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Sarà inaugurata oggi, sabato 28 febbraio alle 18, al MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna la mostra “Dalla regressione della specie all’umanoide”, dedicata a Mattia Moreni (1920–1999), tra le figure più radicali e inquiete dell’arte italiana del secondo Novecento.

L’esposizione, che nel giorno dell’inaugurazione è a ingresso gratuito, sarà visitabile fino al 3 maggio e rappresenta la quinta e ultima tappa del progetto “Dalla formazione a ‘L’ultimo sussulto prima della grande mutazione’”, la più ampia antologica mai realizzata sull’artista. Il ciclo, curato da Claudio Spadoni e promosso dall’Associazione Mattia Moreni, ha coinvolto cinque musei della Romagna nei luoghi chiave della vita e della ricerca del maestro, mentre la tappa ravennate è curata da Serena Simoni.

La fase estrema della ricerca

Dopo le mostre di Bagnacavallo, Forlì, Santa Sofia e Bologna – che hanno approfondito la formazione, il periodo informale, le serie storiche come le Angurie e gli Autoritratti, fino alla rievocazione dell’antologica bolognese del 1965 – Ravenna concentra lo sguardo sull’ultima stagione creativa di Moreni, dal 1983 al 1999.

In mostra circa trenta grandi opere suddivise in due nuclei principali, cui si aggiunge una sezione documentaria. È la fase in cui l’artista, dopo aver concluso negli anni Settanta il ciclo delle Angurie e dopo aver elaborato nei suoi scritti la teoria della “regressione” della specie, traduce in pittura una riflessione amara e visionaria sulla condizione dell’uomo contemporaneo.

La Regressione della Specie e gli Umanoidi

Il primo nucleo, La Regressione della Specie e Belle Arti (1983–1995), mette in scena l’idea di una involuzione parallela: quella dell’uomo e quella dell’arte. Moreni sostiene che lungo il Novecento le Belle Arti abbiano progressivamente smarrito la propria capacità generativa, rifugiandosi in primitivismi manierati o in formalismi sterili.

Dal ciclo della regressione nasce, negli ultimi anni di attività, quello degli Umanoidi (1995–1999). Compaiono figure-robot, identikit di esseri ibridi, volti attraversati da dispositivi elettronici. Moreni immagina una mutazione antropologica in cui genetica ed elettronica aprono alla possibilità di ibridazione o sostituzione dell’uomo con la macchina.

La sezione documentaria e il progetto diffuso

Completa il percorso una sezione documentaria con fotografie e materiali d’archivio che testimoniano il dialogo di Moreni con la critica italiana e internazionale, fin dagli anni Cinquanta.

Con la tappa ravennate si chiude così un percorso espositivo che restituisce uno sguardo unitario sull’opera di un maestro scomodo e necessario, capace di attraversare il Novecento con una tensione critica costante e di interrogare, con decenni di anticipo, le trasformazioni dell’umano nella contemporaneità.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Dario Cimorelli Editore.

Info

Orari: da martedì a sabato 9–18; domenica e festivi 10–19; lunedì chiuso.
Informazioni: 0544 482477, prenotazioni@mar.ra.it , https://mar.ra.it.