sull'omicidio in Darsena
Bakkali (PD): Sicurezza e coesione sociale non sono alternative. O camminano insieme, o perdiamo entrambe
Amo la mia città, di un amore viscerale che in queste ore si manifesta con un nodo allo stomaco. I fatti accaduti in una successione che lascia senza fiato ci scuotono nel profondo.
Un giovane uomo ucciso, Moussa, 29 anni, accoltellato su un marciapiede, sulla pista che lambisce lo specchio d’acqua della Darsena, a pochi metri da dove dormiva per strada. E poi l’episodio del ragazzo sul tetto che, sotto effetto di droghe, lancia tegole colpendo qualsiasi cosa, per fortuna non persone: episodio che ha spaventato e scioccato tanti di noi.
Tutto questo impone a ciascuno di noi una riflessione senza scorciatoie, usando parole di serietà. Bisogna guardare in faccia quello che ci succede con razionalità e umanità.
“Dormire per strada e vivere di stenti non è una ragione per delinquere, ma nemmeno per morire”: in queste parole del sindaco Barattoni c’è tutta l’umanità e la razionalità di cui parlo e che è il segno di tutto il suo intervento di ieri, per il quale lo ringrazio, perché governare una città significa anche e innanzitutto tenerla insieme, quando sale la tensione, quando è facile soffiare sul fuoco delle divisioni, anche nei momenti in cui si lacerano i fili che la tengono insieme.
La nettezza che si deve avere in momenti come questi, tenendo insieme razionalità e umanità, è il faro che deve guidarci quando trattiamo questioni che non si esauriscono né con l’esercito piantonato davanti a una stazione, né con un finto blocco navale, né con l’ICE.
La sicurezza passa dal modello di società nella quale vogliamo vivere e questo modello ci chiama a vedere una cosa che è ormai ineludibile: abbiamo davanti il fallimento conclamato di un modello economico e sociale.
Non esiste sicurezza per nessuno se non teniamo insieme le ragioni profonde dei fenomeni che viviamo nelle nostre città.
Questo è il punto di partenza.
Il Paese vive una situazione di profonda difficoltà che sta emergendo sempre più chiaramente in tutta la sua ferocia: povertà, marginalità, violenza, salute mentale, emergenza abitativa, salari, welfare, gestione dei fenomeni migratori, svuotamento delle reti comunitarie, solitudini e isolamento.
Questi sono i nodi che arrivano al pettine e che si riassumono nella questione sicurezza, sono gli argomenti su cui maggiormente si è consumata tanta propaganda e poca capacità di costruire politiche pubbliche strutturali, lungimiranti, su temi che devono avere una regia nazionale.
I sindaci non possono essere lasciati soli.
Non si può chiedere alle amministrazioni locali di governare fenomeni così complessi senza strumenti adeguati, senza risorse e senza una leale collaborazione istituzionale.
Perché, se è tutta colpa dei sindaci, allora nulla è colpa dei sindaci. Non si potranno identificare chiaramente le responsabilità se non sono chiare le competenze di ciascuno.
Nessuna componente di una comunità è esente dal fare la propria parte, nessuna: chi governa, chi è minoranza ad ogni livello istituzionale, le articolazioni civiche, economiche, sociali ed anche i cittadini e le cittadine che vivono in una comunità, la amano, la vivono e contribuiscono con il proprio lavoro alla sua organizzazione politica, economica e sociale. Così dice la Costituzione.
Non basta una sola prospettiva per comprendere cosa sta succedendo a Ravenna, così come non basta Ravenna per comprendere quello che è ormai evidente in tutte le altre città italiane che vivono situazioni simili o peggiori.
Vivere in sicurezza nella propria città è un diritto e una responsabilità collettiva e concorrono alla sua effettività: il contrasto alla criminalità, il presidio del territorio, la lotta al disagio sociale, la presa in carico delle marginalità.
La sicurezza non si annuncia, si costruisce.
Ed è proprio qui la diretta responsabilità che imputo a questo Governo e che è ormai evidente: nessuna politica strutturale sul tema è stata messa in campo, solo nuovi reati, nessuna azione preventiva. E non lo dico io: lo ha detto la stessa Presidente del Consiglio nella sua conferenza stampa di fine anno, prendendo atto che quanto fatto in questi quattro anni è stato insufficiente.
E lo dicono cittadini e cittadine: i dati del Censis (2025), citati anche dal sindaco, sono cristallini e parlano dell’Italia. Il 75,8% degli italiani percepisce le strade più pericolose, percentuale che sale all’82% tra le donne. Questa è una responsabilità che non può essere imputata a un sindaco: questo dato ci parla dell’assenza totale di una politica organica sull’ordine pubblico, sulla sicurezza sociale, sul fenomeno migratorio.
Ecco l’immigrazione, ecco il serbatoio di propaganda e cattivismo. L’immigrazione (che abbia il volto del richiedente asilo, del giovane di “seconda generazione” chiamato oggi maranza o del lavoratore regolare in Italia da 10 anni non fa differenza) è il parafulmine e la grande ubriacatura ideologica di questo Governo.
Ha emanato almeno cinque decreti immigrazione (più quelli “sicurezza”), contribuendo attivamente a peggiorare tutto quello che si poteva peggiorare: la gestione degli arrivi (i porti lontani, come Ravenna, ad esempio), l’accoglienza, i CPR-lager, il progetto Albania, azzeramento dei progetti per imparare la lingua e di formazione professionale.
Sulle politiche interculturali e sui diritti di cittadinanza si è riusciti a fare balzi indietro misurabili in decenni.
E ancora, e clamorosamente, peggiorando sistematicamente la vita di chi qui lavora, con i documenti in regola e contribuisce per l’8% al PIL italiano. Provate a chiedere a un vostro amico, collega, vicina di casa quanto ci vuole oggi per prendere appuntamento in questura e rinnovare un permesso di soggiorno. Chiedetegli quante ore di fila (dall’alba, se va bene; dalla sera prima, spesso) ha dovuto fare per avere un pezzo di carta che gli permetta di rimanere legale sul territorio e lavorare.
Il 18 aprile si terrà a Milano il Remigration summit organizzato dai Patrioti europei e sul quale la Lega smania per mettere il cappello sul feticcio delle deportazioni di immigrati. È emblematico della disonestà intellettuale di questo Governo: la Lega, forza che è al governo, organizza una manifestazione per chiedere al governo e al suo ministro, Piantedosi, di occuparsi di immigrazione e sicurezza. (Spero almeno di sentire Silvia Sardone urlare contro Trump che offende il Papa con gli stessi decibel con cui denuncia l’islamizzazione dell’Europa).
Questo Governo ha tagliato risorse fondamentali ai comuni e continua a chiedere ai sindaci di fare meglio, senza soldi per nuove assunzioni di polizia locale, per potenziare i servizi sociali e progetti di inclusione e contrasto alle marginalità, per rigenerare gli spazi pubblici.
I sindacati che rappresentano la Polizia di Stato hanno definito l’ultima legge di bilancio “un’amara conferma” di come il comparto sia trattato come settore marginale della macchina statale, Meloni ha annunciato almeno 4 volte un piano casa che non è mai arrivato lasciando studenti, famiglie, lavoratori (stranieri e non) in balìa di un mercato delle case e degli affitti che ormai è fuori controllo e prosciugato dagli affitti brevi.
Servono politiche serie, coordinate, capaci di tenere insieme presidio del territorio e intervento sulle fragilità che, se ignorate, diventano terreno fertile per l’insicurezza.
La logica del nemico alle porte non è una politica migratoria, chiudere i Cas delle città e lasciare, letteralmente, per strada migliaia di persone senza alternative non è una politica migratoria, tenere aperti i cpr-lager non è una politica migratoria, emanare un decreto flussi-truffa per 500.000 arrivi senza avere una politica su lingua, burocrazia e questione abitativa non è una politica migratoria.
Ravenna non è solo il luogo di un’emergenza. È una città con una storia profonda di convivenza, di politiche e lotte per avere servizi pubblici, cultura, una crescita basata sulla fatica e il lavoro per creare sviluppo, opportunità, redistribuzione.
La qualità della vita è un bene comune che non vogliamo perdere e che è indebolito e minacciato da un contesto internazionale e interno senza precedenti che ci richiama a una presa di consapevolezza inedita, ma ci sono alcuni tratti che ho sempre amato dei miei concittadini ravennati e che oggi devono guidarci: essere severi ed esigenti verso chi si occupa della cosa pubblica e pretendere che un momento di crisi sociale ed economica non lasci nessuno indietro.
Ecco, dobbiamo rimanere esigenti, severi, non lasciare che comprensibili paure e ansie, alimentate da un contesto sempre più incerto e angosciante ci indeboliscano come comunità.
È in questa comunità che dobbiamo trovare la forza di reagire, costruire, ottenere quanto questo territorio deve avere per ritrovare sicurezza e quindi libertà.
La sicurezza e la coesione sociale non sono alternative. O camminano insieme, o perdiamo entrambe.
Ouidad Bakkali


