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Ordine dei Geologi ER: Una riflessione a tre anni dall’alluvione
A quasi tre anni dai tragici eventi alluvionali del maggio 2023, che hanno duramente colpito la parte orientale della regione Emilia-Romagna e che ricordiamo come una grave ferita per le comunità insediate e il territorio, sono purtroppo sempre numerosi gli episodi calamitosi che, per effetto e intensità delle precipitazioni, causano estese criticità.
In concomitanza di quest’anniversario drammatico, l’Ordine dei Geologi dell’Emilia-Romagna ricorda l’impegno dei propri iscritti in quei giorni di emergenza, nell’affrontare gli effetti sul territorio di fenomeni franosi mai visti prima per diffusione o dimensioni, come pure di allagamenti così vasti da ricordare le cartografie topografiche storiche che rappresentavano il territorio bolognese, romagnolo e ferrarese secoli prima delle opere di bonifica.
In quest’occasione OGER invita ad una riflessione a valle degli interventi e della recente variante PAI Po nell’area del post-alluvione: i corsi d’acqua sono un naturale elemento di collegamento tra montagna, pianura e costa, sono i “costruttori” della pianura in quanto, oltre alla risorsa idrica, trasportano in alveo i sedimenti fino ai litorali. Di non secondaria importanza è anche il loro ruolo nella ricarica dei corpi idrici sotterranei di pianura, come pure delle falde nei depositi alluvionali delle valli montane. Gli interventi che interessano i corsi d’acqua vanno programmati e progettati in un’ottica complessiva di bacino idrografico, considerando adeguatamente le relazioni tra il fiume principale e gli affluenti ed in particolare la dinamica stessa del reticolo idrografico minore.
La disponibilità di dati territoriali aggiornati, in quanto rilevati successivamente agli eventi alluvionali (come pure quelli derivanti dai recenti studi specialistici svolti per la pianificazione del PAI Po), contribuisce alla differenziazione degli interventi sui corsi d’acqua, distinguendo tra i contesti completamente artificializzati di pianura e quelli in condizione di naturalità a monte.
Gli interventi che interessano i corsi d’acqua devono essere collegati tra loro in una sequenza sinergica efficiente. La funzione delle aree a tracimazione controllata, individuate in pianura dalla recente pianificazione di bacino in progetto, viene implementata solo se, a monte delle stesse e nel settore montano, vengono anche attuati interventi per rallentare i deflussi e contribuire alla laminazione delle portate, riducendo e dilazionando nel tempo l’onda di piena.
Rallentare e guadagnare spazio per le acque: queste funzioni, interconnesse e non frazionabili, si implementano con le opere di riqualificazione fluviale, vale a dire attraverso il miglioramento o il recupero delle funzioni naturali di tratti significativi dei corsi d’acqua. A ciò concorre anche la presenza di vegetazione, da gestire attraverso azioni mirate e selettive, uno dei fattori spesso all’origine di accese discussioni e in ogni caso tema da approfondire nella progettazione degli interventi su tutti i corsi d’acqua.
In generale, sul tema delle metodologie per la riqualificazione fluviale, esistono esempi di casi di studio localizzati in diverse regioni, basati su tecniche di ingegneria naturalistica e su opere, anche mutuate dai contesti alpini e ormai necessarie anche in quelli appenninici. Manufatti sono in grado di trattenere detriti (all’origine dei temuti fenomeni da debris-flow, le colate detritiche) e materiale legnoso nel perialveo, prevenendo l’occlusione di ponti e la rovina di altre infrastrutture a valle.
La professionalità del geologo ha pieno titolo di intervenire per approfondire queste tematiche a beneficio della sicurezza territoriale e delle comunità confrontandosi con i tecnici di altre discipline e a supporto degli Enti. Grazie alle competenze sulle analisi geomorfologiche, sedimentologiche ed idrogeologiche, il geologo contribuisce a fornire una visione di insieme sul tema fluviale, utile allo sviluppo di studi applicativi multidisciplinari e con il supporto delle altre professionalità coinvolte.
Presidente dell’Ordine dei Geologi dell’Emilia Romagna Fabrizio Giorgini


