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Sull’omicidio in Darsena, lo sgomento di un lettore per l’impronta di sangue lasciata sull’asfalto: “Irrispettoso per la vittima e per chi passa”
Scrivo in merito al grave episodio avvenuto ieri a Ravenna, nei pressi dell’Autorità Portuale.
Al di là della tragedia in sé, che merita rispetto e silenzio, desidero porre l’attenzione su quanto accaduto nelle ore successive all’intervento delle forze dell’ordine. Una volta concluse le operazioni investigative e lasciata l’area, sulla pista ciclabile è rimasta visibile la chiazza di sangue nel punto esatto in cui si è verificato il fatto. Anche questa mattina dopo una notte di pioggia è ancora estremamente visibile.
Colpisce, e lascia sinceramente turbati, che tale traccia non sia stata in alcun modo coperta o trattata, né con calce né con sabbia, come invece normalmente avviene anche in occasione di incidenti stradali.
A rendere la situazione ancora più amara è il fatto che la vittima fosse una persona senza fissa dimora, un individuo già ai margini della società. Proprio per questo, lasciare quel segno esposto nello spazio pubblico rischia di trasmettere, anche involontariamente, un messaggio di ulteriore indifferenza: come se quella vita valesse meno, come se non meritasse nemmeno il gesto minimo di cura e rispetto dopo la morte.
Ritengo che lasciare visibile un segno così crudo e diretto della violenza accaduta sia profondamente irrispettoso sotto diversi aspetti.
Prima di tutto nei confronti della vittima: ogni vita, indipendentemente dalla condizione sociale, merita dignità.
In secondo luogo verso la cittadinanza: una pista ciclabile è uno spazio pubblico, attraversato quotidianamente da adulti, anziani e bambini. Esporre senza alcuna mediazione un’immagine così forte significa imporre un’esperienza potenzialmente traumatica a chi passa.
Infine, c’è un tema di decoro urbano e di responsabilità istituzionale: la gestione degli spazi pubblici, soprattutto dopo eventi così drammatici, dovrebbe prevedere anche una forma minima di cura e di attenzione verso la sensibilità collettiva.
Non si tratta di nascondere la realtà, ma di trattarla con rispetto e umanità.
Per questi motivi, mi chiedo e vi chiedo: è normale che non sia previsto un intervento di questo tipo? Esistono protocolli in merito? E, se sì, perché non sono stati applicati?
Credo che sia importante aprire una riflessione su questo tema, affinché situazioni simili vengano gestite in futuro con maggiore attenzione e, soprattutto, con uguale dignità per tutti.
D. N.


