Faenza. Futuro incerto per le case nelle zone destinate a laminare ondate di piene fluviali
La Struttura Commissariale alla ricostruzione incontra cittadini e tecnici ma non ha la possibilità di occuparsene.
Non si intravede il traguardo per quelle persone che hanno avuto l’abitazione alluvionata tra la primavera del 2023 e l’autunno 2024 e che si ritrovano in zone idonee a laminare le ondate di piena. Per queste si viaggia verso l’anno di angoscia, da quando è stata messa in circolazione la bozza di progetto di mitigazione del rischio idraulico a protezione di città e vallata del fiume Lamone e del torrente Marzeno. Si tratta di abitazioni i cui proprietari potrebbero accedere a consistenti ristori economici per rimetterle in piena efficienza ma che al momento dell’emanazione di un’apposita ordinanza dovrebbero “regalarle” al Comune, per realizzare una zona allagabile in caso di emergenza, in cambio di denaro di provenienza statale, già apparentemente non sufficiente ad un trasferimento completo in una casa di eguale dignità in una zona sicura.
Incontro utile ma poco partecipato
E’ uno degli aspetti del dopo alluvioni emerso nel corso di un evento organizzato dall’Unione della Romagna Faentina e dal Comune di Faenza giovedì 12 marzo alle 15.20 e conclusosi alle 18.30 al cinema teatro Sarti, per l’occasione con due terzi delle poltroncine della platea occupate per lo più da ingegneri, architetti, geometri, periti, amministratori di condominio della zona, mentre nella balconata al primo piano le persone non superavano la decina; pochi i componenti dei comitati degli alluvionati a dispetto di vari posti riservati, ancora meno i cittadini interessati e fra questi persone in difficoltà che con grande educazione e calma hanno posto domande ai relatori senza trovare risposte definitive, e non per colpa di chi era seduto al tavolo sul palco.
Si trattava di una nuova tappa informativa da parte dell’U.R.F. rivolta alla cittadinanza sulla gestione del post-emergenza legata agli eventi alluvionali del 2023 e del 2024, dedicata alle novità in tema di ricostruzione privata, con un focus sulle semplificazioni per le famiglie e sulle procedure di delocalizzazione: l’obiettivo era quello di illustrare i cambiamenti normativi e i percorsi amministrativi necessari per il ripristino degli immobili.
Al centro del confronto tra tecnici e cittadinanza sono state le ultime disposizioni della Struttura Commissariale alla Ricostruzione, approfondite attraverso gli interventi dell’ingegner Luciano Rossi (dirigente del Servizio Ricostruzione Privata per il Commissario Straordinario) e l’ingegner Giovanni De Carlo (dirigente del Servizio Infrastrutture ed Edilizia Pubblica della medesima struttura). Il quadro tecnico è stato completato dai contributi dell’ingegner Maria Romani (del Presidio ricostruzione privata posta alluvione, Agenzia regionale per la Sicurezza Territoriale e la Protezione Civile, Settore post emergenza-ricostruzioni), dell’ingegner Andrea Mancini (di Invitalia Spa, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa), dell’architetto Lucia Marchetti (dirigente del Settore Ricostruzione dell’U.R.F.) e della dottoressa Antonella Altini (Servizio Emergenza dell’U.R.F.).
Un quarto d’ora prima dell’inizio dell’incontro sono arrivati Massimo Isola (sindaco di Faenza e presidente dell’U.R.F.) e Massimo Bosi (assessore comunale alla protezione civile) per un saluto ai relatori: il primo si è trattenuto in platea fino alle 15.40, il secondo ha lasciato il cinema intorno alle 17.40.

Semplificazione con paletti
Al centro degli interventi dei due ingegneri della Struttura Commissariale c’è stata l’Ordinanza numero 54 firmata il 9 novembre 2025 dal Commissario Straordinario Fabrizio Curcio avente lo scopo di offrire misure per l’integrazione e la semplificazione delle attività di ricostruzione privata disponendo quindi modifiche all’Ordinanza 14 del 3 novembre 2023. Spiegazioni e chiarimenti sono arrivati, ma quello che è balzato all’evidenza è il pesante permanere di legacci burocratici che pare nessuno riesca a rimuovere, pertanto col permanere di lungaggini nell’ottenere i giusti ristori.
Di fronte a situazioni che ormai a distanza di quasi tre anni sono drammatiche per le vite di tante persone segnate da uno o addirittura più eventi alluvionali non c’è stata una vera e auspicata sburocratizzazione. Nonostante la comprensione del problema e la buona volontà manifestata dai rappresentanti della Struttura Commissariale, l’impero della modulistica è sempre potente e inattaccabile. Commissario e Struttura sono “straordinari” ma di “straordinario” non si vede ancora il salto a beneficio di chi sta o si appresta a chiedere i promessi “al 100 per cento”: tutti, partendo dai militari che nel 2023 presero in mano la situazione, sono costretti a rispettare leggi e decreti che non appaiono adeguati a situazioni come quelle che si sono verificate.
La presenza di professionisti abilitati a svolgere perizie è, per esempio, ancora incombente anche per le situazioni più semplici, quelle dei danni limitati a poche migliaia di euro. Per i “danni minori” (Ordinanza 54/2025, articolo 14-bis) si apprende che “per richiedere la concessione del contributo semplificato il soggetto legittimato è tenuto ad allegare una relazione svolta da un professionista abilitato che descriva il danneggiamento… eccetera, eccetera”. Quindi “relazione” e non “perizia”: comunque i rimborsi arrivano al massimo 5.000 euro. E a proposito di burocrazia: “indicazione dei vani allagati nell’allegato 2bis”.
Si mettano poi definitivamente il cuore in pace coloro che evocavano per le situazioni non complesse l’uso dell’autocertificazione (che è legge della Repubblica): lo Stato non può elargire denaro se non c’è la dichiarazione responsabilità di un tecnico iscritto a un Ordine. In compenso – ma siamo all’ovvio non scontato – un tecnico abilitato può svolgere perizia e fare certificazione per un immobile alluvionato di sua proprietà.
Enigmatica “Sfinge”
Nel corso dell’incontro si è appreso da Rossi e De Carlo che ci sono diverse situazioni ferme a causa della non ancora avvenuta approvazione di vari decreti attuativi.
Per non essere da meno, la “piattaforma Sfinge” non è aggiornata all’ultima ordinanza, quindi cittadini alluvionati e i loro tecnici si armino di un po’ di pazienza, ulteriore. Pare, tra l’altro, che Sfinge nell’inserimento del dato del costo della parcella del perito tecnico consideri il costo complessivo comprensivo di Iva. “Il costo della perizia va considerato al netto. La parcella si fa sull’importo lavori non sull’importo lavori più Iva – ha sottolineato Rossi -: è specificato, è scritto in grassetto. Così è scritto nelle indicazioni che abbiamo dato ai Comuni. Non c’è stata modifica”. A contraddire l’ingegnere è intervenuto un geometra di Faenza: “Relativamente ai danni minori Sfinge fa il calcolo con la parcella comprensiva dell’Iva”. “Se c’è proprio questo errore, lo faremo correggere” ha ribattuto Rossi.
Quale destino per i delocalizzabili?
Una decina di abitazioni per un centinaio di famiglie a Faenza sono interessate dal rischio delocalizzazione: si tratta per lo più della zona di Via don Giovanni Verità sulla destra dopo il Ponte Rosso in direzione di Modigliana.
“A queste persone ad oggi nessuno ha dato un’indicazione sul loro futuro, su che cosa fare – ha detto dalla platea Marcello Arfelli, uno dei promotori del Comitato Borgo Alluvionato -, ossia fare domanda su Sfinge, spendere centinaia di migliaia di euro per sistemare questi fabbricati alluvionati, col rischio di ritrovarseli nuovamente allagati e quindi rifare un’altra pratica di ristoro e non è detto che sia finita. Significa che l’ente pubblico può arrivare a sborsare centinaia di migliaia di euro. Oppure parecchi di loro stanno aspettando di farsi delocalizzare. Ma le ordinanze si susseguono e queste persone non riescono a essere delocalizzati. Bisogna dirlo a queste persone. In un incontro con dirigenti dell’Autorità di Bacino a Parma ci è stato chiaramente detto che questi fabbricati ‘non sono difendibili, mettetevi il cuore in pace’. Sono situazioni drammatiche a Faenza, perché per loro non c’è ordinanza di delocalizzazione”.
“Oggi una risposta a queste situazioni non c’è – ha affermato De Carlo -. Anche col Decreto ‘Ciclone Harry’ è stata ampliata la maglia delle delocalizzazioni ma solo per quelle situazioni dove in situazioni particolari, caso per caso: quella situazione di disastro idrogeologico determina l’impossibilità di utilizzare il bene immobile e non di essere soggetti a una condizione di rischio. Nei casi in questione si tratta di problematiche che esulano dai compiti della Struttura Commissariale, che si occupa di attività di ricostruzione legata al danno”.


