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Epatite C, Emilia-Romagna leader nello screening: superato il 50% di adesioni
Foto d'archivio.

Nel 2025 l’Emilia-Romagna si conferma la prima regione in Italia per tasso di copertura dello screening per l’epatite C sulla popolazione target. Per la prima volta lo scorso anno la percentuale ha superato il 50%, raggiungendo il 50,1%, in forte crescita rispetto al 17,7% registrato nel 2022, quando il programma fu avviato dal servizio sanitario regionale tra i primi a livello nazionale. Solo tra il 2024 e il 2025 l’adesione è aumentata di oltre dieci punti percentuali.

Si tratta di un risultato rilevante perché consente di individuare il virus anche in persone che non sapevano di averlo contratto. Lo screening è infatti semplice da eseguire: basta un prelievo di sangue gratuito, che può essere effettuato insieme ad altri esami ematici anche senza prescrizione medica, richiedendolo direttamente allo sportello del centro prelievi. Il programma di screening per l’epatite C (Hcv) è stato inoltre prorogato dal Ministero della Salute, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, fino alla fine del 2026.

In Emilia-Romagna, dall’avvio del programma nel 2022 fino al 31 dicembre 2025, sono stati 699.418 i cittadini sottoposti al test. Grazie allo screening sono state individuate 1.597 persone risultate positive al test di conferma, effettuato dopo un primo esame del sangue positivo, e 1.220 pazienti sono già stati avviati al trattamento terapeutico.

Il punto dopo quattro anni di lavoro dall’avvio dello screening sarà fatto domani, martedì 14 aprile, in Regione a Bologna (viale della Fiera 8, sala XX Maggio 2012) in occasione del convegno “Screening dell’infezione da virus dell’epatite C. Risultati raggiunti e prospettive future”, organizzato dall’assessorato alle Politiche per la salute dalle ore 9 alle 17,30, con l’intervento dell’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi, previsto alle ore 12. Un appuntamento nato dall’esigenza di consolidare e condividere il percorso realizzato, mettere a confronto le diverse modalità organizzative delle Aziende sanitarie, le criticità emerse nel corso delle attività, le best practice da proporre per migliorare ulteriormente le coperture delle popolazioni target, i risultati ottenuti e le sfide future.

“L’Emilia-Romagna si conferma anche nel 2025 la Regione con la copertura più alta tra la popolazione target generale, oltrepassando per la prima volta la percentuale del 50%, quasi triplicata dal 2022- afferma l’assessore Fabi-. Tra i punti di forza dello screening regionale c’è la modalità di invito, con chiamata attiva tramite sms o Fascicolo sanitario elettronico, e la proposta di adesione al momento di un prelievo ematico, senza prescrizione. Modalità che naturalmente ha richiesto una specifica formazione per gli operatori, compresi i Cup e i punti prelievo, e una efficiente organizzazione. Siamo stati- chiude Fabi- tra le prime Regioni a partire con lo screening e ora siamo un modello su scala nazionale; non ci accontentiamo, però, perché l’obiettivo rimane quello indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità di eliminare l’epatite virale C come principale minaccia per la salute pubblica entro il 2030, un obiettivo ambizioso per cui lavoriamo insieme ad altre Regioni”.

L’Emilia-Romagna, infatti, è capofila di un progetto Ccm  (Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie), promosso dall’Istituto superiore di sanità per migliorare i risultati dello screening e il collegamento tra diagnosi e trattamento dell’Hcv che coinvolge anche Toscana, Campania e Sicilia.

I destinatari dello screening

Tre le tipologie di destinatari, individuati dal ministero della Salute, che possono effettuare lo screening: ‘target 1’ cittadini nati tra il 1969 e i 1989, iscritti all’anagrafe sanitaria (inclusi gli stranieri temporaneamente presenti – Stp); ‘target 2’ le persone seguite dai Servizi pubblici per le dipendenze (SerD) e ‘target 3’ i detenuti in carcere, in entrambi i casi indipendentemente da età e Paese di provenienza.

Lo screening in Emilia-Romagna: i dati al 31 dicembre 2025

Sono 1.394.543 i cittadini destinatari dello screening in Emilia-Romagna, nelle tre categorie previste: 1.337.519 nati tra il 1969 e il 1989, 41.457 seguiti dai SerD e 15.567 detenuti. Dal 2022, quando è stato avviato, al 31 dicembre 2025, complessivamente 699.418 cittadini lo hanno effettuato, con una percentuale di copertura sulla popolazione target generale del 50,1% a livello regionale, in netta crescita rispetto a fine 2024, quando si assestava al 40,8%, e quasi triplicata rispetto al 2022, quando era ferma al 17,7%.

Per 1.597 persone (0,2% di quanti hanno effettuato lo screening) la positività è stata confermata dal successivo test; di questi, 1.475 soggetti sono stati inviati ai centri di cura specialistici, 1.396 hanno effettuato una visita e 1.220 con infezione attiva hanno iniziato il trattamento terapeutico.

Guardando alle percentuali di copertura per le tre differenti categorie, per il target 1 (popolazione generale, nata tra il 1969 e il 1989) è appunto del 50,1%; per il target 2 (servizi per le dipendenze patologiche) del 46,6%; per il target 3 (persone detenute in carcere) del 65,7%. L’indice di copertura sul totale della popolazione è del 50,2%.

Come aderire

Partecipare allo screening è facile: per i cittadini nati tra il 1969 e il 1989 è gratuito e non serve la prescrizione: ricevono l’invito tramite il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) e un sms in cui viene descritta la modalità di accesso alla prestazione Hcv Reflex (con prelievo di sangue venoso). La prenotazione può essere effettuata attraverso Fse, sportello Cup, Cup Web e App ER Salute.

È possibile, inoltre, aderire allo screening in occasione di altri esami ematici aggiungendo quello per la ricerca del virus dell’epatite C, senza dover necessariamente effettuare un prelievo dedicato: si può farne richiesta direttamente allo sportello del centro prelievi.

Sul campione di sangue vengono in un primo momento ricercati anticorpi specifici contro il virus dell’epatite C e successivamente, in caso di positività a questo primo test, viene ricercata la presenza del materiale genetico del virus stesso. In caso di esito negativo si riceve il referto sul proprio Fascicolo sanitario elettronico; in caso di esito positivo, il cittadino viene preso in carico dal centro di riferimento individuato dall’Azienda sanitaria, che lo contatta e fissa la visita specialistica (sempre senza prescrizione, né pagamento di un ticket).

Per quanto concerne i SerD e gli istituti penitenziari, prosegue l’attività già in corso per la ricerca di Hcv nei soggetti che sono seguiti dai Servizi o detenuti, a prescindere dall’età e dalla nazionalità, e viene naturalmente garantita la presa in carico specialistica in caso di esito positivo.