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Lazzari (Europa Verde Ravenna): “Ravenna guardi al futuro e non resti ancorata all’economia fossile”

Diciamolo con chiarezza, quando Giannantonio Mingozzi ci risponde dicendo che l’economia fossile è stata esempio di sviluppo, ha ragione da vendere. Enrico Mattei e lo sviluppo degli anni d’oro dell’economia fossile sono stati un grande modello di crescita economica per tutto l’occidente. Sono stati appunto, coniugato al passato. Oggi rischiano di lasciarci solo enormi danni da riparare.

Cosa resta di quell’economia in Italia?

Un Piano Mattei fatto in sostanza con una partita di giro dei fondi di coesione (soldi tolti al sociale, allo sviluppo del sud e alla sanità) per chiudere contratti di acquisto di gas dall’Algeria che ci hanno reso dipendenti al 60% da uno stato africano che di certo non può lasciarci dormire sogni tranquilli.

Un’erosione costiera e prezzi energetici che peggiorano di pari passo ogni anno che passa. Un clima e un’ingressione marina che sta pian piano impoverendo la nostra agricoltura.

Un rigassificatore sulla cui utilità….beh basta andare in spiaggia quando tira un po’ di vento…e ci era stato venduto come la soluzione definitiva ai rincari delle bollette.

Oppure vogliamo parlare della nostra dipendenza cronica dall’economia fossile che ha portato l’Europa a definire l’Italia l’anello più fragile dell’unione, risultato di politiche energetiche che vanno in controtendenza rispetto tutti gli stati più importanti del vecchio continente?

Rispondo giocando simpaticamente a “specchio riflesso” con Mingozzi invitandolo, come dice lui, a non cedere alle facili illusioni.

Davvero siamo così ideologizzati da pensare che i miseri 60-80 Miliardi di metri cubi di gas che si nascondono nel sottosuolo italiano (in buona parte nemmeno tecnicamente o economicamente estraibili) possano rappresentare un’alternativa alla crisi che stiamo vivendo? Una quantità che finiremmo in meno 10 mesi se la utilizzassimo davvero tutta.

Facciamo due calcoli. L’Italia ogni anno importava 5 miliardi di metri cubi di gas dal Qatar. Nei piani più rosei e teorici di questo governo potremmo, forse, nel lungo periodo e con importanti investimenti arrivare a estrarre dall’Adriatico al massimo 4 miliardi di metri cubi per anno. Ma siamo, appunto, alla teorie e alle più rosee aspettative di un governo che, quando si parla di previsioni….insomma lascia un po’ a desiderare. Questi i dati ufficiali che nessuno cita mai.

Ora veniamo alla realtà di tutti i giorni, quella di chi deve fare i conti con l’ultima settimana del mese.

Le famiglie e le imprese italiane hanno bisogno oggi di far fronte alla crisi energetica. Non tra ipotetici 5-10 anni. I posti di lavoro si perdono oggi, non tra 5-10 anni. Le soluzioni vanno trovate oggi non tra 10 anni.

Ma le polemiche non servano a nulla e dobbiamo dare atto a Mingozzi di aver colto la nostra provocazione.

Siccome ci pare di capire che il mondo dell’economia fossile abbia una discreta idiosincrasia al confronto con noi verdi, proponiamo a Mingozzi di organizzare insieme un tavolo di co-progettazione aperto e pubblico.

Invitiamo le aziende dell’economia fossile ed ENI. Proviamo a progettare, a partire dalla chiusura di Angela Angelina, un vero piano di sviluppo territoriale e la creazione di un nuovo modello economico che renda questa città e le sue imprese un punto di riferimento per l’economia del futuro.

Ma non prendiamoci in giro e non prendiamo in giro i ravennati sul significato di presente e futuro.

A Santa Marta la Francia si è dotata una roadmap per il blocco totale delle estrazioni di fonti fossili in 14 anni. Vuol dire che la Francia è già oggi in pieno lavoro di riprogettazione della propria economia. La riconversione alle rinnovabili lì è già in atto.

Il 100% della nuova potenza energetica mondiale è stata soddisfatta, nel 2025, dalle fonti rinnovabili.
Stati con economie e dimensioni confrontabili all’Italia come la Florida, il Texas, la Spagna, l’Inghilterra, la Cina o la Germania sono oggi in gran parte a trazione rinnovabile o lo saranno in pochissimi anni.

L’Africa, che potrebbe essere un nostro sbocco economico incredibilmente interessante, sta saltando dal carbone alle rinnovabili. Oggi. Le imprese ravennati dell’Oil&Gas potrebbero facilmente riconvertirsi e cogliere le opportunità di questo mercato.

Incaponirsi ossessivamente sulla gloria che fu e sul passato non ha senso. Cerchiamo insieme le strade migliori. Progettiamo oggi e con coraggio il futuro della nostra città. Ma facciamolo su dati reali e oggettivi. Leggiamo ciò che sta accadendo oltre il nostro naso. Non lasciamoci prendere dalla facile illusione che domattina ci sveglieremo e vivremo per sempre felici e contenti in un mondo pieno di gas a basso prezzo e cherubini svolazzanti.

Antonio Lazzari, co-portavoce Europa Verde di Ravenna