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OIPA parte civile nel processo sugli abbattimenti contestati all’allevamento Fenati
Foto d'archivio

A quasi tre anni dai fatti, continua davanti al tribunale il procedimento sull’abbattimento di circa mille animali nell’allevamento dell’azienda agricola Fenati di Lavezzola, disposto nel 2022 durante l’emergenza legata all’influenza aviaria. Al centro del processo non ci sono soltanto le modalità con cui sarebbero state eseguite le soppressioni, ritenute particolarmente cruente, ma anche la presunta uccisione di animali non contagiati e quindi, secondo l’accusa, non destinati necessariamente all’abbattimento.

L’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) è stata ammessa come parte civile nel procedimento a carico di più imputati, tra cui anche due veterinarie dell’AUSL della Romagna, l’amministratore e diversi operai della ditta incaricata di eseguire gli abbattimenti.

Secondo quanto ricostruito, le operazioni si sarebbero svolte senza un adeguato controllo, con modalità inaccettabili: gli operatori avrebbero catturato più animali contemporaneamente con un retino, costringendoli a posture innaturali e dolorose, schiacciandoli gli uni sugli altri mentre tentavano di fuggire. Inoltre, le gabbie sarebbero state posizionate in modo inadeguato, riducendo ulteriormente lo spazio vitale per gli animali. La fase finale della soppressione si sarebbe svolta con l’immissione di gas asfissiante dall’alto anziché dal basso, come raccomandato dalle linee guida, causando un’agonia prolungata agli uccelli, che sarebbero rimasti coscienti più a lungo del necessario.

“Come OIPA, chiediamo giustizia per questi animali, uccisi con modalità brutali e senza alcuna necessità” -dichiara un portavoce dell’OIPA- “Negli anni ci siamo scontrati molte volte con le modalità di contenimento di focolai di malattie zoonotiche negli allevamenti, che rappresentano crudeli abbattimenti di massa. In questo caso, oltre mille animali hanno perso la vita in modo inaccettabile, senza alcun tipo di tutela da parte di chi avrebbe dovuto garantirla per legge e per etica”.