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Energy Park di Faenza: ultimi mesi di lavoro, inaugurazione a settembre nella zona Graziola

Entro l’estate a Faenza sorgerà l’Energy Park, un progetto che si configura come un punto di riferimento della transizione ecologica e dell’innovazione, esempio di come tecnologia e agricoltura possano coesistere in armonia.

Interessata all’innovativo progetto, all’avanguardia in Europa, è la zona agricola alla periferia sud della città compresa tra le vie Sant’Orsola, Celle e Ospitalacci, originariamente agricola, poi destinata a un’urbanizzazione di alta qualità nel primo decennio del ventunesimo secolo, quindi riportata ad agricola a seguito della crisi finanziaria partita dagli Stati Uniti nel 2008 ed approdata due anni dopo da queste parti. La proprietà oggi è della Società Agricola Le Cicogne s.r.l. partecipata a maggioranza dall’istituto bancario con il cuore in Francia Crédit Agricole Italia (ultimo “erede” del Monte di Credito e Cassa di Risparmio di Faenza, trasformatosi poi in Banca di Romagna) e come socio di minoranza la Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio Faenza.

L’Energy Park si estende su una superficie di circa 70 ettari, divisa in tre sezioni (un impianto agrivoltaico avanzato per la produzione di energia elettrica, spazi per l’agricoltura sostenibile e una Urban Forest) e, grazie ad un investimento di circa 20 milioni di euro, sarà in grado di generare energia pulita per 24.000 persone, evitare le emissioni di anidride carbonica di 9.660 tonnellate l’anno, restituire alla comunità un nuovo polmone verde di 15 ettari con oltre 26.000 piante per aumentare il tasso di biodiversità e per favorire attività ricreative, sociali e sportive.

Sinergia unica di entità pubbliche e private

Dopo l’anteprima della mattinata di giovedì 23 novembre 2023, questa volta, sempre nella sala conferenze della Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio in via San Giovanni Bosco 1, è stato fatto il punto su quanto prodotto ed è in svolgimento della sinergia unica di entità pubbliche e private tra Fondazione, Comune di Faenza, Unione della Romagna Faentina, Società Agricola Le Cicogne s.r.l., Crédit Agricole Italia, Gruppo Hera, Studio LBLA e Università di Bologna. Un percorso che ha visto i vari attori unire le proprie forze per creare un nuovo spazio verde a beneficio della città di Faenza, un modello di sviluppo sostenibile che unisce la produzione di energia rinnovabile all’agricoltura, preservando allo stesso tempo la biodiversità e la bellezza naturale del territorio.

L’Energy Park passo per passo: il percorso autorizzativo e lo stato dei lavori

Il percorso ha inizio nel 2023, con l’individuazione del sito tra Via Sant’Orsola e via Ospitalacci come un’area ideale per ospitare l’Energy Park. Da qui in poi l’iniziativa prende forma: ad agosto 2024 si conclude l’iter autorizzativo con le procedure di verifica di assoggettabilità a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e di PAS (Procedura Autorizzativa Semplificata); a dicembre 2024 il progetto risulta tra quelli ammessi per l’aggiudicazione degli incentivi al bando Agrivoltaico PNRR (Missione 2, Componente 2, Investimento 1.1) a cui è stato candidato dal Gruppo Hera; nel corso del 2025 viene portata avanti la progettazione esecutiva, che consente di avviare i lavori di realizzazione ad agosto dello stesso anno; nel mese di aprile di quest’anno prende il via la messa a dimora delle 26.337 piante, inizialmente molto piccole, che compongono la Urban Forest.

Foresta urbana con oltre 26.000 nuove piante

Si tratta di uno spazio di circa 15 ettari che contribuirà ad aumentare il tasso di biodiversità vegetale e animale e potrà offrire servizi ecosistemici ai cittadini. Sarà collocata nella zona più prossima alla città e formata da un’alternanza di macchie arboree compatte, fasce di arbusti, radure e filari. Parte della Urban Forest prevede una tecnica di piantumazione forestale tradizionale su circa 9 ettari, mentre su 1,5 ettari sarà adottato il metodo di rimboschimento del botanico giapponese Akira Miyawaki, una specifica tecnica per accelerare la crescita di foreste autoctone in ambienti urbani, attraverso la competizione, la crescita rapida e lo sviluppo di un ecosistema autosufficiente. Saranno invece 4.104 le piante già abbastanza cresciute che vanno a caratterizzare le altre aree.

Una parte importante di circa 4 ettari dell’Energy Park sarà percorribile con 2,5 chilometri di percorsi in terra battuta e più di 2 chilometri di percorsi “strade bianche” in parte esistenti e in parte di nuova realizzazione che potranno essere fruiti a piedi o in bicicletta. Il campo fotovoltaico non verrà recintato.
Arrivare all’Urban Forest, che va intesa come parco naturale che avrà le dovute manutenzioni ma senza aiuole fiorite, non sarà comodo come molti faentini potrebbero pensare, perché auto e moto andranno parcheggiati nelle aree di Piazzale Mario Tambini a lato del Centro sportivo Graziola ormai ribattezzato “Cittadella dello Sport”, e del Palazzo dello sport “Vincenzo Cattani”. Praticamente contigui al futuro Energy Park sono il bacino irriguo artificiale creato dal Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale, il Golf Club “Le Cicogne” e il Centro Civico Rioni con le scuderie per i cavalli del Palio del Niballo.

Alta tecnologia per produrre energia pulita

L’impianto agrivoltaico sarà costituito da 22.296 pannelli fotovoltaici, bifacciali e rialzati 3 metri da terra, che consentono la continuità dell’attività agricola. Avrà una potenza di 14 MWp e si prevede una produzione di energia elettrica di circa 21 GWh all’anno, pari al fabbisogno di 24.000 persone, evitando al contempo l’emissione di 9.660 tonnellate ad anno di anidride carbonica, pari a quella generata da 5.800 auto a benzina.
Un impianto agrivoltaico combina la produzione di energia solare con l’agricoltura. I pannelli fotovoltaici sono installati ad altezza da terra tale da non interferire con le attività agricole, permettendo un doppio utilizzo del terreno. Questa tecnologia rappresenta una soluzione innovativa per massimizzare l’efficienza energetica pur preservando l’uso agricolo dei terreni, dimostrando un esempio tangibile di sostenibilità e sinergia tra settori diversi.

La produzione di energia elettrica all’interno dell’Energy Park sarà realizzata mediante impianti agrivoltaici costituiti da strutture di sostegno dei pannelli fotovoltaici poste ad un’altezza da terra di 3 metri. I pannelli fotovoltaici saranno bifacciali, ossia consentiranno di sfruttare la radiazione luminosa su entrambe le facce del modulo e potranno ruotare nella direzione est-ovest per inseguire le traiettorie del sole: questi due aspetti permetteranno di massimizzare la produzione di energia elettrica. Il sistema adottato consentirà di ridurre al minimo l’occupazione di suolo, permettendo la coltivazione del 90-95 per cento dei terreni, in virtù del fatto i mezzi agricoli potranno lavorare tra le file dei pannelli distanziate tra loro e sotto ai pannelli, che saranno sempre ad un’altezza non inferiore a 2,1 metri da terra. Si ipotizza, inoltre, l’installazione di adeguati sistemi di monitoraggio, che permetteranno di verificare l’incidenza degli impianti sulla produzione agricola.

Inaugurazione a fine estate

La realizzazione dell’Energy Park è tuttora in corso e il completamento dei lavori PNRR è previsto entro giugno 2026. “Tutti i progetti PNRR teoricamente finiscono a giugno poi, in realtà ci sono state deroghe per alcuni progetti, perché soprattutto nel settore energetico Enel e Terna hanno tempi molto lunghi per fare le connessioni, per cui si è detto fine lavori entro luglio 2026 poi connessioni entro due anni come prevede la norma – ha spiegato Enrico Piraccini, responsabile Innovazione e Scouting Energie rinnovabili del Gruppo Hera -, poi noi confidiamo di chiudere prima con Terna. Vedremo come saranno i prossimi mesi dal punto di vista atmosferico. Credo che l’inaugurazione possa svolgersi in settembre”.

La bolletta della luce resta un rebus

Bello l’Energy Park alle porte della città che si arricchisce di un importante spazio verde fruibile dalla popolazione, ma potranno anche esserci vantaggi per i consumatori faentini sulla bolletta dell’energia elettrica?
“In fatto di energia elettrica ci sono tre ruoli – ha chiarito Piraccini -: trasportatore, distributore e venditore. HeraComm del Gruppo Hera è il venditore di energia e può comprarla da più produttori, Terna è un trasportatore, Enel è il distributore per la zona di Faenza. Hera è distributore nelle zone di Modena e di Imola, mentre negli altri Comuni serviti è distributore di gas metano, ma non di energia elettrica. In questo caso faentino, Hera diventa produttore di energia elettrica che viene ceduta al Gestore dei Servizi Energetici GSE ad un prezzo definito dalla gara del PNRR. A questo punto sarà il GSE a decidere se cedere questa energia ad un distributore ad un prezzo più basso, oppure no. Non è più in mano a noi di Hera, perché vincendo la gara del PNRR cediamo l’energia al GSE. I cittadini non vedranno cali della bolletta, se non come diminuzione del ‘prezzo zonale’, media che si ottiene se ci sono molti impianti di produzione di energia rinnovabile: in tal caso si abbassa il ‘prezzo zonale’ dell’energia”.

Interventi di primo piano

A fare gli onori di casa alla presentazione è stato Omar Montanari, presidente della Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio Faenza; sono poi intervenuti nell’ordine Andrea Fabbri (vicesindaco di Faenza), Luca Ortolani (assessore comunale al territorio e all’ambiente), Lorenzo Milani (responsabile della Direzione Regionale Emilia-Romagna Marche · Crédit Agricole Italia), Enrico Piraccini, Andrea Luccaroni (ingegnere dello Studio LBLA, che è uno studio associato di architettura con sede a Faenza in Corso Saffi 18 composto anche dagli architetti Gabriele Lelli e Roberta Bandini), Massimo Isola (sindaco di Faenza).