PROTESTA
Neuropsichiatria infantile a Ravenna: 6 medici per un’intera provincia. Parla una madre e insegnante
“Sei neuropsichiatri per un’intera provincia. Questo è il dato da cui parto: sei figure professionali per coprire Ravenna, Faenza e Lugo. Solo tre su Ravenna. Scrivo come madre di una bambina con disabilità, come insegnante di scuola dell’infanzia e come cittadina che non riesce più a restare in silenzio.
La carenza viene giustificata con il “blocco delle assunzioni”, ma le radici sono più profonde: nel post-Covid siamo rimasti, per un periodo, con un solo neuropsichiatra operativo per l’intero territorio. E oggi, nonostante i numeri siano leggermente migliorati, il servizio resta al collasso.
Per ottenere la firma del CIS (Certificato di Integrazione Scolastica) di mia figlia ho aspettato tre mesi. Tre mesi in cui il suo diritto all’istruzione è rimasto sospeso. Fuori territorio, mia figlia è seguita da un’équipe multidisciplinare che lavora in sinergia. A Ravenna, l’ultima diagnosi funzionale risale a due anni fa: nessuna convocazione, nessuna presenza ai GLO con la scuola.
Nella mia sezione alla scuola dell’infanzia ci sono due bambini in lista d’attesa da quasi un anno per una valutazione — quindi senza sostegno — e un terzo, già diagnosticato, che ha presentato il CIS a gennaio ma è rimasto scoperto perché il fondo era già stato assegnato agli altri casi a inizio anno scolastico. Viviamo un costante senso di frustrazione, divise tra il dovere educativo verso tutti e l’urgenza di proteggere i più fragili.
La scienza è chiara: la fascia 0-6 anni è il periodo di massima plasticità neuronale. Se un’insegnante segnala una fragilità, il sistema dovrebbe rispondere rapidamente. Invece, le attese bruciano gli anni più preziosi dello sviluppo.
La situazione è diventata grottesca: una madre, esasperata da oltre un anno di attesa per una prima visita pubblica, ha deciso di rivolgersi a un centro privato accreditato della città. Ottenuta la diagnosi in soli 15 giorni, si è sentita rispondere dall’AUSL che, nonostante la documentazione, il servizio non può intervenire: occorre comunque attendere i tempi biblici delle liste d’attesa pubbliche. Risultato? Suo figlio si affaccerà alla scuola primaria privo dell’adeguato sostegno. E non è un caso isolato: un altro bambino, seguito dall’AUSL da due anni, inizierà la primaria senza alcuna valutazione, perché la sua dottoressa è assente per maternità e non sostituita, e nessun altro medico l’ha visitato.
Chiedo risposte concrete.
Questi bambini sono i cittadini di domani. Alle istituzioni chiedo: è accettabile che il diritto alla salute e all’istruzione sia subordinato a calcoli di bilancio o a tempi burocratici che ignorano le diagnosi già effettuate nel privato? Chiedo un piano straordinario di assunzioni per la Neuropsichiatria Infantile del ravennate e l’istituzione di un tavolo permanente di coordinamento tra AUSL e scuole”.
Lettera firmata


