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Ravenna, zona stazione-Speyer. Fusignani: “Telecamere, nuova illuminazione e una cancellata tra l’hotel e il sottopasso”

Non solo sei telecamere, nuova illuminazione e una cancellata per la chiusura notturna. La zona stazione-Speyer entra nel vivo di un piano articolato che vale complessivamente oltre 350mila euro, che comprende anche fondi regionali, spalmati su due annualità nell’ambito dell’Accordo di programma con la Regione Emilia-Romagna (165mila euro).

Nel dettaglio, l’intervento interesserà l’area verde davanti al sottopasso tra via Pallavicini e via Carducci, con il potenziamento dell’illuminazione pubblica, l’installazione di sistemi di videosorveglianza e una riprogettazione del verde urbano. Prevista anche la chiusura serale  del parcheggio accanto alla stazione ferroviaria, misura che si affianca alla futura cancellata notturna concordata con le Ferrovie dello Stato, finanziata dal Comune con 200 mila euro.

A questo si aggiunge un capitolo infrastrutturale che incide sulla mobilità: la realizzazione della pista ciclabile in via Carducci entro il 31 dicembre 2027, con l’eliminazione complessiva di 25 posti auto (13 sotto i portici più quelli davanti al liceo classico), inserita nel più ampio riassetto dell’Isola San Giovanni.

Il piano non si limita però agli interventi strutturali. Nell’accordo rientrano anche azioni sociali ed educative rivolte al disagio, inclusa la componente giovanile, con l’obiettivo dichiarato di affrontare la sicurezza urbana in chiave “integrata”, coniugando presidio, prevenzione e rigenerazione degli spazi.

Dopo anni in cui la zona Speyer è stata al centro del dibattito cittadino per episodi di degrado, l’amministrazione comunale accelera dunque su un pacchetto di misure tra fondi regionali, risorse comunali e investimenti aggiuntivi. Ne parla il vicesindaco con delega alla Sicurezza, Eugenio Fusignani.

Vicesindaco, a che punto siamo con il nuovo Accordo di programma?
Ogni anno stipuliamo un Accordo di programma con la Regione per interventi mirati sulla sicurezza urbana. L’area Speyer era già stata oggetto di interventi in passato e abbiamo deciso di concentrare su questa zona anche il programma attuale e quello del prossimo anno. Si tratta quindi di un impegno biennale.
Il primo stralcio è ora in fase di progettazione. I lavori dovranno essere realizzati e rendicontati entro il 31 dicembre, perché solo così potremo accedere al finanziamento regionale, mentre la seconda guarda già al 2027.

Quali interventi sono previsti?
Installeremo sei nuove telecamere nella zona della stazione, che andranno a integrare quelle già esistenti, frutto dei precedenti accordi. Saranno collegate alla centrale operativa della Polizia locale e, come tutte le altre, a disposizione anche delle forze dell’ordine. Devo dire che molte indagini e operazioni concluse in questi anni hanno avuto esiti positivi proprio grazie alle immagini registrate dal nostro sistema di videosorveglianza.
L’intervento riguarderà in particolare l’area verde davanti a quello che sarà lo studentato, tra viale Pallavicini e l’ascensore del sottopasso ferroviario. Verranno potenziate l’illuminazione e la sorveglianza.

È prevista anche una chiusura notturna?
Sì. Il sottopasso verrà chiuso negli orari in cui non è più necessario il collegamento tra piazzale Aldo Moro e la stazione, cioè quando non transitano più treni. Inoltre, fuori dall’accordo ma con fondi comunali già stanziati – 200mila euro – realizzeremo una recinzione dell’area verde.
Non parliamo del giardino Speyer in senso ampio, ma della fascia verde compresa tra l’hotel e l’ascensore del sottopasso. Sarà riqualificata eliminando i cespugli e lasciando solo alberi ad alto fusto, senza zone nascoste. Diventerà un piccolo parco più ordinato e controllabile. Verrà chiuso anche il parcheggio a servizio dei dipendenti delle Ferrovie dello Stato.

L’accordo prevede anche interventi sociali.
Assolutamente sì. Per noi la sicurezza va affrontata a 360 gradi. Le azioni repressive sono indispensabili, ma devono essere affiancate da interventi di integrazione e di comprensione del disagio sociale. Se non si analizzano le fragilità e le dinamiche che stanno dietro a certi fenomeni, si rischia di fare una diagnosi superficiale e quindi di sbagliare la “cura”.
In questo lavorano i Servizi sociali, insieme alle realtà del territorio. Voglio ringraziare in particolare l’Associazione nazionale Carabinieri e i volontari che hanno scelto di affiancare mediatori di lingua araba e religione islamica per migliorare il dialogo e la comprensione di alcune situazioni. Non è un’alternativa alla repressione, ma un’integrazione.

Quanto incidono le competenze dello Stato?
L’ordine pubblico è prerogativa esclusiva dello Stato. È importante ricordarlo. Ai sindaci si devono chiedere le cose che rientrano nelle loro competenze.
Noi facciamo la nostra parte e collaboriamo costantemente con Prefettura e forze dell’ordine, che qui a Ravenna svolgono un lavoro importante e puntuale. Però esistono criticità strutturali: carenze di organico – migliaia di unità in meno tra Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza – e problemi legati all’esecuzione delle pene e ai rimpatri.
Sono questioni legislative e organizzative che richiedono interventi del Parlamento e investimenti, ad esempio nell’edilizia carceraria. Senza strumenti adeguati, è difficile dare risposte complete.

C’è un confronto con i residenti?
Costante. Personalmente e insieme al comandante della Polizia locale abbiamo incontrato più volte i residenti e il Comitato Isola San Giovanni, presieduto da Lucla Bondi. Molte delle soluzioni adottate nascono proprio da quel dialogo.

L’obiettivo è chiaro: mantenere alta l’attenzione su un’area che sappiamo essere delicata, che richiede presidio continuo e interventi mirati. Ma non parliamo di Ravenna come di una città allo sbando, perché ogni episodio viene affrontato e spesso risolto in tempi rapidi”