Turismo: guerre e aumento dei prezzi cambiano le intenzioni di viaggio dei ravennati
C’è chi ha già prenotato e parte comunque. E chi invece resta alla finestra, aspettando di capire cosa succederà da qui all’estate. In mezzo, il settore Turismo che si sta adattando giorno dopo giorno a uno scenario internazionale instabile.
Le tensioni in Medio Oriente e i timori legati all’aumento dei costi dei carburanti stanno già producendo effetti concreti sulle scelte di viaggio dei ravennati. Non si tratta di un crollo del turismo, ma di un cambiamento profondo: nelle mete, nei tempi di prenotazione e nella percezione del rischio.
A raccontarlo sono quattro agenzie di viaggio del territorio, che offrono uno spaccato preciso di ciò che sta accadendo.
Il primo effetto è immediato: alcune destinazioni sono sparite dalle richieste. «Sono scomparse le mete del Golfo, Oman e Dubai in primis», spiegano dall’agenzia La Classense. «È una conseguenza diretta dei conflitti in corso».
Ma il problema non riguarda solo chi vuole andare lì. Le tensioni stanno influenzando anche i collegamenti aerei globali. Da I Viaggi del Mercatore raccontano: «Abbiamo avuto cancellazioni da parte di compagnie come Emirates, Qatar Airways ed Etihad Airways, perché non era possibile sorvolare determinate aree. Questa situazione, almeno per ora, è prevista fino a fine aprile». Un blocco che ha un effetto a catena: meno rotte disponibili, più difficoltà organizzative e maggiore incertezza per chi deve partire nei prossimi mesi.
Uno degli aspetti più interessanti emersi dalle interviste è la percezione del rischio, che va oltre la realtà geografica. Dall’agenzia Desiderando Viaggiare raccontano un episodio emblematico: «Abbiamo clienti che hanno rinunciato anche al Marocco, che non è coinvolto nei conflitti. Questo fa capire quanto la preoccupazione sia alta».
Non è solo una questione di sicurezza reale, ma di “sensazione” di sicurezza. E questo cambia radicalmente le scelte: «Anche chi non aveva in programma il Medio Oriente oggi evita qualsiasi rotta che lo avvicini», aggiungono.
Di fronte all’incertezza, i viaggiatori cercano soluzioni percepite come più sicure e gestibili. «C’è un ritorno forte verso l’Europa», spiegano da I Viaggi del Mercatore. «Le persone preferiscono mete più vicine e accessibili».
Altre agenzie confermano: «Più che Italia, vediamo Europa. Francia, Svizzera, destinazioni raggiungibili anche in auto: danno un senso di maggiore controllo».
E poi c’è un altro dato interessante: «Stanno crescendo molto le crociere», aggiungono. «Permettono di visitare più luoghi mantenendo sotto controllo il budget». Anche il mare italiano torna in auge, ma con un limite importante: i costi.
Il turismo interno potrebbe sembrare la scelta naturale in tempi incerti. Ma non è così semplice. «Una settimana in Italia per una famiglia può costare anche 5mila euro», sottolineano da Atonga Viaggi. «Non tutti possono permetterselo».
Un problema confermato anche da altre agenzie: l’aumento della domanda rischia di far salire ulteriormente i prezzi, rendendo alcune destinazioni poco accessibili alla fascia media. Per questo molti scelgono alternative: «Alcune mete europee risultano più equilibrate come rapporto qualità-prezzo», spiegano.
Non si tratta solo di nuove prenotazioni. Anche i viaggi già organizzati vengono rivisti. Da Atonga Viaggi raccontano un caso concreto: «Clienti diretti in Giappone hanno cambiato rotta: prima passavano da Dubai, ora da Helsinki. Hanno speso circa 250 euro a testa in più, ma si sentono più tranquilli».
Un lavoro che le agenzie stanno facendo quotidianamente: «Cerchiamo di anticipare i problemi», spiegano. «Perché se il cliente cancella per paura, spesso non ha diritto a rimborsi».
Accanto alla guerra, c’è il tema dell’energia. Le notizie su possibili limitazioni del carburante stanno creando ulteriore incertezza. «Al momento si tratta di un singolo fornitore che ha limitato l’erogazione in alcuni aeroporti. Non è una crisi generalizzata», sottolineano dalla agenzie viaggi.
Ma la percezione conta quanto la realtà: «La notizia è passata come “manca carburante” e questo ha generato paura». Da I Viaggi del Mercatore, invece, segnalano effetti già visibili: «Ci sono stati aumenti anche di 200 euro sui biglietti aerei, soprattutto per le tasse».
In sintesi: «Chi ha già prenotato parte. Chi è indeciso oggi ha paura. E quando i prezzi salgono, la paura aumenta».
Un altro cambiamento riguarda i tempi. «Le persone aspettano», spiegano alcune agenzie. «Non c’è un blocco, ma una maggiore prudenza» e questo potrebbe riportare in auge il last minute. Molti decideranno sotto data, per capire come evolve la situazione».
In questo contesto incerto, torna centrale il ruolo delle agenzie. «Dopo il Covid le persone hanno capito l’importanza di avere un riferimento», sottolineano. «Non solo per prenotare, ma per essere assistiti. Se prenoti da solo e succede qualcosa, rischi di perdere migliaia di euro. Con un’agenzia hai qualcuno che ti riporta a casa».
Un esempio concreto lo presentano da Atonga Viaggi: «Abbiamo seguito clienti bloccati all’estero e li abbiamo assistiti direttamente. Chi aveva prenotato online spesso si è trovato a parlare solo con chatbot».
Nonostante tutto, il turismo non si ferma. «Chi ha disponibilità economiche continua a partire», confermano dalla Classense. «La spinta post-Covid è ancora forte». Ma è un turismo diverso: più attento, più flessibile, più prudente. L’estate 2026 non sarà segnata da rinunce, ma da scelte nuove. Meno impulsive, più ragionate. Con una certezza: si continuerà a viaggiare, ma con un occhio sempre puntato su ciò che accade nel mondo.


