Caso certificati medici e Cpr. Assessore regionale Fabi: “L’esperienza ravennate si basa su un protocollo sottoscritto nel 2022 tra prefettura e Ausl Romagna”
La vicenda che coinvolge sei medici dell’Ospedale Santa Maria delle Croci, oggetto di attenzione giudiziaria e politica per il presunto rilascio di certificazioni mediche non conformi a migranti irregolari destinati ai Centri permanenti per il rimpatrio (Cpr), è stata al centro del question time in Assemblea regionale, prima firmataria Eleonora Proni (Pd).
Nel suo intervento la consigliera ha sottolineano che “nelle valutazioni dei migranti i medici si trovano spesso a dovere stabilire lo stato di salute di persone per le quali non sono disponibili dati clinici sufficienti a un’anamnesi completa e a dover stabilire sulla base di questi l’idoneità alla permanenza in luoghi di cui non si conoscono le condizioni di vita, né dal punto di vista igienico né da quello dell’impatto psicologico . prosegue -. Posto che ogni cittadino è chiamato al pieno rispetto delle leggi nella propria vita personale e professionale, compito del medico è tutelare la salute, non farsi guardiano dell’ordine pubblico né strumento di gestione delle strategie migratorie dello Stato”.
Rispondendo all’interrogazione, l’ assessore alle Politiche per la salute Massimo Fabi ha innanzitutto richiamato un punto fermo: “È aperta un’indagine ma non c’è stato ancora alcun rinvio a giudizio”. Da qui la critica alle prese di posizione arrivate a livello nazionale: “Le dichiarazioni di alcuni politici nazionali che hanno tirato in ballo licenziamento, radiazione e arresto, sono state inopportune dal momento che uno dei punti fermi del nostro sistema giudiziario è la presunzione di innocenza”.
L’assessore regionale ha quindi ribadito la fiducia nel sistema sanitario regionale e nei professionisti coinvolti, sottolineando la complessità del ruolo affidato ai medici chiamati a valutare l’idoneità alla permanenza nei Centri permanenti per il rimpatrio: “Confermo la fiducia nel nostro Sistema sanitario regionale e nei confronti di questi professionisti posti davanti a una grande responsabilità nell’invio ai Cpr”.
Un passaggio centrale dell’intervento ha riguardato quella che Fabi ha definito l’“esperienza ravennate”, basata su un protocollo sottoscritto nel 2022 tra Prefettura e Ausl Romagna, in maniera specifica il Presidio ospedaliero Santa Maria delle Croci di Ravenna. “L’esperienza ravennate è innovativa e si basa su un protocollo sottoscritto nel 2022 tra prefettura e Ausl Romagna nel quale vengono definiti ruoli, modalità e garanzie sanitarie nella valutazione di permanenza in una comunità ristretta quale un Cpr”.
“Un impianto che è stato ulteriormente strutturato sul piano organizzativo attraverso l’adozione, amaggio 2025, della Procedura aziendale Pa 302 – “Accertamento delle condizioni di salute per l’ingresso nei Centri di permanenza per i rimpatri”, che disciplina il percorso ospedaliero, i setting di valutazione, le professionalità coinvolte e le modalità di rilascio della certificazione medica per la valutazione delle condizioni di salute per l’ingresso e la permanenza di un cittadino straniero nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), in conformità con quanto stabilito dalla direttiva Lamorgese. La procedura ha trovato applicazione nei Presidi ospedalieri di Ravenna, di Rimini e di Forlì, a seguito di richieste specifiche provenienti dalle competenti Questure degli ambiti territoriali dell’Ausl Romagna.
Secondo l’assessore, si tratta di una buona pratica, pensata per superare ambiguità operative, garantire uniformità procedurale e rafforzare la tutela della salute sia della persona interessata sia degli operatori coinvolti, tanto che la Regione Emilia-Romagna guarda ora a una possibile estensione del modello: “in attesa di interventi e normative nazionali di dettagli, è su questa base che la Regione Emilia-Romagna prevede di promuovere un’estensione del modello a tutto il territorio regionale, favorendo la definizione di protocolli analoghi tra Aziende sanitarie e Prefetture, così da assicurare omogeneità, chiarezza delle responsabilità e piena coerenza con la normativa vigente in ogni ambito provinciale”.





