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Sicurezza a Ravenna, duro confronto in Consiglio comunale dopo i fatti di cronaca: richieste di più controlli e minuto di silenzio

Il Consiglio comunale di Ravenna di martedì 14 aprile si è acceso sul tema della sicurezza dopo i gravi episodi di cronaca delle ultime ore. In aula il dibattito ha messo in evidenza una forte contrapposizione tra maggioranza e opposizione, con richieste di interventi immediati, critiche alla gestione amministrativa e appelli a un maggiore coordinamento con prefettura e forze dell’ordine. A chiudere la discussione, il Consiglio ha osservato un minuto di silenzio per le vittime ricordate nel corso della seduta (il 21enne morto sul lavoro e il 29enne trovato morta in Darsena).

Sindaco Barattoni: “I reati non hanno colore politico, dobbiamo intervenire alla radice del problema”

Il Sindaco Alessandro Barattoni ha aperto il confronto affermando: “Dormire per strada e vivere distenti non è una ragione per delinquere, ma nemmeno per morire”, ha affermato, spiegando che il Comune ha “riattivato il tavolo bassa soglia in coordinamento con la prefettura, azienda sanitaria locale e associazioni”. Il primo cittadino ha ricordato anche sgomberi e interventi recenti, sottolineando però che “il problema si è spostato di qualche strada o di qualche quartiere”. Per questo, ha detto, l’obiettivo dell’amministrazione è “intervenire alla radice del problema”, rafforzando “il contrasto alla povertà e inclusione sociale”.

Il sindaco ha poi riferito di aver chiesto al prefetto “la convocazione urgente del COPS” e di aver sollecitato già dall’estate un aumento delle forze dell’ordine sul territorio. Ha rivendicato ordinanze, patti con la Regione, il rafforzamento dell’organico della Polizia locale e l’incremento delle telecamere, ma ha aggiunto che “non possiamo mettere un agente per ogni strada o in ogni angolo buio”. Citando i dati Censis 2025, ha ricordato che “secondo il 75% degli italiani e la percentuale sale all’82% tra le donne, girare per strada negli ultimi 5 anni è diventato più pericoloso”. Il sindaco ha concluso ribadendo che “i reati non hanno confini geografici e non hanno colore politico” e che Ravenna continuerà a fare “sempre di più in un’ottica trasversale di interventi”.

Cortesi del Pd: “La sicurezza è un tema nazionale, non può essere scaricata solo sui sindaci”

In merito al grave episodio di cronaca avvenuto stanotte in Darsena, dove ha perso la vita un giovane di 29 anni è intervenuto anche il capogruppo del Partito Democratico Luca Cortesi che, a nome del PD, ha richiamato la necessità di affrontare con serietà il tema della sicurezza, evitando strumentalizzazioni e semplificazioni.

Il capogruppo Luca Cortesi ha sostenuto che “gli episodi richiamati oggi nella comunicazione del sindaco devono essere affrontati come un tema di scala nazionale e non possono essere scaricati soltanto sul livello locale”, criticando le accuse del centrodestra verso l’amministrazione comunale.
Cortesi ha ricordato che “l’Emilia-Romagna è tra le regioni più penalizzate nel rapporto tra abitanti e forze dell’ordine, con una dotazione di 235 agenti ogni 100 mila abitanti” e ha invitato l’opposizione a rivolgere le proprie richieste al Governo, “perché è lì che si decidono gli organici, le priorità e le risorse necessarie a dare risposte strutturali ai territori”. Ha inoltre avvertito che chiudere CAS o rivedere il sistema SAI significherebbe “più persone lasciate sole, più marginalità, più vulnerabilità sociale e quindi condizioni più esposte anche alla devianza”. In conclusione ha affermato che “il modo migliore per aiutare Ravenna non sia fare sciacallaggio politico, ma unire le forze per chiedere più organici, più risorse sociali e più prevenzione”.

Gli interventi dell’opposizione

Molto critico l’intervento del capogruppo Forza Italia Alberto Ancarani che ha ringraziato il sindaco per la presenza ma ha chiesto un passo ulteriore sul piano istituzionale: “Io sono certo che assieme a noi lei è favorevole a convocare assieme alla maggioranza e quindi all’unanimità di questo consiglio comunale il prefetto in questa sede”. Secondo Ancarani, la città “merita di ricevere il signor prefetto” nel massimo consesso civico. Ha poi chiesto se il Comune sia intervenuto nei confronti della proprietà privata dell’area da cui, secondo quanto riferito, sarebbe partito il contesto che ha portato all’omicidio e al ferimento, domandando anche un’iniziativa simbolica per chi ha subito danni materiali: “Io credo che un’iniziativa il comune anche simbolica, signor sindaco, la possa prendere”. Infine, Ancarani ha invocato anche un appello alla magistratura “affinché le leggi che già ci sono vengano applicate in maniera ordinaria”.

Anche il capogruppo di Fratelli d’Italia, Nicola Grandi, si è detto insoddisfatto: “Io ho ascoltato con attenzione il suo intervento e mi permetto di non ritenermi soddisfatto”. Per Grandi, “oggi a noi non bastano delle ricostruzioni, non bastano le dichiarazioni di principio. Ci serve un cambio di passo reale”. Grandi ha chiesto al sindaco di indicare con chiarezza “che cosa volete mettere in campo, con quali tempi, con quali risorse e con quali modelli di controllo del territorio”. Nel suo intervento ha posto anche il tema del ruolo dell’assessore alla sicurezza, parlando di “un silenzio che non è giustificabile, non è comprensibile, non è tollerabile”. Grandi ha domandato inoltre una “mappatura aggiornata dei luoghi rischio della città” e maggiore trasparenza sui fondi del progetto SAI: “Vogliamo capire come vengono impiegati questi fondi, quale sia la loro destinazione puntuale, quali risultati stiano producendo”.

Filippo Donati, Capogruppo Viva Ravenna, ha dichiarato che “di fronte all’efferato omicidio scoperto questa mattina non è più il tempo delle scaramucce politiche” e che “la città è ferita e chiede risposte all’altezza della gravità del momento”.

Pur ricordando che “la sicurezza totale non esiste”, Donati ha criticato chi ha minimizzato il problema e ha denunciato “una preoccupante latitanza del vice sindaco”, chiedendo alla maggioranza “un bagno di umiltà e un cambio di passo immediato” per “ridare ai cittadini il diritto di sentirsi sicuri in casa propria”.

Durissima la capogruppo Lista Civca La Pigna Veronica Verlicchi che ha accusato il primo cittadino di aver parlato di “differenze della violenza” e di aver dato priorità alla politica anziché alla vicinanza concreta alle persone coinvolte.

Il leader di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi ha richiamato una prospettiva più lunga, sostenendo che il problema a Ravenna non nasce oggi ma che comincia dal 2012 dalla prima ondata di immigrazione”.