L’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, non è solo una ricorrenza simbolica. È un momento di consapevolezza civile. In Italia, nel marzo 2026, ricorre anche l’ottantesimo anniversario del primo voto delle donne alle elezioni amministrative del 1946: un passaggio decisivo verso una democrazia pienamente inclusiva.
La scelta della mimosa come simbolo di questa giornata richiama una immagine semplice e concreta. La mimosa fiorisce anche in condizioni difficili. È un segno di forza gentile, di resilienza silenziosa.
Non celebra un privilegio, ma ricorda una conquista: il riconoscimento di diritti che oggi consideriamo fondamentali, ma che sono il frutto di impegno, responsabilità e visione.
Il primo voto alle donne non fu soltanto un atto formale. Fu l’ingresso pieno delle cittadine nella vita pubblica, la possibilità di concorrere alle scelte collettive, di contribuire alla costruzione del Paese. Quei principi trovarono sintesi e tutela nella Costituzione Repubblicana Italiana che afferma l’uguaglianza senza distinzione di sesso e riconosce pari dignità sociale a ogni persona. Non si tratta di parole astratte, ma di un impegno continuo: rendere effettiva l’uguaglianza nelle opportunità, nel lavoro, nella rappresentanza, nella vita quotidiana. Ricordare queste tappe significa guardare con onestà al presente.
Molti passi avanti sono stati compiuti, ma restano differenze, ostacoli, fragilità.
Il nostro tempo è segnato da trasformazioni rapide, da incertezze economiche e sociali, da timori per il futuro. Proprio per questo, il valore di quelle conquiste appare ancora più attuale. I diritti non sono acquisizioni definitive: vivono nella pratica quotidiana, nella qualità delle relazioni, nel rispetto reciproco, nella partecipazione responsabile.
Celebrare l’8 marzo oggi non significa indulgere nella retorica, ma riconoscere un patrimonio comune. Significa ribadire che la democrazia è più forte quando include, che la libertà è più solida quando è condivisa, che la parità non è una rivendicazione di parte ma un principio di giustizia.
In un contesto segnato da insicurezze, la memoria di queste conquiste può diventare una fonte di fiducia. Se la società ha saputo compiere passi così significativi in momenti ben più difficili, può continuare a crescere anche oggi.
La mimosa, con la sua fioritura precoce e tenace, ci ricorda proprio questo: la possibilità di generare valore e speranza anche quando il clima sembra incerto.
L’8 marzo e l’anniversario del primo voto alle donne ci invitano dunque a un esercizio semplice e concreto: custodire i diritti, praticare l’uguaglianza, rafforzare la partecipazione. Non celebrare il passato, ma rendere il futuro più giusto e condiviso.
Silvano Verlicchi – Presidente onorario Associazione Per la Buona Politica


