Coordinamento Popolare: Perchè l’Agenzia delle Dogane non fa sapere dati su eventuali armi passate per il Porto di Ravenna?
Il 13 maggio presso il Tar di Bologna ci sarà la prima udienza del ricorso presentato dalla giornalista Linda Maggiori, assistita dall’avvocato Andrea Maestri, contro le Dogane di Ravenna.
A gennaio infatti la giornalista aveva presentato all’Agenzia delle Dogane Romagna 1, sede di Ravenna, un’istanza di accesso civico generalizzato, ai sensi del FOIA (Freedom of Information Act), diritto di ogni cittadino, per sapere i dati aggregati relativi al traffico di armi nel porto di Ravenna, divisi per mesi, per l’anno 2025. Non parliamo solo di esplosivi, che più facilmente vengono avvistati dai portuali, grazie ai simboli di pericolo, ma anche di forgiati, componenti di armi, pezzi di droni che passano inosservati. La Dogana ha negato l’ostensione di questi dati con questa motivazione: “la loro diffusione potrebbe arrecare un pregiudizio concreto alla sicurezza nazionale, alla sicurezza pubblica e alle relazioni internazionali dello Stato”.
Ora ci chiediamo a chi arreca danno sapere quante armi passano nel porto di Ravenna?
A quali relazioni, forse alle relazioni con lo stato di Israele, con gli Emirati Arabi Uniti?
Le Dogane si appellano perfino alla legge 185/90 per opporre il segreto sul traffico di armi dal porto, specificamente all’art 12, che però, come sottolinea l’avvocato Andrea Maestri “non contiene alcun riferimento a specifici regimi di riservatezza e segretezza”.
Tramite fonti, sappiamo che dal porto di Ravenna sono passati anche dopo il 18 settembre 2025 (data del “gran rifiuto” del sindaco) materiali diretti a Elbit System, azienda militare israeliana che fornisce l’esercito genocida. Anche nel recenti dossier dei Giovani Palestinesi si sottolinea il ruolo del porto di Ravenna come snodo logistico di armi, dual use, e merci verso colonie illegali israeliani. Continuare ad opporre il segreto non fa altro che confermare la pesante e perseverante complicità del porto ravennate nel traffico verso Israele.
Un porto che, come affermato nella conferenza stampa di lancio del festival internazionale Deportibus, riveste un ruolo particolare nei corridoi Ten-T, (che per i piani della “military mobility” europea servono al veloce trasporto di armi e truppe) ed è incluso nel corridoio Imec (India-Middle East-Europe Economic Corridor), che è la nuova via preferenziale dall’Europa verso Israele, Paesi arabi e India.
Vista la segretezza con cui le Dogane custodiscono i dati sul traffico di armi, ci chiediamo come faccia il sindaco Barattoni ad essere così sicuro che dal porto non passano armi. Alla conferenza stampa del 4 maggio scorso, rispondendo alla domanda della giornalista Linda Maggiori, ha detto con assoluta certezza che da settembre 2025 dal porto di Ravenna non passano più esplosivi. Non ha fatto alcun accenno a tutte le altre armi, dual use, precursori di esplosivi, come se non fossero ugualmente letali e come se non fossero di suo interesse.
Inoltre ha sottolineato che le informazioni sul traffico di armi le riceve dai portuali. Ci sembra alquanto strano che un sindaco, per rassicurare se stesso e la cittadinanza, si basi solo sulle informazioni di alcuni lavoratori, che non hanno come mansione quella controllare i container né vigilare sul traffico di armi.
Perché il sindaco non chiede informazioni precise alla Dogana? Lui come Primo Cittadino, ha il diritto di fare accesso generalizzato agli atti come ogni cittadino, perché non dimostra che ci tiene davvero a sapere cosa passa dal porto? Vediamo se la Dogana negherà l’accesso agli atti anche al sindaco.
Annunciamo fin da subito che durante il festival Deportibus (21-23 maggio) organizzeremo presidi e eventi alternativi.
Coordinamento Popolare



