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Tre anni dopo l’alluvione che, a partire dal 2 maggio 2023, ha devastato la Romagna, il territorio fa ancora i conti con ferite tutt’altro che rimarginate. Se da un lato la macchina della ricostruzione ha iniziato a muoversi con maggiore continuità, dall’altro restano ritardi, criticità e interrogativi che tengono alta l’attenzione su risarcimenti, sicurezza e futuro sviluppo. L’anniversario diventa così un’occasione per fare il punto su quanto è stato fatto e su ciò che resta ancora da affrontare per rendere davvero più sicuro il territorio.

È in questo contesto che Legacoop Romagna ha organizzato una conferenza stampa nella sede di Ravenna, alla presenza del presidente Paolo Lucchi, del coordinatore territoriale Mirco Bagnari e della presidente della Provincia Valentina Palli. L’obiettivo è chiaro: mantenere viva l’attenzione su quei tragici eventi e sul percorso, ancora incompleto, della ricostruzione, senza dimenticare il valore della solidarietà che ha sostenuto comunità e imprese nei momenti più difficili.

Tra i temi centrali, lo stato dei risarcimenti e l’andamento della ricostruzione. Un elemento di forte preoccupazione è rappresentato dalla nuova variante al Piano di assetto idrogeologico (Pai Po), approvata il 18 dicembre 2025. Il provvedimento introduce vincoli restrittivi lungo i bacini dei fiumi romagnoli e individua aree destinate a tracimazioni controllate, con impatti significativi soprattutto sul comparto agricolo.

Sul fronte della governance, viene riconosciuto un cambio di passo: l’attuale struttura commissariale sta consentendo di procedere con maggiore efficacia rispetto alla gestione precedente guidata dal Generale Figliuolo, oggi conclusa. Tuttavia, permangono criticità rilevanti, in particolare legate alla piattaforma Sfinge. A tre anni dall’alluvione, infatti, solo il 10% delle oltre 8mila pratiche è stato presentato, un dato che riflette le incertezze procedurali che hanno caratterizzato la fase iniziale, quando si era appena all’1%.

Per quanto riguarda i ristori, le Cooperative Agricole Braccianti risultano tra i soggetti più colpiti, con danni stimati in circa 30 milioni di euro. Ad oggi sono stati erogati complessivamente 17 milioni, poco più della metà delle perdite.

Resta fondamentale anche il capitolo della solidarietà. L’intero movimento cooperativo ha mobilitato oltre sei milioni di euro, grazie al contributo di donatori e realtà associative. Tra gli interventi principali, il sostegno di Conad, con 1,5 milioni di euro destinati ai comuni di Cesena, Forlì, Faenza, Lugo e Cervia, e quello di ANCC-Coop Italia, che ha stanziato oltre un milione di euro per le Cooperative Agricole Braccianti. Ulteriori 570mila euro sono stati erogati a favore di 209 tra soci e dipendenti, le cui abitazioni hanno subito danni complessivi per 4,6 milioni di euro.

“La struttura commissariale attuale – dichiara il coordinatore dell’area di Ravenna di Legacoop Romagna, Mirco Bagnari – sta funzionando molto meglio di quella precedente guidata dal Generale Figliuolo. Con il cambio di passo della nuova struttura i tempi sembrano finalmente più consoni, ma per troppo tempo, poco o nulla è successo. A oggi siamo poco oltre metà del percorso; ci stiamo lavorando quotidianamente, ma la strada è ancora lunga”.

“Tre anni dopo la terribile catastrofe che ha colpito la nostra Regione – spiega il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi – vogliamo continuare a onorare l’impegno che ci siamo assunti e tenere il faro costantemente acceso su quanto accaduto e su quanto resta ancora da fare. Lo dobbiamo alle nostre cooperative, ai cittadini e ai tantissimi donatori che non smetteremo mai di ringraziare per la loro generosità. Per quanto riguarda il futuro, anche se siamo consapevoli della necessità di organizzare al meglio le aree di tracimazione controllata, intendiamo tenere alta l’attenzione su tutte le conseguenze del piano di assetto idrogeologico. I vincoli restrittivi lungo i bacini dei fiumi rischiano, infatti, di portare a una vera e propria “vetrificazione” del territorio, bloccando ogni possibilità di sviluppo e ripartenza dell’economia. Per questo motivo, ribadiamo la necessità di un confronto serrato. Siamo stati tra i primi a intervenire sul Pai Po e nel confronto con le cooperative romagnole abbiamo sin da subito espresso proposte chiare di connessione tra la necessità di tutelare il territorio, ma consentendone anche uno sviluppo equilibrato. Siamo gente abituata a spiegare come spende i soldi e a lavorare per il bene comune, ora serve una visione d’insieme che permetta alla Romagna di ripartire davvero, senza restare ingabbiata in norme che rischiano di paralizzarci più della stessa alluvione”.

“Anzitutto – dichiara la presidente della Provincia di Ravenna, Valentina Palli – mi preme ringraziare Legacoop Romagna per l’attenzione mai sopita al tema delle alluvioni che hanno colpito le nostre comunità e le nostre aziende: un impegno collaborativo e fattuale che è stato assunto tre anni or sono e al quale non si è mai venuti meno nell’ottica della più proficua ed efficiente collaborazione istituzionale. Molto è stato fatto e molto ancora è da fare. I Comuni e la Provincia di Ravenna in questo triennio hanno garantito miglior prova delle proprie capacità, con cantieri che – per quanto concerne la Provincia – speditamente hanno visto mettere in sicurezza in particolare le nostre colline, comparto presso il quale le migliaia di frane avevano causato milioni di danni importanti alla viabilità. Le ferite delle alluvioni sono ancora aperte e vive e sappiamo bene che i cittadini e le imprese hanno bisogno di risposte”.

“Il Pai Po è da questo punto di vista uno strumento tanto atteso, sul quale abbiamo espresso la necessità da un lato di procedere il più celermente possibile con gli interventi strutturali quali le casse d’espansione, dall’altro di poter chiarire meglio alcuni aspetti su cui riteniamo fondamentale un maggior confronto. Mi preme ricordare che ricorre quest’anno il bicentenario della nascita di Alfredo Baccarini, nato e morto a Russi, al quale si deve la legge del 1882 che iniziò l’immenso sforzo di bonifica del nostro territorio. Abbiamo nel nostro tessuto genetico la tenacia degli operai agricoli, gli scariolanti, che trasportarono le terre nelle zone paludose per trasformarle in terreni agricoli e ricchezza per le nostre comunità. Per ridisegnare gli equilibri del nostro territorio dobbiamo essere in grado di lavorare con lo stesso coraggio, con pari lungimiranza, con la medesima abnegazione. Questo percorso deve vedere tutti gli attori coinvolti lavorare in modo corale e senza sosta perchè la Romagna merita che la sfida partita nel 2023 possa essere vinta insieme».