A Ravenna la mostra che ti lascia senza parole: fino al 2 giugno “Iconic”, in piazza Kennedy
C’è tempo fino al prossimo 2 giugno per visitare “Iconic”, la mostra fotografica di World Press Photo allestita in piazza Kennedy a Ravenna.
In un luogo quotidiano ma originale – una piazza, per sua natura aperta al pubblico 24 ore su 24, di giorno come di notte – l’esposizione raccoglie una selezione delle foto più significative tra quelle vincitrici del prestigioso World Press Photo of The Year dal 1995 al 2022. Immagini potenti e iconiche che evidenziano questioni come la speranza e la resilienza dei manifestanti, la migrazione, la resistenza contro il razzismo, o il costo umano dei conflitti.
Una mostra che ha anche l’obiettivo di ricordare, cosa non scontata di questi giorni, l’importanza del fotogiornalismo di denuncia e che vuol essere una riflessione sul ruolo svolto dai media nella coesione sociale.
World Press Photo è un’organizzazione fondata nel 1955 ad Amsterdam, che ogni anno promuove il più grande e prestigioso concorso di fotogiornalismo internazionale. Oltre a premiare la foto vincitrice di ogni anno, il concorso determina altri vincitori per le categorie tra cui notizie generali, sport, vita quotidiana, natura, arte e spettacolo, personaggi.
“Iconic” è stata ufficialmente aperta al pubblico lo scorso 16 aprile, nell’ambito del “Festival delle culture”, in collaborazione con Cime Puglie e Servizio Turismo.
“In questa edizione del “Festival delle culture” – spiega l’assessore comunale alla Cultura Fabio Sbaraglia –, abbiamo deciso di raccontare il mondo per creare consapevolezza sulla realtà in cui viviamo e sulle comunità che vi abitano. Con orgoglio ospitiamo a Ravenna una straordinaria mostra della World Press Photo Foundation, per un omaggio al giornalismo d’autore che completa il percorso con la forza delle immagini. In linea con il principio secondo cui la libertà è uno dei valori fondanti della democrazia, la gente può liberamente attraversare la mostra in qualsiasi momento della giornata e soffermarsi ad ammirare le singole foto per tutto il tempo che si reputa necessario”.
“Si tratta di foto che fermano il tempo e che sembrano scattate ieri – afferma Vito Cramarossa, direttore Cime –. Le immagini in mostra si distinguono per la capacità di lasciarci qualcosa, per invitarci a riflettere su ciò che è accaduto o che sta accadendo, per farci capire chi siamo e dove stiamo andando. Sospendere il tempo a volte è necessario per meglio comprendere non solo le storie ma la Storia con la esse maiuscola”.
Quali sono le immagini più iconiche, quelle che ormai fanno parte dell’immaginario collettivo? Per esempio quella del fotografo statunitense Charlie Cole che ritrae un manifestante, successivamente chiamato ‘Tank Man’, durante le proteste in Piazza Tiananmen a Pechino il 5 giugno 1989. La sua foto, realizzata con un teleobiettivo dal balcone di un hotel e in seguito pubblicata su “Newsweek”, ha catturato il momento in cui un uomo solitario si è opposto pacificamente a una colonna di carri armati, ha vinto il premio World Press Photo of The Year 1990.
Oppure quella dello statunitense John Moore, vincitrice dello stesso premio nel 2019, che ritrae il pianto della piccola honduregna Yanela Sanchez, al confine tra Stati Uniti e Messico, dopo che la madre viene presa in custodia dalla polizia di frontiera statunitense nella cittadina di McAllen, in Texas. Sandra Sanchez e la figlia Yanela avevano viaggiato per un mese attraverso l’America Centrale e il Messico prima di arrivare negli Usa in cerca di asilo, per poi dover fronteggiare la ‘tolleranza zero’ al confine annunciata dal presidente Donald Trump.
E, ancora, la magnifica foto notturna realizzata dall’americano John Steinmeyer, vincitrice nel 2014, che ritrae alcuni migranti africani a Gibuti mentre cercando di agganciare le reti di telefonia somale alzando i cellulari al cielo, in una notte di luna piena.
O quella di Amber Bracken, vincitrice nel 2022, che mostra abiti rossi appesi a delle croci lungo una strada, per commemorare i bambini morti alla Kamloops Indian Residential School, un’istituzione creata per i piccoli indigeni.
Il percorso prosegue poi con altre storiche fotografie che raccontano eventi simbolo, per lo più drammatici e di grande rilevanza sociale, che hanno attraversato i decenni, pubblicate sulle più importanti testate internazionali.
Oltre alle foto non mancano poi pannelli di approfondimento, come quello che richiama l’attenzione sulla libertà di stampa nel mondo (l’Italia figura al 49esimo posto, secondo Reporter Senza Frontiere) o sui numerosi giornalisti che hanno perso la vita in luoghi complessi (ben 1.700, di cui 192 negli ultimi due anni, il numero più alto mai registrato).


