Ravenna. Certificati “anti-rimpatrio”, il giudice decide: tre medici sospesi per 10 mesi, restrizioni per altri cinque
Tre medici sono stati sospesi per dieci mesi dalla professione, mentre ad altri cinque è stato vietato, per lo stesso periodo, di occuparsi delle certificazioni di idoneità al trasferimento nei Cpr, i Centri di permanenza per il rimpatrio.
È quanto deciso dal giudice per le indagini preliminari Federica Lipovscek nell’ambito dell’inchiesta sui presunti certificati “anti-rimpatrio” che coinvolge otto infettivologi del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna.
Come riportato dal Resto del Carlino Ravenna e dal Corriere di Romagna, i professionisti sono indagati per falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio. Il provvedimento è stato adottato dopo l’interrogatorio preventivo davanti al gip, durante il quale tutti gli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
La procura, rappresentata dalla pm Angela Scorza insieme al procuratore capo Daniele Barberini, aveva chiesto per tutti un’interdizione di 12 mesi dalla professione. Il giudice ha invece disposto misure differenziate, probabilmente valutando in modo diverso le singole posizioni.
Il Gip ha evidentemente ritenuto che, in un contesto di gravi indizi, sussista il pericolo di reiterazione del reato sebbene l’Ausl Romagna avesse fatto sapere, alla vigilia dell’interrogatorio di garanzia di giovedì mattina, di avere già escluso gli otto dalla mansione di certificazione per i Cpr.
L’indagine, avviata nel luglio 2025 e condotta dalla Squadra mobile, riguarda presunti certificati medici che avrebbero dichiarato non idonei al trasferimento nei Cpr alcuni cittadini stranieri irregolari. Come noto, tra gli elementi raccolti dagli investigatori figurano anche chat e conversazioni acquisite durante le perquisizioni effettuate nel febbraio scorso.







