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Bakkali (PD): “Serve accelerare sulle rinnovabili e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili”

Il Pd Ravenna ricorda che nei giorni scorsi il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni aveva espresso preoccupazione per la situazione energetica nazionale, sottolineando come non sia possibile attribuire l’aumento dei costi dell’energia esclusivamente a fattori esterni e richiamando la necessità di una strategia nazionale più chiara e coerente per affrontare il problema strutturale della dipendenza energetica del Paese.
Inoltre il sindaco ha affermato che “con un’unica dichiarazione, ieri la Premier ha dimostrato allo stesso tempo due cose: di non conoscere il progetto di eolico e fotovoltaico a mare ‘AGNES’, che ha già ricevuto la procedura di V.I.A per la sua realizzazione al largo delle coste ravennati, e la mancanza di una strategia nazionale a cui pensa di rispondere con provvedimenti ad hoc che pesano sui conti pubblici, come nel caso dei dl bollette, senza risolvere nessuno dei problemi di lungo periodo del nostro Paese.”

In merito alla vicenda interviene anche la deputata Bakkali, che dichiara: “Condivido le preoccupazioni espresse dal sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e ritengo che quanto sta accadendo in queste settimane sul fronte internazionale confermi un dato ormai evidente: i Paesi che resistono meglio agli shock energetici sono quelli che hanno diversificato le fonti e ridotto la dipendenza da gas e petrolio. L’Italia, invece, continua a pagare un ritardo strutturale che deriva da scelte sbagliate e da troppi anni di rallentamenti sugli investimenti nelle rinnovabili.

Oggi il nostro Paese ha ancora circa il 70% del mix energetico basato su fonti fossili ed è tra le economie europee più esposte all’aumento dei costi dell’energia proprio perché fortemente dipendente dalle importazioni. La dipendenza energetica italiana è superiore alla media europea e questo significa che ogni crisi internazionale, dal conflitto in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente, si traduce immediatamente in bollette più alte per famiglie e imprese.

In questo contesto, invece di accelerare con decisione sulla transizione energetica, si è scelto negli ultimi anni di inseguire una strategia che ha puntato soprattutto sul ruolo dell’Italia come hub del gas, senza costruire parallelamente una vera politica industriale sulle rinnovabili. Il risultato è che oggi dobbiamo recuperare in pochi anni ritardi accumulati in oltre un decennio: per raggiungere gli obiettivi al 2030 servirebbe installare ogni anno nuova capacità rinnovabile a un ritmo molto superiore a quello registrato finora, mentre continuiamo a registrare ostacoli burocratici, incertezze normative e rinvii nelle procedure.

È per questo che considero fondata la preoccupazione espressa dal sindaco di Ravenna sull’assenza di una strategia nazionale chiara e coerente. Non si può intervenire solo con misure emergenziali per contenere le bollette se allo stesso tempo si rallentano investimenti che aumenterebbero l’autonomia energetica e ridurrebbero la nostra esposizione alle crisi geopolitiche.
Su questo tema sto seguendo da tempo il progetto Agnes e sono arrivata al quarto atto di sindacato ispettivo rivolto al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica per chiedere di sbloccare un investimento strategico già autorizzato sotto il profilo ambientale e fermo per la mancata calendarizzazione delle aste previste dal decreto Fer2.
Il governo non solo continua a ignorare quanto stiamo chiedendo da anni, ma è rimasto totalmente immobile sulle politiche energetiche di medio e lungo periodo. Il rischio concreto è che, a causa dei rinvii e dell’incertezza sulle procedure, il Paese perda infrastrutture fondamentali per la produzione di energia pulita e per la riduzione della dipendenza dall’estero.

Abbiamo chiesto al Ministero di chiarire se intenda confermare il percorso previsto per le aste sull’eolico offshore e garantire tempi certi, perché senza regole stabili e senza decisioni conseguenti non si rallenta soltanto la transizione ecologica, ma si indebolisce la sicurezza energetica nazionale e la competitività del sistema produttivo.
L’Italia ha bisogno di una strategia di medio e lungo periodo fondata sulla diversificazione delle fonti, sull’innovazione tecnologica e su un’accelerazione reale delle rinnovabili. Continuare a rinviare queste scelte significa restare tra i Paesi più esposti alle crisi internazionali e condannare famiglie e imprese a sostenere costi energetici più alti anche negli anni a venire.
Più il governo resta silente più noi continueremo a porre la questione che i fatti drammatici del conflitto nel Golfo impongono ormai come urgente e non più rinviabile.”