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Per il WWF Ravenna odv una palestra nuova non vale la cementificazione di un prato
Foto d'archivio

Il progetto di un privato di costruire una nuova palestra all’interno del prato del Seminario Pio XII, a Faenza, avrebbe il grave costo ambientale di consumare oltre 1200 mq di suolo.

A questo si aggiungerebbe il “consumo di luogo”, determinato dall’impatto sulla qualita urbana e sul paesaggio sensibile dell’area verde connessa allo storico Viale Stradone. È una proposta che va incontro al fabbisogno di spazi per attività sportiva, ma risulta anacronistica sul piano ambientale; insostenibile nell’eludere totalmente due dati certi.

Il principale è il ruolo ecosistemico del suolo, la risorsa naturale più irriproducibile che esista, la cui conservazione è il cardine assoluto della sostenibilità ambientale. Se una palestra riveste un interesse pubblico, quello del suolo è più estensivo; i suoi servizi contribuiscono al benessere di tutta la citta: regola il microclima, migliora la qualità dell’aria, è una spugna idraulica. Il suolo è un bene comune, come un bosco, l’acqua, un fiume. Il prato del Seminario produce benefici ambientali e paesaggistici per la comunità, indipendentemente dalla sua accessibilità.

Il secondo dato è quello dei fabbricati urbani inutilizzati. Una verifica sull’adattabilità può consentire di individuare uno spazio che coniuga funzionalità e sostenibilità ambientale. Costruire un edificio nuovo contrasta con la necessita ampiamente riconosciuta di adottare una politica urbanistica conservativa, fondata sulla riparazione e il riuso dell’esistente. Un tema centrale anche nell’ultima Biennale di Architettura a Venezia, dove lo stesso padiglione della Santa Sede promuove la manutenzione di edifici ed ecosistemi come attodi “cura collettiva”.

Il tema urbanistico del riuso si presento a Faenza gia all’inizio degli anni ’90, in un caso molto simile a quello attuale di una nuova palestra. Anche allora si trattava di realizzare una struttura d’interesse pubblico, un centro civico rionale.

Il progetto iniziale prevedeva la costruzione di un nuovo edificio su una parte dell’area verde di via Calamelli, ma la reazione critica degli abitanti, sostenuta dal WWF, indusse gli Amministratori pubblici di allora a cercare le alternative. Il centro civico trovo sede in un edificio esistente e l’area verde fu risparmiata.
È un esempio virtuoso che anticipò di alcuni anni l’adozione di criteri di sostenibilità ambientale nella pianificazione urbanistica, a Faenza e più in generale a livello nazionale. Fu una scelta che guardava al futuro, una combinazione di esigenze sociali e tutela di un bene ambientale; al di là della percezione di quegli anni dell’importanza dei suoli (l’lSPRA pubblica i dati sul consumo di suolo solo dal 2014).

Oggi non si può più ignorare l’evidenza scientifica; di fronte all’attuale necessita di “mantenere” gli ecosistemi, non è più il tempo di sostituire un ampio prato vivo con del cemento, in un luogo sensibile che è parte di un paesaggio storico.

Il presidente di WWF Ravenna OdV – Giovanni Bettoli