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Ostello Dante: via libera in Consiglio comunale all’iter per arrivare al bando di gestione

Nella seduta di ieri pomeriggio, il Consiglio comunale di Ravenna ha approvato con 16 voti favorevoli (consiglieri di maggioranza) e 10 astensioni (consiglieri di opposizione) la delibera che indica gli indirizzi e le procedure per l’avvio dell’asta pubblica dell’ex Ostello Dante di via Nicolodi 12.

Si tratta di un momento lungamente atteso per la riqualificazione di un’area caduta in stato di abbandono da anni, che è stata protagonista di fenomeni di illegalità diffusa ed oggetto di interventi di sgombero da parte delle forze dell’ordine. Delle vicissitudini che ha attraversato negli ultimi anni e delle prospettive future, abbiamo parlato qui. Ora partirà l’iter interno alla macchina comunale per la definizione del bando di gestione.

La struttura di via Nicolodi verrà riconfermata nella su funzione di struttura ricettiva extralberghiera, con particolare attenzione al turismo giovanile, scolastico, didattico, educativo, sportivo e ricreativo, mirando ad ampliare l’offerta ricettiva della città e guardando anche ai trend internazionali sulla valorizzazione degli ostelli, ormai non più considerati solo alberghi giovanili a poco prezzo, ma veri e propri luoghi attenti al design e al bello.

Nella delibera sono precisati alcuni aspetti legati alla futura concessione: dovrà avere una durata di 25 anni, tempo ritenuto congruo per il rientro economico dei lavori di ripristino necessari a rendere funzionale la struttura (in commissione erano stati stimati attorno a 600 mila euro), e corrispondere un canone annuo del valore di 20 mila euro a base d’asta.

Accanto a questi aspetti concreti, la delibera esprime anche la volontà di privilegiare nella valutazione delle offerte la qualità del progetto di gestione rispetto alla sola componente economica. Saranno infatti considerati centrali gli aspetti legati alla solidità della proposta imprenditoriale, alla qualità dei servizi, alla capacità di manutenzione e sviluppo della struttura, così come l’impatto sull’offerta turistica, sulla promozione del territorio e sulla rigenerazione urbana e sociale dell’area circostante.

L’atto è stato illustrato dall’assessore ai Lavori pubblici Massimo Cameliani, che ha espresso la propria soddisfazione “dal momento che giungono a soluzione le vicissitudini attraversate dall’edificio a causa del fallimento della società detentrice di una quota proprietaria del 20% (Comune e Provincia detengono il 40% ciascuno). Dopo nove anni e il riordino dell’assetto societario, è finalmente possibile avviare la riqualificazione dello stabile e l’asta pubblica per la concessione d’uso è il primo importante passo verso il rilancio dell’ostello che viene restituito alla città, colmando un vuoto nell’offerta ricettiva turistica e contribuendo alla valorizzazione del quartiere Darsena”.

L’argomento, come ha ricordato il sindaco Barattoni nel suo intervento, era forse l’unico punto comune del programma elettorale di tutti i candidati alla poltrona di Primo Cittadino, eppure è stato occasione di un dibattito a tratti aspro, sfociato anche in intemperanze verbali, poco consone al rispetto dell’istituzione in cui si sono svolte.

Nel corso della discussione in Consiglio comunale, Fratelli d’Italia ha proposto di votare un emendamento finalizzato “a rendere più blindato il futuro bando sul piano degli obblighi in capo al concessionario – spiegano in una nota dal partito -. Il punto da noi sollevato era molto semplice: se il canone fissato a base d’asta e la durata della concessione trovano giustificazione anche nei rilevanti interventi di riqualificazione che il concessionario dovrà sostenere, allora quegli interventi devono essere indicati e garantiti in modo più chiaro, con obblighi più stringenti e verificabili. In Commissione si era infatti parlato di lavori per circa 600 mila euro, ma tale importo non risultava espressamente tradotto in un vincolo puntuale nella delibera approvata dal Consiglio. Per questo Fratelli d’Italia aveva proposto di inserire nero su bianco un obbligo minimo di investimento, insieme al quadro economico, al cronoprogramma, a una clausola di decadenza in caso di inadempimento e a una garanzia fideiussoria (sebbene già prevista nel codice degli appalti), così da assicurare che il recupero dell’immobile non restasse soltanto un’intenzione o una previsione generica”.

Emendamento che però non è stato possibile votare perchè erano scaduti i tempi di presentazione previsti dal regolamento del Consiglio comunale e comunque sgradito alla maggioranza, per la quale le precisazioni richieste da Fd’I sono state considerate non attinenti al documento che si andava ad approvare quanto piuttosto al bando di gara successivo.

“Nessuno mette in discussione la necessità di recuperare l’ex Ostello Dante – rimarcano da Fratelli d’Italia -, ma proprio perché si tratta di un obiettivo condivisibile occorreva approvare un atto più solido e meno esposto ad ambiguità”.

“L’ostello di via Nicolodi – ha detto la consigliera Greta Cavallaro, nel suo intervento –  si trova in un quartiere della nostra città che ha bisogno di investimenti, che ci chiede presenza e che vuole essere parte attiva e viva del nostro comune. Questa struttura, nata per l’accoglienza, ha un potenziale evidente non solo per Ravenna, ma anche per il quartiere stesso e per un turismo giovane, europeo e internazionale. Una struttura che può e deve tornare a essere accessibile, per essere rivolta a giovani, studenti, gruppi e al turismo sociale e per portare nuova vita alla città”.

“Con questo atto – commentano dal Partito Democratico – si compie dunque un passo concreto verso la riattivazione di uno spazio importante che potrà tornare a essere un punto di riferimento per un turismo accessibile, giovane e di qualità, contribuendo insieme alla valorizzazione del patrimonio pubblico e alla crescita dell’attrattività di Ravenna”.

Il gruppo La Pigna città forese e lidi si è detto “fiducioso sulla rinascita dell’immobile” e ha concordato “sulla natura di atto di indirizzo e sulla opportunità di non aggiungere paletti oltre quelli previsti dalla legge, rischiando di restringere la platea dei possibili concessionari”. Ha espresso “voto di astensione per altri aspetti che potevano essere meglio esplicitati in delibera”.

Il Partito Repubblicano Italiano, nell’esprimere il proprio voto favorevole, ha “rappresentato il ruolo che l’ostello potrà rivestire nel quartiere Darsena non solo in termini di accoglienza turistica ma anche nell’ambito sportivo” auspicando “attenzione verso concessionari di qualità capaci di portare a compimento il progetto di riqualificazione”.

Lista per Ravenna, concordando sull’obiettivo,ha espresso voto di astensione perché avrebbe preferito “un rafforzamento delle indicazioni e delle voci contenute nell’atto deliberativo con la puntualizzazione di alcuni aspetti e approfondimenti riguardanti l’offerta economica, l’offerta tecnica, le valutazioni di ordine gestionale”.

Lista per Ravenna-Lega-Popolo della Famiglia, nel sottolineare “i ritardi che hanno caratterizzato l’avvio a soluzione della vicenda”, ha affermato “l’importanza di condividere l’obiettivo finale della riqualificazione. Persistendo perplessità sui contenuti dell’atto deliberativo, ha manifestato voto di astensione”.