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Andrea Maestri commenta la vergogna dei commenti social sull’uomo sul tetto: davvero “dovevano sparargli”? Dov’é finita l’umanità?

L’avvocato Andrea Maestri racconta la sua versione dei fatti dell’episodio di ieri sera 11 aprile a Ravenna dove un uomo, che stava male e si è poi saputo è seguito dall’Igiene Mentale, ha gettato tegole dal tetto in strada mettendo in pericolo i passanti e provocando danni. Si tratta di un cittadino tunisino, maggiorenne e regolare sul territorio nazionale, ma con evidenti problemi di natura psichiatrica. L’episodio ha fatto scalpore e scatenato (purtroppo) la canea dei commenti più beceri e razzisti sui social. 

Ma ecco cosa scrive su Facebook Maestri. “Ho assistito da vicino, per quasi tutta la durata dell’episodio, perché abito a due passi. Le cose che ho sentito con le mie orecchie ieri sera (e fino a stamattina) in strada da certe persone mi hanno fatto venire i brividi. E mi fanno venire i brividi le cose che leggo stamattina sui social. Il comune denominatore è “dovevano sparargli, sarebbe subito finito tutto”. Ovviamente i commentatori disumani, per pura casualità, sono anche ignoranti al quadrato. Si tratta di una persona che per alcune ore dal tetto di una casa ha lanciato in strada decine di tegole, provocando danni materiali significativi. I commentatori assatanati dicono addirittura che le forze dell’ordine sarebbero state a guardare senza fare nulla: sono testimone oculare del contrario.”

“Grazie all’intervento tempestivo di polizia di stato, carabinieri e vigili del fuoco la zona è stata transennata e messa in sicurezza col risultato che nessuno si è fatto male. – continua Andrea Maestri – Nemmeno il lanciatore dal tetto, persona con evidente e grave patologia psichiatrica che è stata fatta scendere, raccolta in ambulanza e condotta in ospedale. Sembrava la scena del Crucifige! raccontata da Gustavo Zagrebelsky ma al posto di invocare la crocifissione la folla mormorava “sparategli” o “valà che se cade giù, la finiamo subito”.”

“Ho provato a far ragionare una “madre di famiglia, cristiana” chiedendole di ragionare sulla gerarchia dei valori: le tegole di un tetto valgono più della vita umana? La vita di una persona d’origine straniera vale meno di quella di un animale? Ho ottenuto un silenzio meditabondo, forse quella signora si sarà ravveduta. O forse no. Sui social poi è un mostruoso stillicidio di disumanità e macroscopiche puttanate. Il repertorio è talmente volgare, violento, razzista che viene da pensare che non ci sia più speranza di convivere in uno spazio sociale e urbano che condivida almeno alcuni valori fondamentali.”

“Nel (dis)ordine, sarebbe colpa del Sindaco (che però con la sicurezza c’entra come i cavoli a merenda), delle forze dell’ordine (che avrebbero solo assistito senza fare nulla e invece sono intervenute con pazienza, prudenza ed efficacia e stanno ancora lavorando per mettere in sicurezza gli edifici), delle zecche rosse e della sinistra (anche se al governo da quasi 5 anni c’è la Meloni e la destra più becera), dei medici che non firmano le idoneità (pazienza se in questo caso non c’entrano nulla). – continua Maestri – Invocano l’America e la grande bellezza delle armi a portata di mano di tutti per una “giustizia” sommaria e sbrigativa. Quella che – udite udite! – il no al referendum avrebbe impedito finalmente di introdurre in Italia… Qualche commentatore assennato e ragionevole ricorda che nel modello americano può capitare che il nipotino della signora “tutti giù dal tetto” venga ucciso da un compagno di scuola durante una di quelle folli sparatorie tanto frequenti a quelle straordinarie (nel senso proprio di extra ordinem) latitudini…Ma non serve, non serve più.”

“La mala pianta dell’ignoranza, del razzismo e della violenza ha ormai messo radici profonde. – racconta ancora Maestri – Non si riesce più ad essere minimamente ragionevoli e dire, per esempio: “Certo, persone che combinano un macello del genere andrebbero curate e per fortuna che le forze dell’ordine, vigili del fuoco e operatori sanitari hanno saputo gestire la situazione con equilibrio e professionalità evitando che qualcuno si facesse male. Viviamo ancora in una società che funziona. Speriamo che quel povero ragazzo nudo sul tetto trovi cure adeguate e un percorso che lo possa recuperare alla società. Quanto alle famiglie che hanno subito danni importanti, ma per fortuna solo danni materiali, perché non li aiutiamo facendo una colletta?” In un ragionamento simile non ci sarebbero nemici ma “solo” compartecipi solidali di un comune destino umano.”

“Sì, lo so, è utopia ma se non continuiamo instancabilmente ad indicare una direzione alternativa alla cattiveria (da captivus, prigioniero, rinchiuso nelle proprie paure e nel proprio odio) non ha più senso essere con-cittadini” conclude sconsolato l’avvocato Andrea Maestri.