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“Disorganizzazione e silenzi”: la segnalazione di un genitore sul volley giovanile a Ravenna
Scrivo queste righe come genitore, ma anche come cittadino, per portare all’attenzione pubblica una situazione che riguarda una realtà sportiva del nostro territorio, l’Olimpia Teodora, e, soprattutto, le ragazze che ne fanno parte.
Ho sempre vissuto lo sport da diverse prospettive – atleta, allenatore e tifoso – e proprio per questo non posso fare a meno di sottolineare come, in tanti anni, non mi sia mai trovato di fronte a una gestione così disorganizzata e carente sotto il profilo umano e comunicativo.
Da tempo la società sembra concentrata quasi esclusivamente sull’immagine e sui risultati della prima squadra, costruita però su basi fragili. Da un lato si inseguono le vittorie, dall’altro emergono criticità evidenti nella gestione complessiva, a partire da aspetti fondamentali come il rispetto degli impegni e delle persone.
Il problema più grave, tuttavia, riguarda il settore giovanile. Troppo spesso si parla di “vincere”, mentre parole come crescere, imparare e migliorare sembrano passare in secondo piano, anche nelle categorie più giovani. Nel percorso sportivo delle mie figlie ho visto assegnare ruoli in modo precoce, spesso sulla base di caratteristiche fisiche, senza un adeguato lavoro sui fondamentali tecnici e tattici. Il risultato è che ragazze ormai maggiorenni mostrano lacune evidenti proprio nelle basi del gioco.
La stagione in corso rappresenta, sotto questo punto di vista, un esempio emblematico. Non si tratta di risultati sportivi, ma di un’occasione persa: una stagione in cui le ragazze hanno imparato poco e si sono divertite ancora meno.
Durante la riunione di presentazione tenutasi a maggio 2025 erano stati illustrati programmi chiari: partecipazione al campionato Under 18 regionale e alla Serie D, con quattro allenamenti settimanali. A distanza di pochi mesi, tali programmi sono stati completamente disattesi.
Già a inizio stagione è emersa una gestione discutibile: la società ha dichiarato di aver commesso un errore nell’acquisizione e nella gestione dei diritti sportivi tra Serie C e Serie D, segno di una conoscenza approssimativa dei regolamenti. Nonostante ciò, si è deciso di affrontare un campionato ritenuto da tecnici e allenatori non adeguato al livello della squadra.
A poco più di un mese dall’inizio della stagione, l’allenatore ha comunicato alle ragazze la propria decisione di lasciare l’incarico per la mancata formalizzazione del contratto. La società non ha ritenuto opportuno fornire alcuna comunicazione né alle atlete né alle famiglie, nonostante si tratti di ragazze minorenni.
Da quel momento, la gestione è apparsa sempre più disorganizzata: numero di allenamenti variabile di settimana in settimana, orari modificati anche all’ultimo momento, sedute di durata incerta. In alcune occasioni, le ragazze hanno scoperto solo al momento della partita chi sarebbe stato l’allenatore in panchina.
L’episodio più recente ha ulteriormente aggravato la situazione: in una partita di Serie C, la squadra è stata affidata all’allenatore dell’Under 16, che ha schierato prevalentemente atlete della propria categoria. Una scelta che ha inevitabilmente inciso sul morale di chi, nonostante le difficoltà, si è sempre allenata con impegno e si è vista sottrarre anche l’opportunità di giocare nel proprio campionato.
A tutto questo si aggiunge una totale assenza di comunicazione: nessuna spiegazione, nessun confronto con le famiglie. L’unico messaggio ufficiale ricevuto dal presidente è stato un sollecito per il pagamento delle quote. A gennaio era stato richiesto un incontro, rimasto senza risposta.
Questa situazione solleva una questione più ampia: quale debba essere il ruolo di una società sportiva. I risultati della prima squadra possono avere il loro peso, ma non possono diventare l’unico obiettivo, soprattutto se ottenuti trascurando la crescita delle atlete più giovani e il rispetto delle famiglie.
Lo sport giovanile dovrebbe essere prima di tutto formazione, educazione e passione. Quando questi valori vengono meno, è giusto che la comunità ne sia consapevole.
Con questa lettera non si vuole alimentare polemiche, ma richiamare attenzione, responsabilità e un cambio di rotta, nell’interesse delle ragazze che ogni giorno scendono in campo con impegno e fiducia.
R.F.


