vulnerabilità, traumi o fragilità incompatibili con il trattenimento. La certificazione deve descrivere in modo obiettivo lo stato di salute, indicando eventuali controindicazioni o limitazioni, “senza esprimere valutazioni sull’opportunità o meno del provvedimento amministrativo in sé”.
Un punto viene chiarito senza ambiguità: “Il medico non ‘autorizza’ il trattenimento: attesta esclusivamente se, in base alle condizioni cliniche rilevate al momento della visita, sussistano o meno elementi di incompatibilità sanitaria”.
Da qui l’avvertimento finale: il parere clinico non può e non deve essere utilizzato come strumento di legittimazione politica o di garanzia dell’ordine pubblico. “Strumentalizzare l’atto medico per attribuirgli una funzione di giustificazione politica significa snaturarne il senso e compromettere l’autonomia e la responsabilità professionale”, si legge nella dichiarazione.
Difendere questa distinzione, concludono i vertici degli Ordini dei medici di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, significa tutelare al tempo stesso l’etica della professione e i diritti fondamentali delle persone assistite.






