Logo
Verlicchi (Per la Buona Politica): il Referendum sulla Magistratura, una scelta di responsabilità civica

Il 22 e 23 marzo 2026 noi cittadini saremo chiamati a esprimerci sulla riforma costituzionale riguardante la magistratura. Un appuntamento che va ben oltre la logica della contrapposizione politica e che interpella, piuttosto, il senso civico di ciascuno. Il referendum rappresenta infatti uno degli strumenti più alti attraverso cui si esercita la sovranità popolare, principio cardine sancito dalla Costituzione della Repubblica italiana. È con il voto, con un “sì” o con un “no” sui contenuti, che noi cittadini partecipiamo direttamente alle scelte fondamentali della democrazia.

Il confronto che accompagna questa consultazione è alimentato da toni esasperati e sgradevoli, con contrapposizioni e atteggiamenti che spesso esulano dal merito, trasformando un passaggio istituzionale in una sfida tra tifoserie.

Un clima che non giova alla credibilità del dibattito pubblico e che contribuisce ad allontanare ancora di più i cittadini dalla politica e dal voto, proprio quando sarebbe invece necessario favorire partecipazione consapevole e confronto dialettico nel merito.

Nel merito della riforma, la posta in gioco è chiara: se prevarranno i “no”, l’assetto attuale rimarrà invariato; se vinceranno i “sì”, si aprirà la possibilità per il Parlamento di intervenire per innovare il sistema, nel solco delle nuove disposizioni costituzionali. Secondo i sostenitori del “sì”, la modifica proposta non rappresenta un indebolimento dell’ordinamento giudiziario, ma un rafforzamento della sua indipendenza.

Al centro vi è la distinzione tra ruoli e funzioni, insieme a meccanismi come il sorteggio per arginare il peso di correnti e cordate interne.

Il Consiglio Superiore della Magistratura manterrebbe il proprio ruolo di autogoverno della magistratura, con la presidenza del Presidente della Repubblica italiana quale garanzia istituzionale.

Al di là delle diverse posizioni, che vanno rispettate in quanto entrambe portatrici di valori, la questione centrale resta quella di assicurare al Paese una giustizia efficace, imparziale e credibile.

Una buona giustizia non è soltanto una riforma tecnica, ma una scelta di civiltà democratica che incide sulla qualità della vita pubblica e sulla fiducia di noi cittadini nelle istituzioni.

Il nostro “sì” al referendum nasce da questo senso di responsabilità e dalla convinzione che una giustizia giusta sia un bene comune, non una bandiera di parte.

L’auspicio, qualunque sia l’esito del voto, è che, all’indomani del referendum, prevalga tra le forze politiche il senso di responsabilità e l’interesse generale dello Stato, superando contrapposizioni ideologiche che non fanno altro che esacerbare gli animi e alimentare tensioni dannose. Perché la giustizia, prima di essere terreno di scontro, è una questione che ci riguarda tutti.

Silvano Verlicchi, presidente onorario Associazione Per la Buona Politica