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“La salute non è un reato”. Flash mob di solidarietà di medici e infermieri per i colleghi di Malattie Infettive: “Siamo sanitari, non gangster”

Un silenzio denso, rotto solo da parole cariche di emozione, ha attraversato oggi poco dopo le 13 le scale dell’ingresso dell’Ospedale di Ravenna di Via Missiroli. Camici bianchi, colleghi, cittadini: in tantissimi hanno partecipato al flash mob di solidarietà a sostegno del personale sanitario del reparto di Malattie Infettive, finito al centro dell’attenzione dopo la perquisizione effettuata nei giorni scorsi nell’ambito di un’indagine giudiziaria sulle certificazioni sanitarie necessarie al rilascio dei nulla osta per l’accompagnamento di cittadini stranieri irregolari.

Un momento composto ma intenso, nato per esprimere vicinanza ai 6 medici coinvolti e per ribadire un principio condiviso: la tutela della salute come diritto universale.

A leggere il messaggio durante il presidio è stato Marco Montanari, oncologo, affiancato da Federica Giannotti, cardiologa, e da Petia Di Lorenzo, infermiera coordinatrice del Day Hospital. Parole pronunciate con emozione evidente, più volte spezzate dalla commozione.

Sui cartelli esposti dai colleghi dell’ospedale – presenti in numero significativo – messaggi chiari e diretti: “La salute è un diritto fondamentale di tutti (migranti compresi) non un reato”. E ancora: “Significato di salute: Benessere fisico, psichico e sociale Non semplice assenza di malattia o infermità”. Tra gli slogan anche “Siamo sanitari non gangster” e “Il Medico non giudica, non seleziona, non esclude ma si prende cura”.

Il flash mob si è svolto in modo ordinato e senza simboli di partito, con l’obiettivo dichiarato di difendere la dignità e l’autonomia della professione sanitaria. Un segnale di compattezza che, al di là delle vicende giudiziarie in corso, ha voluto riportare al centro il ruolo del personale medico e infermieristico: prendersi cura delle persone, senza distinzione.