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Materie prime, fine del Pnrr e carenza di manodopera: l’allarme delle coop di di Produzione Servizi romagnole

Aumenti improvvisi dei costi, incertezze legate allo scenario internazionale, fine imminente del Pnrr e difficoltà nel reperire personale qualificato. Sono i principali fattori di preoccupazione emersi dall’assemblea del settore Produzione e Servizi di Legacoop Romagna, che riunisce 142 cooperative attive in diversi comparti, dalle costruzioni alla logistica, dall’energia ai servizi, per un totale di quasi 22.000 soci, oltre 10.500 lavoratori e un valore della produzione che supera i 2,9 miliardi di euro.

A pesare in modo particolare è lo shock delle materie prime, con rincari che nei primi mesi del 2026 si attestano tra il 15 e il 20%. Emblematico il caso del bitume, aumentato del 50% in pochi giorni. Una dinamica che, secondo le cooperative, è aggravata dalla mancata revisione dei prezzi nei contratti, soprattutto quelli di lunga durata, con effetti diretti su imprese e lavoratori. “La mancata revisione dei prezzi è un’aberrazione”, è il giudizio emerso nel confronto, con la richiesta di interventi urgenti per adeguare le condizioni economiche.

A soffrire di più è l’autotrasporto: di fronte al rischio di blocco, il settore chiede di procedere celermente con il decreto attuativo sul credito d’imposta, misure di sostegno alla liquidità delle imprese e interventi a livello europeo.

L’andamento generale del 2026, nonostante l’incertezza internazionale, appare ancora positivo: servizi e costruzioni sono in crescita in Romagna anche nel primo trimestre, mentre si registrano segnali di rallentamento per la manifattura.

Da gennaio a marzo, però, le materie prime sono aumentate in media dal 15 al 20%, mentre il costo del lavoro nei tre anni precedenti è cresciuto del 7%. Aumenti che non vengono riconosciuti dalle stazioni appaltanti, soprattutto nei contratti di durata (servizi e forniture) e in relazione ai rinnovi dei contratti nazionali. La mancata revisione dei prezzi è considerata un’“aberrazione” che si scarica su lavoratori e imprese, e le cooperative chiedono di intervenire al più presto.

Un altro tema urgente riguarda la richiesta a Governo e Unione Europea di sostenere la transizione dopo la fine del Pnrr, che si concluderà a giugno. Il fattore tempo è ritenuto determinante: la conclusione della fase espansiva dei fondi europei, con oltre il 60% dei progetti già completati al 31 marzo 2026, impone di individuare nuovi strumenti per non interrompere il percorso di infrastrutturazione e digitalizzazione.

Particolare preoccupazione desta la carenza di figure professionali, un problema che riguarda una cooperativa su due e che nel settore delle costruzioni vede un tasso di difficoltà di reperimento prossimo al 50%. Servirebbero una politica migratoria lungimirante e non ideologica, investimenti strutturali sull’abitare e sui servizi, oltre a nuove sperimentazioni sulle forme di flessibilità del lavoro.

Insufficiente è considerata anche l’attenzione del Governo alle politiche industriali, come dimostrato dalla gestione dei fondi per Industria 5.0.

In alcuni ambiti, come l’impiantistica, emergono inoltre dinamiche di acquisizione di aziende da parte di operatori legati a fondi di investimento, che poi aggrediscono il mercato con modalità di dumping e concorrenza al ribasso. Allo stesso tempo, il mondo dei consorzi artigiani rivendica un profilo di maggiore riconoscibilità rispetto alle professionalità e alle competenze espresse.

Di fronte alla necessità della transizione energetica, il movimento cooperativo è al lavoro per affermare nuovi modelli, come le Comunità energetiche rinnovabili, che mettano al centro tecnologie distribuite, servizi innovativi e sviluppo dei territori, pur segnalando le difficoltà applicative delle normative europee in materia di sostenibilità.

I lavori sono stati aperti dal presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi, seguiti dagli interventi dei responsabili di settore Stefano Patrizi, Simona Benedetti, Emiliano Galanti e Armando Strinati.

Nel corso del dibattito sono intervenuti, tra gli altri, Massimiliano Mazzotti (Formula Servizi), Davide Ranalli (Coerbus), Michele Gardella (Idrotermica Coop), Monica Fantini (Conscoop), Marco Rontini (Arco Lavori) e Mirco Lacchini (Icel).

Le conclusioni sono state affidate ad Andrea Laguardia, vicepresidente vicario e direttore di Legacoop Produzione e Servizi nazionale. «Un’associazione nazionale si può definire tale solo se è radicata – ha detto – e questa è una specificità di Legacoop, che ha mantenuto una forte presenza nei territori. Questo si esprime nell’efficacia del lavoro quotidiano, come dimostra l’assemblea svolta in Romagna. Il dibattito sullo shock energetico ed economico sta mostrando la fragilità del nostro Paese, che, non avendo politiche industriali di medio-lungo periodo, continua a ragionare sull’emergenza. Nonostante ciò, le cooperative hanno proceduto al rinnovo dei contratti nazionali di lavoro, mostrando senso di responsabilità di fronte al mancato riconoscimento dell’aumento dei prezzi. A livello nazionale ci stiamo concentrando su modalità di lavoro unitarie con le altre associazioni: auspichiamo che il Governo metta in campo un impegno concreto per scongiurare il fermo dell’autotrasporto previsto per fine maggio».