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Portato da Ravenna al CPR di Milano ma non idoneo… la versione dell’avvocato Maestri sul migrante

Mi vedo costretto a prendere pubblicamente la parola dopo avere letto sulla stampa locale articoli, quale quello pubblicato da Il Resto del Carlino, in cui si afferma “Ora tutti idonei al Cpr… Via libera senza rilievi per tre irregolari con precedenti: trasferiti tra Milano e Roma. Indagine sui medici, si attende il riesame” e quello del Corriere Romagna, dal titolo “Operazione della Polizia di Stato. Soggetti socialmente pericolosi. E dall’ospedale arrivano tre “sì” al CPR. Stranieri irregolari e con precedenti portati nei centri a Milano e Roma…”

Come si evince da entrambe le fonti, che con ogni evidenza originano dal medesimo comunicato stampa, si mette in stretta correlazione l’inchiesta in corso (che ha visto l’applicazione della misura interdittiva della sospensione dalla professione per 3 medici del reparto infettivi dell’ospedale di Ravenna e l’interdizione dalla certificazione delle idoneità al CPR per altri 5 medici) con le idoneità rilasciate in 3 casi su 3 nelle ultime 72 ore.

Poiché uno dei 3 casi riguarda un mio assistito, ho il dovere di intervenire a tutela della dignità della persona migrante direttamente coinvolta nelle procedure di espatrio per spiegare come sono andate veramente le cose.

Al contrario di ciò che si legge, infatti, il mio assistito, uomo di 68 anni allo stato incensurato e gravato da precedenti non definitivi (per i quali è seguito da altro Collega del Foro), all’inizio dell’anno – dopo oltre 20 anni di regolare permanenza in Italia con la propria famiglia – si è visto revocare il permesso di soggiorno ed ha tempestivamente impugnato il decreto del Questore di Ravenna, dinanzi al Tribunale di Bologna, Sezione Specializzata Immigrazione.

Prima che il Tribunale di Bologna, tempestivamente adito, si pronunciasse sulla sospensiva, la Prefettura di Ravenna, su impulso della Questura, il 17/03/2026 notificava al mio assistito un decreto di espulsione amministrativa dal territorio nazionale ma non perché soggetto socialmente pericoloso bensì in ragione della irregolarità del soggiorno determinata dalla revoca del permesso di cui ha goduto ininterrottamente per 22 anni (dal 2004).

Convocato in Questura nella mattina del 17/03/2026 manifestava la volontà di chiedere il riconoscimento della protezione internazionale e di fronte all’inerzia degli operanti comunicata allo scrivente difensore via WhatsApp dal cittadino straniero, chi scrive inoltrava una pec alla Questura chiedendo espressamente che fosse avviata la procedura di asilo.

La pec veniva ricevuta dalla Questura alle ore 10,42 e il decreto di espulsione, unitamente al decreto di accompagnamento alla frontiera, veniva notificato al mio assistito alle ore 11,50 oltre un’ora dopo.

L’udienza di convalida si teneva davanti al Giudice di Pace alle ore 14 e in tale sede il mio assistito confermava la volontà di presentare domanda di asilo, volontà già manifestata in Questura molte ore prima, sia verbalmente dal diretto interessato che via pec dal difensore.

Prova ne sia che il Giudice di Pace rinviava l’udienza al giorno successivo, 18/03/2026, per consentire la formalizzazione della domanda. Nel pomeriggio del 17/03/2026 subito dopo l’udienza, effettivamente (e finalmente) in Questura veniva avviata la procedura di asilo.

Il giorno dopo, 18/03/2026, il Giudice di Pace pronunciava un provvedimento di diniego della convalida dell’accompagnamento alla frontiera ma il cittadino straniero veniva comunque colpito da un nuovo decreto questorile questa volta teso al trattenimento presso un CPR come prevede la legge quando viene presentata la domanda di asilo nel corso dell’esecuzione di una misura di espulsione (anche se non è questo il caso).

Questo nuovo decreto, a differenza del decreto di espulsione prefettizio, contiene per la prima volta l’affermazione che “è possibile desumere la pericolosità sociale del cittadino straniero”…

Dopo la formalizzazione della domanda di asilo (che quindi avveniva dopo oltre 24 ore dalla manifestazione di volontà del richiedente), il mio assistito veniva condotto in Ospedale a Ravenna per la certificazione dell’idoneità al trattenimento in CPR.

Un medico del Pronto Soccorso (e non del reparto infettivi, come si legge sulla stampa) certificava l’idoneità nonostante la sussistenza dei seguenti profili: attacchi di panico frequenti durante la notte, associato a parestesie, diabete mellito tipo II; cardiopatia ischemica (in passato angioplastica); tumore prostata operato pochi anni fa; ateromasia calcifica dell’aorta toracica, “ideazioni autolesive” ritenute a scopo dimostrativo e rivendicativo nonostante “In anamnesi precedente valutazione psichiatrica a giugno 2023 in seguito ad assunzione di tre compresse di xanax”.

Inoltre, il medico del PS di Ravenna non riteneva necessaria valutazione infettivologica nonostante gli esami del sangue evidenziassero globuli bianchi superiori alla norma (11.17 – rif. 4.00 – 10.00) e secondo la scienza medica i leucociti (globuli bianchi) sopra la norma indicano che il sistema immunitario sta reagendo a una minaccia, come infezioni (batteriche o virali), infiammazioni, stress fisico intenso, fumo, o malattie midollari e pur non essendo una malattia in se’, costituisce una risposta fisiologica che richiede valutazione medica specialistica, che non è stata richiesta al competente reparto infettivi (perché?).

Si può forse comprendere in quale stato emotivo e serenità operativa possano agire oggi i medici del nosocomio ravennate eppure non si dubita che il medico abbia agito in scienza e coscienza.

Sta di fatto che, condotto al CPR Corelli di Milano, il mio assistito è stato visitato da altri medici della ASL lombarda, i quali lo hanno certificato NON IDONEO, per le stesse patologie sopra indicate, al trattenimento in CPR.

Alla fine della giornata, dunque, il mio assistito – dopo 48 ore in cui ha pianto, si è disperato, ha vissuto l’inferno emotivo, nonostante la grande umanità degli agenti di polizia che ne hanno gestito la custodia e i trasferimenti – ha fatto rientro a casa a Ravenna.

Un numero sproporzionato di personale della Polizia di Stato (6 tra agenti e funzionari solo all’udienza di convalida del 17/03/2026) è stato impiegato per oltre 48 ore per trattare un caso del genere: viene da chiedersi se fosse necessario, date le obiettive circostanze, l’anzianità, l’innocuità e l’incensuratezza del cittadino straniero e gli esiti della vicenda.

Nel frattempo è arrivato il decreto del Tribunale di Bologna che ha sospeso l’efficacia del decreto del Questore di Ravenna (che aveva revocato il permesso di soggiorno) e ha ordinato alla Questura la riconsegna del permesso di soggiorno al cittadino straniero, fino alla definizione del giudizio di merito.

E’ arrivato anche il provvedimento della Corte d’Appello di Bologna di non luogo a procedere sul trattenimento al CPR perché dal CPR nel frattempo il mio assistito era già stato immediatamente dimesso dopo la visita di ingresso, con esito certificativo opposto a quello ravennate.

Ed è arrivata anche la sospensiva inaudita altera parte del Giudice di Pace di Ravenna che ha bloccato in via cautelare la procedura espulsiva.

Chi legge può quindi comprendere che il tema delle certificazioni di idoneità ha ora assunto una delicatezza estrema e in gioco c’è un diritto fondamentale delle persone: non solo il diritto individuale alla salute ma, come dice bene l’art. 32 della Costituzione, anche la salute come interesse delle collettività.

Questa vicenda dovrebbe far riflettere tutti, quanto meno su questi aspetti:

  1. l’importanza di trovare nella magistratura un efficace ed effettivo presidio di legalità che controlla e sanziona non solo i singoli ma anche le Pubbliche Amministrazioni che hanno il delicato compito di trattare i diritti umani fondamentali delle persone di origine straniera;
  2.  la disumanità (e incostituzionalità) della legislazione italiana in materia migratoria (aggravata dalle nuove norme europee di prossima applicazione) con particolare riferimento a quei buchi neri del diritto che sono i CPR;
  3. l’importanza di garantire, anche attraverso la mobilitazione dei colleghi e della società civile, ai medici un contesto di solidarietà e sostegno che li affranchi dalla paura, umanamente comprensibile, di rischiare – ogni volta che dovranno certificare un’idoneità – il posto di lavoro o di essere sottoposti ad un procedimento penale;
  4.   l’importanza di diffondere nella filiera della sicurezza, tra i funzionari e gli operatori di polizia, una solida cultura del doveroso rispetto dei diritti umani e dei diritti fondamentali delle persone, tra cui il diritto di asilo.

Andrea Maestri – Avvocato